ROBERT McCAMMON.
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TENEBRE.
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Titolo originale: Swan Song. 1987.
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Parte 5.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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DIECI: semi.
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La mano rivelatrice / Cigno e il gigante / Un augurio onesto / Il principe selvaggio / Combattere il fuoco col fuoco.
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59.
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In sogno, Swan correva in un campo di corpi umani che si muovevano
come steli di grano sotto il vento; alle sue spalle, il mostro con l'occhio
scarlatto la cercava e intanto con la falce mozzava teste, braccia e gambe.
Ma Swan aveva la testa troppo pesante, si sentiva risucchiare i piedi dal
fango giallastro, non riusciva a correre abbastanza velocemente. Il mostro
si avvicinava, la falce sibilava nell'aria, con un rumore simile a un gemito
acuto, e lei all'improvviso cadeva sopra il cadavere di un bambino e vede-
va le manine livide, una artigliata al terreno, l'altra stretta a pugno.
Si svegli e si ritrov sul pavimento della baracca di Glory Bowen. Die-
tro la grata della stufa, le braci mandavano ancora un po' di luce e un bri-
ciolo di calore. Swan si alz lentamente a sedere e si appoggi alla parete,
con il pensiero fisso alle mani del bambino. Accanto a lei, Jpsh, rannic-
chiato per terra, respirava pesantemente nel sonno. Pi vicino alla stufa,
Rusty si era assopito sotto una leggera coperta, la testa sul guanciale di ri-
tagli cuciti insieme. Glory aveva fatto un buon lavoro a ripulire e suturare
le ferite, ma aveva detto che i prossimi giorni sarebbero stati duri per lui.
Gentilmente aveva permesso loro di passare la notte nella baracca e aveva
spartito l'acqua e un po' di stufato. Aaron aveva fatto a Swan decine di
domande, finch Glory non gli aveva detto di smettere di tormentarla. Ma
Swan non era infastidita: il bambino aveva una mente curiosa, dote rara
che meritava di essere incoraggiata.
Glory aveva raccontato che, quando erano cadute le bombe, si trovava a
Wynne, nell'Arkansas, dove suo marito era pastore battista. Le radiazioni
di Little Rock avevano ucciso un mucchio di persone di Wynne; Glory,
suo marito e il figlioletto di qualche mese, si erano uniti a una carovana di
gente in cerca di un luogo sicuro dove stabilirsi. Ma non esistevano luoghi
sicuri. Quattro anni pi tardi, si erano stabiliti a Mary's Rest, che a quel
tempo era una fiorente comunit sorta attorno al laghetto. Non c'erano pa-
store n chiesa, a Mary's Rest; e il marito di Glory aveva iniziato a costrui-
re con le sue mani una casa di culto.
Ma poi era scoppiata l'epidemia di tifo. La gente moriva a decine, gli a-
nimali selvatici uscivano di nascosto dai boschi per divorare i cadaveri.
Esaurite le scorte di cibo in scatola, la gente aveva cominciato a mangiare i
topi, a bollire corteccia, radici, cuoio, per fare "minestra". Una notte la
chiesa aveva preso fuoco e il marito di Glory era morto nel tentativo di
spegnere l'incendio. I resti anneriti erano ancora in piedi, ma nessuno ave-
va le forze n la voglia di ricostruirla. Glory e suo figlio erano riusciti a
mantenersi in vita perch la donna era una brava sarta e la gente pagava
con cibo, caff e cose del genere i suoi lavori di rammendo. Tutta qui, la
storia della sua vita, aveva detto Glory: cos era diventata vecchia a soli
trentacinque anni.
Swan ascolt il rumore del vento vagante. Portava forse pi vicino la ri-
sposta alla sciarada dello specchio magico? O la soffiava lontano?
A un tratto, mentre il vento si calmava per riprendere fiato, Swan ud
l'abbaiare insistente d'un cane.
Il cuore le balz in petto. I latrati si allontanarono, svanirono... poi ripre-
sero con forza maggiore, da un punto assai vicino. Swan li avrebbe ricono-
sciuti dovunque.
Allung la mano per svegliare Josh e dirgli che Killer aveva trovato la
strada, ma il gigante sbuff e borbott nel sonno. Swan allora lo lasci in
pace, si alz con l'aiuto della bacchetta da rabdomante e and alla porta.
Il latrato si affievol, mentre il vento cambiava direzione. Ma Swan ne
cap il significato: Presto, vieni! Voglio mostrarti una cosa!
Indoss il cappotto, l'abbotton fino al collo e usc dalla baracca.
Non vide il terrier. E nemmeno Mulo, al quale Josh aveva tolto la briglia
perch avesse la possibilit di difendersi. Il cavallo si era allontanato in
cerca di riparo.
Il vento riport i latrati. Da dove provenivano? Da sinistra, pens Swan.
No, da destra! Scese i gradini. Non c'era segno di Killer. Anche i latrati e-
rano scomparsi. Ma lei era sicura che provenivano da destra, forse da quel
vicolo laggi, lo stesso che Aaron aveva imboccato per accompagnarla al
laghetto.
Esit. Faceva freddo, fuori; ed era buio, a parte il riflesso d'un fuoco,
qualche vicolo pi in l. Aveva o non aveva udito Killer abbaiare? Adesso
si udiva solo il vento sibilare nei vicoli.
Le tornarono in mente le mani irrigidite del bambino. Che cosa, in quelle
mani, la ossessionava tanto?
Non seppe esattamente quando prese la decisione, n quando mosse il
primo passo. Ma a un certo punto era entrata nel vicolo e camminava verso
il campo.
Aveva la vista confusa, un dolore pungente all'occhio buono. Non ci vi-
de pi, ma non si lasci prendere dal panico; aspett che la crisi passasse,
augurandosi che non fosse proprio quello il momento in cui la vista se ne
sarebbe andata per sempre. La vista torn e Swan riprese il cammino.
Una volta cadde sopra un cadavere e ud un animale ringhiare nelle vici-
nanze, ma termin il percorso. E si trov al limitare del campo, de-
bolmente rischiarato dal riflesso del fal lontano. Vi entr, con le narici
piene del lezzo dello stagno venefico e la speranza di ricordare la strada.
L'abbaiare torn, lontano, sulla sinistra. Swan cambi direzione per se-
guirlo e grid: Killer! Dove sei? Ma il vento port via la voce.
In alcuni punti l neve era alta una quindicina di centimetri, ma in altri il
vento l'aveva soffiata via mettendo allo scoperto la nuda terra. L'abbaiare
diminu e svan, torn da una direzione un po' diversa. Swan cambi per-
corso, ma non riusc a vedere il terrier.
I latrati cessarono.
Swan si ferm.
Dove sei? grid. Il vento le diede una spinta, quasi la gett a terra.
Swan guard indietro, verso Mary's Rest: scorgeva il fal e alcune finestre
illuminate. Le parve d'essersi allontanata parecchio. Ma mosse un altro
passo in direzione del laghetto.
Crybaby tocc qualcosa per terra proprio davanti a lei; Swan vide il ca-
davere del bambino.
Il vento cambi. Il latrato le giunse di nuovo... solo un sussurro, ora, da
distanza ignota, sempre pi fievole; l'attimo prima che svanisse del tutto,
Swan prov la bizzarra impressione che non appartenesse pi a un cane
vecchio e stanco: conteneva una nota di freschezza, di forza, il desiderio di
percorrere nuove strade.
L'abbaiare svan. Swan rimase sola con il cadavere del bambino.
Si chin a guardare le mani. Una artigliava la terra, l'altra era stretta a
pugno. Che cosa c'era di tanto familiare, in questo?
E allora cap: era il modo in cui lei stessa, da bambina, piantava i semi.
Una mano scavava il buco, l'altra...
Swan afferr il piccolo pugno scarno e cerc di aprirlo. Le dita resi-
stettero, ma lei continu pazientemente: le sembrava di aprire i petali di un
fiore. La mano a poco a poco rivel quel che stringeva nel palmo.
Sei avvizziti chicchi di granturco.
Una mano che scava il buco, pens Swan, e l'altra che tiene i semi.
Semi.
Il bambino non era morto mentre cercava radici. Era morto nel tentativo
di piantare semi rinsecchiti.
Swan tenne sul palmo i chicchi. Contenevano ancora la vita, o erano sol-
tanto gelidi pezzetti di nulla?
Una volta qui c'era un grande campo di granturco, aveva detto Aaron;
ma  morto tutto.
Swan pens al melo sbocciato a nuova vita. Pens ai verdi germogli
spuntati nell'impronta del suo corpo. Pens ai fiori che aveva fatto crescere
nella terra secca e polverosa, tanto tempo prima.
Una volta qui c'era un grande campo di granturco.
Swan guard di nuovo il cadavere. Il bambino era morto in una posi-
zione bizzarra. Perch era disteso bocconi sul terreno gelato, invece di ran-
nicchiarsi per conservare l'ultimo briciolo di tepore? Swan lo prese con de-
licatezza per la spalla e cerc di rivoltarlo; ud lo scricchiolio degli stracci
staccati dal terreno, ma il cadavere in s era leggero come un guscio.
Sotto il corpo c'era un sacchetto di pelle.
Con mani tremanti Swan lo raccolse, lo apr, v'infil due dita... ma gi
sapeva che cosa avrebbe trovato.
Altri chicchi vizzi di granturco. Il bambino li aveva protetti con il calore
del proprio corpo. Lei avrebbe fatto la stessa cosa: lei e il bambino aveva-
no avuto molto in comune.
I semi erano l: toccava a lei terminare il lavoro iniziato dal bambino.
Gratt via la neve e infil le dita nel terriccio, duro e argilloso, pieno di
ghiaccio e di ciottoli taglienti. Swan raschi una manciata di terra e la im-
past di calore; poi vi mise un chicco, raccolse in bocca un po' di saliva e
la sput nella manciata di terra. Forno una pallina e continu a impastare
finch non sent il formicolio percorrerle la spina dorsale, muoversi lungo
il braccio, nelle dita. Allora restitu la terra al suolo, la premette dove l'a-
veva tolta.
Piant cos il primo seme, senza chiedersi se sarebbe germogliato in
quella terra tormentata.
Prese Crybaby, strisci qualche passo pi in l, raccolse una manciata di
terriccio. Il ghiaccio e le pietre taglienti le ferirono le dita, ma lei non si
accorse del dolore: era concentrata nel lavoro. Il formicolio diventava pi
intenso, cominciava a fluire come corrente elettrica nei cavi ronzanti.
Swan strisci pi avanti e piant un terzo seme. Il freddo le mordeva la
carne, le irrigidiva le ossa, ma lei continu, gratt una manciata di terriccio
ogni due o tre passi, piant un seme alla volta. In alcuni punti la terra era
congelata e dura come granito; allora lei strisci altrove, scopr che il ter-
reno protetto dalla neve era meno duro. Anche cos, ben presto ebbe le
mani martoriate. Gocce del sangue che le colava dai tagli si mescolarono ai
semi e al terriccio, mentre Swan continuava a lavorare, lentamente, meto-
dicamente, senza interrompersi.
Non piant semi nelle vicinanze del laghetto, si volt invece verso Mar-
y's Rest per piantarne un'altra fila. Nei boschi lontani un animale gemette:
un grido acuto, stridulo, disperato. Swan si concentr sul lavoro, le mani
insanguinate frugarono nella neve per trovare terriccio cedevole. Alla fine
il freddo la blocc, la costrinse a fermarsi e a rannicchiarsi. Il ghiaccio le
chiudeva le narici, l'occhio ancora buono quasi congel. Swan rimase di-
stesa a tremare di freddo; pens che si sarebbe sentita pi forte se avesse
dormito un poco. Solo un breve riposo. Solo alcuni minuti, poi avrebbe ri-
preso il lavoro.
Qualcosa le tocc il fianco. Swan era confusa e debole; non se la sent di
sollevare la testa a guardare che cos'era. Fu spinta di nuovo, con forza
maggiore, questa volta.
Swan rotol di lato, pieg la testa per guardare in su.
Un alito caldo le colp il viso. Mulo era fermo su di lei, immobile, come
scolpito in pietra pezzata di grigio. Swan si distese di nuovo, ma con il
muso Mulo le urt la spalla. Emise un brontolio profondo e il fiato gli usc
dalle froge come vapore da un bricco.
Non la lasciava dormire. E il fiato tiepido del cavallo ricord a Swan
quanto freddo facesse e quanto fosse stata vicina a morire. Se fosse rimasta
ancora l, sarebbe congelata. Doveva muoversi, ripristinare la circolazione.
Mulo la spinse pi forte e Swan si alz a sedere. Va bene, va bene
disse. Alz verso il muso del cavallo la mano impiastrata di sangue e di
terriccio e Mulo lecc la carne torturata.
Swan riprese a piantare semi, mentre Mulo la seguiva qualche passo pi
indietro, rizzando a scatti le orecchie e agitandole alle grida sempre pi vi-
cine di bestie feroci.
Il freddo aument. Swan si costrinse a continuare, anche se tutto era di-
ventato nebuloso e vago, come se procedesse sott'acqua. Di tanto in tanto il
fiato di Mulo la scaldava. Poi cominci a sentire movimenti furtivi nel
buio, sempre pi vicini. Ud il ringhio strdulo di un animale poco distante.
Mulo rispose con un basso brontolio d'avvertimento. Swan continu a ti-
rarsi avanti, a grattare la neve per raccogliere manciate di terriccio e rimet-
terle nel suolo, con un seme al centro. Ogni movimento delle dita era una
sofferenza e l'odore del sangue attirava le belve dai boschi.
Ma doveva terminare il lavoro. Nel sacchetto rimaneva ancora una qua-
rantina di chicci e Swan era decisa a piantarli. Il formicolio nelle ossa s'in-
tensific ora in modo quasi doloroso; e mentre lavorava nel buio, credette
di vedere di tanto in tanto una minuscola scintilla di luce scaturire dalle di-
ta insanguinate. Sent un debole odore di bruciato, come di presa elettrica
surriscaldata. Il viso, sotto la crosta d'escrescenze simile a una maschera, le
ribolliva dolorosamente; quando la vista le svaniva, lei lavorava per qual-
che minuto completamente cieca, finch la vista non tornava. Si spinse a-
vanti... tre o quattro passi e un seme alla volta.
Da sinistra, pericolosamente vicino provenne il ringhio di una belva, for-
se una linee rossa. Swan si tese, aspettando l'attacco. Ud il nitrito di Mulo
e il rimbombo sordo dei suoi zoccoli, mentre il cavallo la sorpassava al ga-
loppo. La linee emise un ringhio stridulo, cui seguirono rumori di lotta nel-
la neve. Un attimo dopo, l'alito caldo di Mulo torn a scaldarle il viso. U-
n'altra belva mand un ringhio di sfida, da destra, questa volta; Mulo si gi-
r di scatto da quella parte, mentre la linee balzava. Swan ud un gemito
acuto di dolore, il grugnito di Mulo sotto l'urto; poi i colpi degli zoccoli sul
terreno... una volta, due volte, e ancora. Il cavallo torn al suo fianco e lei
piant un altro seme.
Non seppe per quanto tempo gli attacchi continuarono. Si concentr sol-
tanto sul lavoro e presto arriv agli ultimi cinque semi.
Al primo barlume di luce nel cielo, nella stanza pi grande della baracca
di Glory Bowen, Josh si alz e cap subito che Swan era uscita. Chiam la
donna e il bambino; insieme perlustrarono i vicoli di Mary's Rest. Fu Aa-
ron a correre nel campo per dare un'occhiata; torn gridando a Josh e alla
mamma di venire in fretta.
Videro una figura distesa al suolo, rannicchiata sul fianco. Stretto a lei
c'era Mulo, che alz la testa e nitr debolmente, quando Josh corse verso di
loro. Josh quasi calpest la carcassa maciullata di una linee rossa con una
zampa supplementare che spuntava dal fianco; l vicino giaceva un'altra
creatura che forse era stata una linee, talmente massacrata da essere irrico-
noscibile.
I fianchi e le zampe di Mulo erano pieni di graffi profondi. Intorno a
Swan c'erano le carcasse di altre tre belve calpestate a morte.
Swan! grid Josh. Si gett in ginocchio al suo fianco. Swan non si
mosse. Lui sollev fra le braccia il corpo fragile. Sveglia, bambina! dis-
se, scuotendola. Su, sveglia! L'aria era gelida e pungente, ma Josh senti-
va il calore emanato da Mulo. Scosse Swan con pi forza. Swan! Sve-
glia!
Oh, signore Iddio mormor Glory, appena dietro Josh. Guarda le
mani.
Josh trasal. Erano gonfie, coperte di sangue secco e di terriccio, le dita
scorticate e piegate come artigli. Nel palmo della destra c'era un sacchetto
di pelle; nell'altro, un unico chicco avvizzito di granturco, sporco di terra e
di sangue. Oh, Dio... Swan...
Mamma,  morta? disse Aaron; ma Glory non rispose. Aaron avanz
d'un passo. Non  morta, signore! Dalle un pizzicotto e svegliala!
Josh le tocc il polso. C'era un debole battito, ma non era gran cosa. Dal-
l'occhio gli cadde una lacrima che fin sul viso di Swan.
La ragazza ansim, lentamente emise un gemito, trem tutta.
Swan? Mi senti?
Una voce, attutita e lontana, le parlava: a Swan parve di riconoscerla. Le
mani le dolevano... le dolevano da morire. Josh?
Appena un sussurro, ma Josh si sent balzare il cuore in petto. S, bam-
bina, sono Josh. Stai calma, adesso, ti portiamo al caldo. Si alz con la
ragazza in braccio e si gir verso il cavallo ferito, esausto. Trover anche
a te un posto caldo. Vieni, Mulo. Il cavallo si alz a fatica e gli and die-
tro.
Aaron vide nella neve la bacchetta da rabdomante di Swan e la recuper.
Punzecchi incuriosito una linee morta, con una seconda testa che spunta-
va dal ventre; poi corse dietro a Josh e alla mamma.
Pi avanti, Swan cerc di aprire l'occhio. La palpebra era incollata. Un
liquido viscoso colava dall'angolo e l'occhio le bruciava cos forte da co-
stringerla a mordersi le labbra per non gridare. L'altro occhio, da tempo
chiuso, le pulsava nell'orbita. Swan alz la mano a toccarsi il viso, ma le
dita non risposero.
Josh la ud borbottare. Siamo quasi arrivati, bambina. Ancora qualche
minuto. Resisti, ora. Swan parl di nuovo e stavolta Josh cap, con un
sussulto d'orrore.
L'occhio disse Swan. Cerc di parlare con calma, ma la voce le trem.
Josh... sono cieca.
60
Distesa sul giaciglio di rami secchi, Sister si accorse di un movimento al
suo fianco. Si svegli di colpo e strinse la mano sul polso di qualcuno.
Era Robin Oakes, inginocchiato, con i lunghi capelli castani pieni di
piume e di ossicini, e con gli occhi pieni di luce. I colori del cerchio di ve-
tro pulsavano sul viso dai tratti squadrati. Robin aveva aperto la borsa e ti-
rava fuori il cerchio di vetro. Lui e Sister per un attimo si guardarono negli
occhi. Sister disse: No. Pos l'altra mano sul cerchio di vetro e il giova-
ne lo lasci.
Uff, quante storie disse; seccamente. Non te l'ho rovinato.
Grazie a Dio. Chi t'ha detto che potevi frugare nella mia borsa?
Non frugavo, guardavo. Tutto qui.
Le ossa di Sister scricchiolarono, mentre la donna si alzava a sedere. La
fosca luce del giorno penetrava nella caverna. La maggior parte dei piccoli
banditi dormiva ancora, ma due bambini spellavano un paio di carcasse
d'animaletti - conigli? scoiattoli? - e un terzo preparava il fuoco per la
colazione. In fondo alla caverna, Hugh dormiva accanto al suo paziente e
anche Paul era addormentato sopra un giaciglio.  importante per me
disse Sister a Robin. Non sai quanto. Lascialo stare, va bene?
Vaffanculo disse lui e si alz. Volevo solo rimettere a posto questa
robaccia magica e raccontarti di Cigno e del gigante. Ma lasciamo perdere,
scema. Si allontan per andare a controllare Bucky.
Occorsero alcuni secondi perch Sister capisse le parole di Robin. Ci-
gno. Cigno e il gigante.
A quei banditi non aveva parlato dei suoi viaggi nel sogno. Non aveva
detto niente della parola "cigno" e dell'impronta della mano impressa a
fuoco nel tronco d'un albero in fiore. Come faceva Robin Oakes a saperlo?
A meno che anche lui non avesse camminato nel sogno...
Un momento! esclam. La voce echeggi nella grotta come rintocco
di campana. Paul e Hugh si svegliarono di soprassalto. Quasi tutti i bambi-
ni, subito svegli, allungarono la mano verso le armi. Robin si blocc
Sister si avvicin al giovane, reggendo il cerchio di vetro. Cos'hai visto,
qui dentro?
Robin diede un'occhiata ai bambini, poi fiss Sister e scroll le spalle.
Hai visto qualcosa, vero? Il cuore le batteva. I colori del cerchio pul-
sarono altrettanto rapidamente. Hai visto! Hai camminato nel sogno, ve-
ro?
Camminato dove?
Cigno disse Sister. Hai visto questa parola, incisa sull'albero, vero?
L'albero coperto di fiori. E hai visto l'impronta della mano, impressa a fuo-
co nel legno. Alz il cerchio di vetro, lo tenne davanti agli occhi. Hai vi-
sto, vero?
Ah-ha. Robin scosse la testa. Niente del genere.
Sister impietr, perch capiva che lui diceva la verit. Per favore, dim-
mi cos'hai visto.
Ho... ho tolto il cerchio dalla borsa un'ora fa, quando mi sono sve-
gliato disse lui, in tono basso, rispettoso. Volevo solo provare a tenerlo
in mano. Solo guardarlo. Non avevo mai visto niente di simile; e dopo quel
che  successo a Bucky... sapevo che era speciale. Esit, rimase in silen-
zio per alcuni secondi, quasi ipnotizzato. Non so cos', per... ti fa deside-
rare di tenerlo in mano e guardare nel suo interno, dove brillano tutte quel-
le luci colorate. L'ho preso dalla borsa e sono andato a sedermi l. Indic
il suo giaciglio, sull'altro lato della caverna. Non volevo tenerlo tanto,
ma... i colori hanno iniziato a cambiare. A comporre una scena... sembra
un discorso pazzesco, vero?
Continua.
Paul e Hugh ascoltavano; anche i bambini erano attenti.
Ho continuato a guardare l'immagine che si formava. Sembravano i
mosaici sulle pareti della cappella, nell'orfanotrofio: se li fissavi per un po-
co, avresti giurato che diventavano vivi e si muovevano. L'immagine era
proprio cos... ma all'improvviso non fu pi un'immagine. Era reale e io mi
trovavo in un campo coperto di neve. Il vento soffiava, tutto era un po' an-
nebbiato... ma faceva davvero freddo, maledizione! Ho visto una figura di-
stesa per terra; sulle prime ho pensato a un fagotto di stracci, ma poi ho
capito che era una persona. E accanto a lei c'era un cavallo, anch'esso di-
steso sulla neve. Rivolse una timida occhiata ai bambini che l'ascoltava-
no, poi riport lo sguardo su Sister. Misterioso, eh?
Cos'altro hai visto?
Il gigante  venuto nel campo. Portava una maschera nera e mi  passa-
to a meno di due metri. Mi ha spaventato: volevo scostarmi, ma lui ha tira-
to dritto. Giuro che vedevo le impronte sulla neve. E l'ho udito dire: "Ci-
gno". L'ho udito come odo adesso la mia stessa voce. Il gigante sembrava
spaventato. Si  inginocchiato accanto alla persona stesa a terra e sembrava
che cercasse di svegliarla.
Svegliarla? Vuoi dire che era una donna?
Una ragazza. Credo che la chiamasse per nome: Cigno.
Una ragazza, pens Sister. Una ragazza di nome Cigno... ecco verso chi
la guidava, il cerchio di vetro! Prov un senso di vertigine. Per un momen-
to fu costretta a chiudere gli occhi per mantenere l'equilibrio; quando li
riapr, i colori del cerchio di vetro pulsavano all'impazzata.
Paul si era alzato. Aveva smesso di credere nei poteri del cerchio, prima
che Hugh salvasse il bambino; ma ora quasi tremava d'eccitazione. Ormai
non importava che non riuscisse a scorgere niente: forse era cieco a quelle
cose, o non si concentrava abbastanza. Forse si era rifiutato di credere, op-
pure la sua mente era legata a una lunghezza d'onda fatta solo d'amarezza.
Ma se il ragazzo aveva visto immagini nel vetro, se aveva provato la sen-
sazione di "camminare nel sogno", come diceva Sister... allora forse cerca-
vano davvero qualcuno che si trovava chiss dove. E poi? domand a
Robin. Hai visto altro?
Mentre stavo per scostarmi dal gigante con la maschera nera, ho visto
qualcosa per terra, quasi di fronte a me. Un animale maciullato e sangui-
nante. Non so che animale era, ma qualcuno l'aveva conciato davvero per
le feste.
L'uomo con la maschera domand ansiosamente Sister. Hai visto da
dove veniva?
No. La scena era un poco offuscata. Fumosa, pareva. Sentivo un forte
odore di fumo; e nell'aria c'era un altro odore... un puzzo nauseante. Forse
c'era anche un altro paio di persone, ma non ne sono sicuro. La scena co-
minci svanire e a spezzettarsi. Non mi piaceva il puzzo nauseante e vole-
vo tornare qui. E mi sono ritrovato l seduto, con il cerchio fra le mani.
Tutto qui.
Cigno mormor Sister. Guard Paul, che era rimasto a occhi spa-
lancati per lo stupore. Cerchiamo una ragazza di nome Cigno.
Ma dove la troviamo? Cristo, un campo pu essere da qualsiasi parte...
a un chilometro o a cento chilometri!
Hai visto altro? domand Sister al giovane. Un segno di riferimento,
un fienile, una casa. Qualsiasi cosa.
Solo un campo. Coperto di neve in alcuni punti, brullo in altri. Cos re-
ale che ho sentito il freddo. Cos reale da far venire la pelle d'oca... sar per
questo che mi sono fatto sorprendere a rimettere a posto il cerchio. Volevo
raccontarlo a qualcuno, credo.
Come facciamo a trovare un campo, senza punti di riferimento? do-
mand Paul. Impossibile!
Ah... scusate.
Guardarono tutti Hugh, che si alzava aiutandosi con la stampella. Sono
davvero nel buio, per quanto riguarda questa discussione disse, appena fu
in equilibrio. Ma, da quanto ho capito, siete convinti che quello visto nel
vetro sia un luogo che esiste realmente. Io sono l'ultima persona al mondo
che possa capire simili cose... ma direi che per cercare quel luogo in parti-
colare vi conviene partire da Mary's Rest.
Perch da l? domand Paul.
Perch a Moberly ho avuto occasione d'incontrare viandanti rispose
Hugh. Proprio come ho incontrato te e Sister. Presumevo che i viandanti
provassero una certa compassione per un mendicante senza una gamba...
purtroppo in genere mi sbagliavo. Ma ricordo un uomo che era appena
passato da Mary's Rest; fu lui a dirmi che il laghetto era asciutto. E ricor-
do... ha detto che l'aria di Mary's Rest aveva un odore contaminato. Si ri-
volse a Robin. Hai detto che hai sentito un puzzo "nauseante"... e anche
odore di fumo. Giusto?
S. C'era fumo, nell'aria.
Hugh annu. Fumo. Camini. Fuochi per gente che cerca di scaldarsi.
Secondo me, il campo che cercate, ammesso che esista, potrebbe trovarsi
nei dintorni di Mary's Rest.
Quanto dista da qui Mary's Rest? domand Sister a Robin.
Dieci, dodici chilometri, penso. Forse di pi. Non ci sono mai stato, ma
abbiamo derubato parecchia gente che ci andava o veniva da l. Un po' di
tempo fa, comunque. Ormai sono in pochi a viaggiare da queste parti.
Nella jeep non c' benzina sufficiente a coprire la distanza ricord
Paul a Sister. Non faremmo nemmeno un paio di chilometri.
Non parlavo di strada si corresse Robin. Intendevo nell'entroterra. Si
trova a sudovest da qui, al di l dei boschi, e il percorso  duro. Circa un
anno fa, sei di noi esplorarono una pista che porta laggi. Tornarono solo
in due e dissero che a Mary's Rest non c' niente che valga la pena rubare.
Quelli deruberebbero noi, se potessero.
Allora andremo a piedi dichiar Sister. Raccolse la borsa e vi ripose il
cerchio di vetro. Le mani le tremavano.
Robin brontol. Sister, non voglio offenderti, ma sei pazza. Dieci chi-
lometri a piedi non sono una passeggiata. Sai, forse vi abbiamo salvato la
vita, bloccando la jeep. A quest'ora eravate morti congelati.
Dobbiamo andare a Mary's Rest... almeno, io devo andarci. Paul e
Hugh facciano come vogliono. Ho fatto ben pi di dieci chilometri per ar-
rivare fin qui. Un po' di freddo non mi fermer proprio ora.
Non  soltanto la distanza o il freddo.  quel che c' nei boschi.
Cosa? domand Hugh, a disagio, avanzando d'un passo.
Interessanti esemplari di belve feroci. Creature che sembrano nate nello
zoo di uno scienziato pazzo. Creature affamate. Per caso hai voglia di ca-
dere nelle loro grinfie, nei boschi di notte?
Devo andare a Mary's Rest disse Sister, in tono fermo; l'espressione
decisa della donna rivel a Robin che ormai la decisione era presa. Mi
serve solo un po' di cibo, abiti caldi e il mio fucile. Me la caver be-
nissimo.
Sister, non farai un chilometro senza perderti... o farti sbranare.
Lei guard Paul Thorson. Paul? Tu vieni?
Paul esit, diede uno sguardo alla fosca luce che entrava nella caverna e
poi ai bambini che accendevano il fuoco sfregando due bastoncini. Diavo-
lo, pens, io non ci sono mai riuscito, da boyscout; ma forse non  troppo
tardi per imparare! Per avevano gi fatto tutta quella strada e forse erano
vicinissimi a trovare la risposta. Guard le prime scintille, i ramoscelli che
prendevano fuoco; ma aveva gi deciso. Vengo con te.
Hugh?
Voglio venire con te disse lui. Voglio davvero. Ma ho un paziente.
Rivolse un'occhiata al bambino addormentato. Voglio sapere chi e che
cosa troverete a Mary's Rest... ma credo che qui ci sia bisogno di me, Si-
ster. Da moltissimo tempo non mi sentivo utile. Capisci?
S. Tanto, aveva gi deciso di convincere Hugh a non venire: con una
gamba sola, non avrebbe mai potuto fare tutta quella strada, sarebbe stato
d'impaccio e basta. Capisco. Guard Robin. Ce ne andremo appena a-
vremo raccolto la nostra roba. Mi occorre il fucile e le cartucce... se per te
va bene.
Ti occorre ben altro, per farcela.
Allora sono sicura che restituirai anche a Paul pistola e cartucce. E ac-
cetteremo volentieri cibo e vestiti che ti crescono.
Robin rise, ma il suo sguardo rimase duro. I briganti siamo noi, Sister!
Allora rendici soltanto quel che ci hai rubato. Cos siamo pari.
Nessuno t'ha mai detto che sei pazza?
S. Teppisti pi duri di te.
Un debole sorriso si allarg piano piano sul viso di Robin; il suo sguardo
si ammorbidi. Va bene, vi restituisco la vostra roba. Ne avrete bisogno
pi di noi. Esit, pensieroso, poi and al suo giaciglio e si chin a frugare
in un cartone pieno di lattine, coltelli, orologi, lacci da scarpe e altro. Tor-
n da Sister. Tieni le disse, mettendole in mano un oggetto. Ti servir
anche questa.
Era una piccola bussola di metallo che sembrava i giocattoli omaggio
delle confezioni di CrackerJack.
Funziona aggiunse. Almeno, funzionava, quando l'ho tolta a un mor-
to, un paio di settimane fa.
Grazie. Spero che a me porti pi fortuna che a lui.
Gi. Be'... puoi prendere anche questo, se vuoi. Si sbotton il collo del
cappotto. Sulla pelle pallida portava un piccolo crocifisso ossidato, appeso
a una catenina d'argento. Se lo stava per togliere, ma Sister gli tocc la
mano per impedirglielo.
Ne ho gi uno. Si tolse la sciarpa di lana per mostrare la cicatrice a
forma di crocifisso, ricordo di un cinema della Quarantaduesima, molti an-
ni prima.
Gi disse Robin. Vedo.
Restituirono a Paul e a Sister i cappotti, i maglioni e i guanti, oltre alle
armi, ai proiettili per la Magnum e alle cartucce per il fucile a pompa. Mi-
sero in una sacca da viaggio una scatola di fagioli cotti e un po' di carne
secca di scoiattolo, un coltello multiuso e un berretto di lana arancione.
Robin diede a ciascuno dei due un orologio da polso; dopo avere frugato in
un'altra scatola, aggiunse tre fiammiferi da cucina.
Paul aspir dal serbatoio della jeep le ultime gocce di carburante, che
bagnarono appena il fondo di un contenitore di plastica. Ma il recipiente fu
chiuso per bene con del nastro adesivo e messo nella sacca: la benzina sa-
rebbe servita a innescare il fuoco.
All'esterno c'era il massimo di luce. Il cielo tetro non permetteva di sta-
bilire la posizione del sole. L'orologio di Sister segnava le dieci e ventidue;
quello di Paul, le tre e tredici.
Era tempo di partire.
Sei pronto? disse Sister a Paul.
Per un attimo lui guard con rimpianto il fuoco. S rispose.
Buona fortuna! augur loro Hugh, zoppicando fino all'imboccatura
della caverna. Sister mosse la mano guantata in un gesto di saluto; si alz
il colletto attorno alla sciarpa, controll la bussola. Paul la segu nei bo-
schi.
61
Eccola l. Glory indic la sagoma di una stalla di assi grigie, mezzo
nascosta in un folto d'alberi. Dalle macerie di altri due edifici sporgevano i
resti di un camino di mattoni rossi. Aaron l'ha scoperta un po' di tempo
fa spieg, mentre Josh la seguiva, con Mulo alle calcagna. Non ci vive
nessuno. Indic un sentiero assai battuto che passava davanti alle macerie
e s'inoltrava nella foresta. Il Pozzo non  lontano.
Da quanto Josh aveva capito, il Pozzo era il cimitero della comunit: una
fossa dove, nel corso degli anni, erano state gettate centinaia di cadaveri.
Jackson soleva dire una preghiera per i morti disse Glory. Ora che lui
non c' pi, li gettano dentro e non ci pensano. Gli diede un'occhiata.
Swan ha rischiato la stessa fine, ieri notte. Cosa pensava di fare, l fuo-
ri?
Non so. Swan era sprofondata nell'incoscienza, quando l'avevano ri-
portata nella baracca. Josh e Glory le avevano ripulito le mani, le avevano
fasciate con strisce di stoffa, avevano sentito il calore della febbre che la
bruciava. Avevano lasciato Aaron e Rusty a tenerla d'occhio, mentre Josh
manteneva la promessa di trovare un ricovero a Mulo; ma lui era quasi
pazzo di preoccupazione; senza medicine, senza cibo vero, perfino senza
acqua potabile, che speranze aveva? Swan era in un tale stato d'esaurimen-
to, che la febbre rischiava di ucciderla.
Josh strinse i pugni. Proteggi la bambina, pens. Certo, si disse: hai fatto
davvero un buon lavoro, no?
Non sapeva perch fosse uscita di nascosto dalla baracca, la notte prima;
ma era chiaro che si era messa a scavare la terra indurita. Grazie a Dio,
Mulo aveva avuto il buon senso di capire che era in pericolo, altrimenti
oggi avrebbero portato il corpo di Swan...
No. Si rifiut anche di pensarlo. Swan si sarebbe ripresa. Ne era certo.
Passarono davanti ai resti arrugginiti di un'automobile, priva di portiere,
ruote, motore e cofano. Glory spalanc la porta della stalla. L'interno era
buio e gelido, ma almeno il vento non entrava. C'erano due box con un po'
di paglia per terra e un mastello in cui Josh poteva sciogliere un po' di neve
per dissetare Mulo. Dalle pareti pendevano corde e finimenti, ma non c'e-
rano finestre da cui un animale potesse introdursi. Sembrava un posto ab-
bastanza sicuro e un buon rifugio per il cavallo.
Josh vide un mucchio di robaccia dall'altra parte della stalla. Trov alcu-
ne sedie rotte, un portalampade senza lampadina n filo elettrico, una pic-
cola falciatrice e un rotolo di filo spinato. Una coperta blu rosicchiata dai
topi copriva altri rifiuti; Josh la sollev per vedere che cosa nascondeva.
Glory disse piano. Vieni a vedere.
La donna gli si avvicin; Josh pass le dita sopra lo schermo incrinato di
un televisore. Non ne vedo da un pezzo disse, pensieroso. Mi sa che
l'indice d'ascolto  molto basso, ultimamente, eh? Premette il pulsante
d'accensione e gir la manopola per la selezione dei canali: il pomello gli
rimase in mano.
Non vale una cicca disse Glory. Come tutto il resto.
Il televisore era appoggiato sopra una specie di banco munito di rulli;
Josh prese l'apparecchio, lo gir, tolse il cartone pressato e mise allo sco-
perto il tubo catodico e l'intrico di fili. Si sent stupido come un uomo delle
caverne, l a scrutare nella scatola magica che un tempo era stata un lusso
- no, una necessit - comune a milioni di case americane. Senza corren-
te, era inutile come un sasso... anzi, meno, perch un sasso lo si poteva u-
sare per uccidere i roditori da mettere in pentola.
Josh mise da parte il televisore, insieme con l'altra robaccia. Per terra
trov una scatola piena di oggetti che sembravano vecchi candelieri di le-
gno. Un'altra conteneva bottiglie polverose. Alcuni pezzetti di carta si
sparpagliarono per terra. Josh ne raccolse uno. Si trattava di un volantino
stampato in rosso, le cui lettere sbiadite proclamavano: "Asta d'antiquaria-
to! Mercato delle pulci di Jefferson City! Sabato 5 giugno! Venite presto,
restate a lungo!" Josh apr le dita e lasci che il volantino ricadesse a terra
e si posasse con un lieve sospiro fra gli altri pezzi delle novit di ieri.
Josh? Cos' quest'affare?
Glory toccava il banco con i rulli. Trov una piccola manovella e la gir;
ci fu un rumore di catena su ingranaggi arrugginiti. I rulli ruotarono dolo-
rosamente come vecchi che si girassero nel sonno. La manovella mise in
funzione alcuni cuscinetti di gomma che scesero a premere leggerrnente
sui rulli e tornarono nella posizione originaria. Un piccolo vassoio metalli-
co era attaccato all'altra estremit del banco; Josh raccolse alcuni volantini
del mercato delle pulci e li mise nel vassoio. Continua a girare la mano-
vella disse; insieme guardarono i rulli e i cuscinetti prendere un foglio al-
la volta, infilarlo in una fessura nel ventre della macchina e farlo cadere in
un secondo vassoio all'estremit opposta. Josh trov un pannello mobile, lo
scost e vide una serie di altri rulli, vassoi di caratteri metallici, una serie
di spugne ormai secche che un tempo erano cuscinetti d'inchiostro.
Una macchina da stampa disse. Che te ne pare? Sar vecchia come il
cucco, ma sembra in buone condizioni. Sfior la quercia a grana fitta del-
la stampatrice.  il lavoro amorevole di un appassionato. Peccato lasciar-
lo qui a marcire.
Per marcire un posto vale l'altro. Glory borbott qualcosa. Ma  una
combinazione curiosa!
Ossia?
Prima di morire, Jackson voleva iniziare un giornale... una specie di
notiziario locale. Diceva che avrebbe dato a tutti l'impressione d'essere
davvero una comunit. Sai, la gente si sarebbe interessata anche degli altri,
invece d'isolarsi. E non sapeva nemmeno che qui c'era una macchina del
genere. Certo, era solo un sogno. Pass la mano sulla tavola di quercia,
accanto a quella di Josh. Ha fatto un mucchio di sogni che sono morti.
Sfior la mano di Josh e subito si ritrasse.
Segu un attimo di silenzio e d'imbarazzo. Josh sentiva ancora il calore
della mano di lei contro la propria. Doveva essere un gran brav'uomo
disse.
Lo era. Cuore generoso e schiena robusta; e nessuna paura di sporcarsi
le mani. Prima d'incontrare Jackson, facevo una brutta vita. Frequentavo
brutta gente, bevevo troppo. Ho tirato avanti da sola da quando avevo tre-
dici anni. Sorrise appena. Le ragazzine crescono in fretta. Be', non credo
che Jackson abbia avuto paura di sporcarsi le mani con me, perch a que-
st'ora sarei morta, se non m'avesse cambiata. E tu? Hai moglie?
S. Ex moglie, cio. E due figli.
Glory gir la manovella, guard i rulli muoversi. Cosa gli  successo?
Erano nell'Alabama del sud. Quando caddero le bombe, voglio dire.
Inspir a fondo, lasci uscire il fiato lentamente. Gi a Mobile. C' una
base navale, a Mobile. Sommergibili nucleari, navi d'ogni tipo. C'era una
base navale, almeno. Guard Mulo mangiucchiare un po' di paglia. For-
se sono ancora vivi. Forse no. Penso... penso di fare male, ma... ma mi au-
guro sempre che siano morti il 17 luglio. Che siano morti mentre guarda-
vano la televisione, o mangiavano il gelato, o se ne stavano stesi al sole
sulla spiaggia. Incroci lo sguardo di Glory. Mi auguro solo che siano
morti in fretta. Faccio male?
No.  un augurio onesto rispose Glory. E questa volta la sua mano
tocc quella di lui e non si ritrasse. L'altra sal a sfiorare gentilmente la
maschera da sci. Che faccia hai, sotto questa roba?
Una volta ero brutto. Ora sono ripugnante.
Glory tocc la pelle dura e grigia che gli chiudeva l'occhio destro. Ti fa
male?
A volte brucia. A volte prude da far impazzire. E a volte... La voce
mor.
A volte cosa?
Josh esit, sul punto di dire una cosa che non aveva mai detto n a
Swan, n a Rusty. A volte continu piano mi sembra che... che il viso
si trasformi, che le ossa si spostino. E fa un male del diavolo.
Forse guarisce.
Josh riusc a trovare un debole sorriso. Proprio quel di cui ho bisogno:
un raggio di ottimismo. Grazie, ma penso che non ci sia alcun rischio di
guarire. Le escrescenze sono dure quasi come il cemento.
Swan ha le peggiori che abbia mai visto. Sembra che non riesca nep-
pure a respirare. E ora, con la febbre alta... Si blocc, perch Josh si era
diretto alla porta. Tu e lei avete passato un mucchio di guai insieme, ve-
ro? domand Glory.
Josh si ferm. S. Se muore, non so cosa... Si trattenne, chin la testa,
torn ad alzarla. Swan non morir dichiar. Non morir. Su,  meglio
tornare.
Josh? Aspetta.
Eh?
Glory gir la manovella della macchina da stampa, pass le dita sulla lu-
cida quercia. Hai ragione, su quest'affare.  un peccato che resti qui a
marcire.
Come hai detto tu, un posto vale l'altro.
La mia baracca sarebbe un posto migliore.
La tua baracca? Cosa vuoi fartene, di questa macchina? Non serve a
niente!
Al momento, s. Ma forse verr buona. Jackson aveva ragione: farebbe
meraviglie, per Mary's Rest, una sorta di giornale... non del tipo che la
gente buttava nella spazzatura ogni pomeriggio, ma forse solo un foglio di
carta per dire chi  nato e chi  morto, chi ha vestiti in pi e chi ne ha biso-
gno. Oggi, persone che vivono di qua e di l del vicolo sono perfetti estra-
nei; ma un foglio di carta cos potrebbe unire il villaggio.
A me pare che a Mary's Rest la gente sia pi interessata a trovare il ci-
bo per il giorno dopo.
S. Per il momento. Ma Jackson era intelligente, Josh. Se avesse saputo
che questa macchina era qui in un mucchio di robaccia, l'avrebbe portata a
casa in spalla. Non dico di sapere come si scrive e tutto il resto... diavolo,
ho gi difficolt a parlare giusto... ma questa macchina potrebbe essere il
primo passo per rendere Mary's Rest di nuovo una citt.
Cosa userai come carta? E l'inchiostro?
Ecco la carta. Glory raccolse una manciata di volantini d'asta. E ho
gi fatto tinture usando terra e vecchio lucido per scarpe. Riuscir a trovare
un sistema per fare l'inchiostro.
Josh stava per ribattere, ma intu che in Glory era sopravvenuto un cam-
biamento: negli occhi della donna c'era uno scintillio d'entusiasmo che la
ringiovaniva di cinque anni. Ha raccolto la sfida, pens Josh; cercher di
fare in modo che il sogno di Jackson si avveri.
Aiutami disse Glory. Per favore.
La donna aveva preso la decisione. D'accordo disse Josh. Prendila
dall'altra parte. Peser parecchio.
Due mosche si alzarono da sopra la macchina da stampa e girarono in-
torno alla testa di Josh. Una terza rimase immobile sul televisore, una
quarta ronz lentamente appena sotto il tetto della stalla.
La stampatrice era meno pesante di quanto non sembrasse: portarla fuori
della stalla fu relativamente semplice. La posarono all'esterno e Josh rien-
tr a badare a Mulo.
Il cavallo nitr, nervoso, girando nel box. Josh gli accarezz il muso per
calmarlo, come aveva visto fare da Swan. Riemp il mastello di neve e mi-
se addosso al cavallo la coperta azzurra, per tenerlo caldo. Una mosca si
pos sulla mano di Josh, con un tocco pungente come quello di una vespa.
Maledetta! disse Josh e con l'altra mano la schiacci. Rimase solo un
grumo verde grigio che si torceva e pungeva ancora. Josh si pul sui calzo-
ni.
Qui sarai a posto disse al cavallo innervosito, accarezzandogli il collo.
Verr a darti un'occhiata pi tardi, va bene? Mentre chiudeva a catenac-
cio la porta della stalla, si augur di non sbagliare, a lasciare Mulo l da so-
lo. Ma almeno quel posto l'avrebbe protetto dal freddo e dalle linci rosse.
Ma con le mosche avrebbe dovuto cavarsela da solo.
Glory e Josh insieme trasportarono la macchina da stampa gi per la
strada
62
Sotto il cielo sempre pi buio, due figure avanzavano faticosamente nel-
la foresta di pini morti, dove il vento aveva scolpito i cumuli di neve in
barriere alte un metro e mezzo.
Sister controllava spesso la bussola, puntata verso sudest. Paul seguiva a
qualche passo; portava a tracolla la sacca da viaggio e teneva d'occhio i
movimenti furtivi, ai fianchi e alle spalle; animali selvaggi li seguivano,
gi da quando avevano lasciato la caverna. Paul li aveva scorti solo di
sfuggita, non sapeva quanti fossero n di quale razza, ma ne sentiva l'odore
di selvatico. Nella destra guantata stringeva la .357 e teneva il pollice sulla
sicura.
Sister calcol che rimaneva meno di un'ora di luce. Camminavano da
quasi cinque ore, secondo l'orologio datole da Robin; non sapeva quanti
chilometri avessero percorso, ma l'avanzata era penosa e si sentiva le gam-
be rigide come pezzi di legno. La fatica di procedere fra rocce e cumuli di
neve la faceva sudare e lo scricchiolio del ghiaccio nei vestiti le ricordava
quello dei fiocchi di riso nella scodella del latte. Alla sua bambina piace-
vano i fiocchi di riso: Senti come parlano, mamma!
Sister scacci i fantasmi del passato. Lei e Paul non avevano visto segni
di vita, a parte le creature che s'aggiravano intorno e li tenevano d'occhio,
affamate, nel crepuscolo sempre pi scuro. Sceso il buio, le belve si sareb-
bero fatte pi ardite...
Un passo, si disse. Un passo, e quello seguente ti porta dove volevi an-
dare. Continuava a ripeterlo fra s, mentre le gambe la portavano con il
movimento affaticato di una macchina. Teneva stretta la borsa sotto il
braccio sinistro, irrigidito in quella posizione; ma sentiva ancora il contor-
no del cerchio di vetro, attraverso il cuoio, e ne traeva forza, come da un
secondo cuore.
Cigno, pens. Chi sei? Da dove vieni? E perch sono stata guidata da te?
Se davvero era una ragazza di nome Cigno quella da cui il sentiero di so-
gno l'aveva condotta, Sister non aveva idea di che cosa le avrebbe detto.
Salve, non mi conosci, ma ho attraversato mezz'America per trovarti. E mi
auguro davvero che ne valga la pena, perch, perdio, voglio proprio di-
stendermi a riposare!
E se invece a Mary's Rest non ci fosse stata nessuna ragazza di nome
Cigno? Se Robin si fosse sbagliato? Se la ragazza fosse solo passata da
Mary's Rest, se a quest'ora fosse gi andata via?
Sobbalz nell'udire un ringhio improvviso. Si gir da quella parte: il rin-
ghio si mut nel verso lamentoso e stridulo d'un animale e poi in una risata
rauca simile a quella delle iene. Sister credette di scorgere nel buio un paio
di occhi avidi che mandarono un orribile scintillio prima di ritirarsi fra le
piante.
Non ci resta molta luce disse Paul. Troviamo un posto dove ac-
camparci.
Sister lasci vagare lo sguardo verso sudest. C'era solo una distesa tortu-
rata di pini morti, di rocce, di cumuli di neve. Sembrava una giornata di
gelo nell'inferno. Dovunque fosse Mary's Rest, per quel giorno non ci sa-
rebbero arrivati. Cominciarono a cercare un rifugio.
Il meglio che trovarono era una stretta nicchia in un avvallamento di ter-
reno, circondata da rocce scabre. Spinsero via la neve per mettere a nudo la
terra e formarono tutt'intorno una sorta di barriera di neve alta un metro;
poi raccolsero rami secchi per il fuoco, mentre nei boschi risuonavano le
grida stridule delle belve che iniziavano a radunarsi come signori al tavolo
di banchetto.
Formarono una piccola catasta di rami circondata di sassi. Paul vers
qualche goccia di benzina sulla legna. Il primo fiammifero strofinato sulla
pietra si accese, sfrigol e si spense. Cos ne avevano solo due. L'oscurit
scendeva rapidamente.
Riproviamo disse Paul. Strofin il secondo fiammifero, tenendo pron-
ta l'altra mano per proteggere la fiammella.
Il fiammifero si accese e immediatamente cominci a spegnersi. Paul
accost subito la debole fiammella a un rametto, inginocchiato come un
selvaggio in preghiera davanti all'altare dello spirito del fuoco.
Prendi fuoco, piccolo bastardo mormor a denti stretti. Su, prendi
fuoco!
La fiammella era solo una piccola scintilla che danzava nel buio.
Poi ci fu una sorta di sbuffo, quando le poche gocce di benzina presero
fuoco. La fiamma si arricci lungo il rametto, come lingua di gatto. Il fuo-
co crepit, scoppiett, cominci a crescere. Paul aggiunse benzina.
Uno schizzo di fiamma si lev, salt di rametto in rametto. Nel giro di
un minuto i due avevano calore e luce. Tesero le mani intirizzite verso il
tepore.
Domattina arriveremo disse Paul, mentre si dividevano la carne secca
di scoiattolo, che aveva il gusto del cuoio bollito. Scommetto che manca
solo un paio di chilometri.
Pu darsi. Con il coltello multiuso, Sister apr la scatola di fagioli e
con le dita ne prese un po'. Erano unti, sapevano di metallo, ma sem-
bravano buoni. Pass la scatola a Paul. Mi auguro solo che questa bussola
da bambini funzioni. Altrimenti rischiamo di girare in tondo.
Paul ci aveva gi pensato. Scroll le spalle e si riemp la bocca di fagioli.
Se la bussola funzionava male, forse avevano gi mancato Mary's Rest.
Ancora non abbiamo fatto dieci chilometri disse; ma nemmeno di questo
era sicuro. Domattina vedremo.
Giusto. Domattina.
Sister fece il primo turno di guardia, mentre Paul dormiva accanto al
fuoco; appoggi la schiena contro un masso e tenne la Magnum in una
mano e il fucile a pompa nell'altra.
Sotto il duro scudo della Maschera di Giobbe, il viso di Sister s'incresp
di dolore. Zigomi e mascelle pulsarono. Di solito il dolore lancinante pas-
sava dopo qualche minuto, ma stavolta s'intensific a un punto tale che Si-
ster fu costretta a chinare la testa e a soffocare un gemito. Di nuovo, per la
sesta o settima volta nelle ultime settimane, sent scosse acute e crocchianti
scorrere in profondit sotto la Maschera di Giobbe, attraverso le ossa del
viso. Poteva solo stringere i denti e resistere finch il dolore non passava; e
quando alla fine la sofferenza si calm, la lasci a tremare nonostante il
fuoco.
Quella era stata la crisi peggiore, pens; la sofferenza aumentava. Solle-
v la testa, si pass le dita sulla Maschera di Giobbe. La superficie bitorzo-
luta era fredda come ghiaccio sulle pendici di un vulcano addormentato;
ma sotto di essa, la carne sembrava calda ed escoriata. La pelle del cranio
prudeva da impazzire. Sister infil la mano sotto il cappuccio della giacca
a vento per toccare la massa di escrescenze che le racchiudeva il cranio e
segu la linea fino alla nuca. Aveva una voglia folle di conficcare le dita
sotto la crosta e grattarsi fino a sanguinare.
Anche se mi caccio sulla testa una parrucca, pens, sembro ancora una
laureata all'universit dei mostri! Per qualche secondo rimase in bilico fra
il pianto e il riso, e fu quest'ultimo a vincere.
Paul si alz a sedere.  gi il mio turno di guardia?
No. Mancano ancora un paio d'ore.
Lui torn a sdraiarsi e s'addorment quasi all'istante.
Sister continu a esplorare la Maschera di Giobbe. Mi sembra d'avere la
pelle in fiamme, sotto la crosta... se mi resta ancora pelle, pens. A volte,
quando il dolore s'inaspriva e la carne sembrava ribollire, era quasi sicura
che le ossa si muovessero come le fondamenta d'una casa malferma. A-
vrebbe giurato che il viso cambiava forma.
Fu distratta da un fugace movimento alla sua destra, che le riport l'at-
tenzione sulla faccenda della sopravvivenza. In lontananza, una creatura
emise un ringhio basso e gutturale; un'altra rispose con un gemito simile a
pianto di bambino. Sister si pos in grembo il fucile e guard il cielo. Las-
s non c'erano che tenebre e l'impressione di nubi basse e immobili, come
il soffitto nero dell'incubo di un claustrofobo.
Sentiva la mancanza delle stelle. Senza di esse, il cielo era morto. Senza
di esse, che cosa c'era, per esprimere un desiderio?
Tese le mani verso il fuoco e cambi posizione per stare pi comoda.
Non era una suite d'albergo, certo, ma le gambe le dolevano meno, ora.
Cap quanto fosse stanca: non ce l'avrebbe fatta, a percorrere altri cinquan-
ta metri. Ma il fuoco la scaldava, lei aveva in grembo un fucile e avrebbe
fatto saltare in aria qualsiasi cosa si fosse avvicinata. Pos la mano sulla
borsa e segu con il dito il contorno del cerchio di vetro. Domani, pens.
Domani vedremo.
Appoggi la testa contro il masso e guard Paul dormire. Buon per te,
pens; te lo meriti.
Il tranquillo calore del fuoco la consolava. I boschi erano silenziosi. E
Sister chiuse gli occhi. Solo per un minuto, si disse; non succeder niente
se riposo solo un...
Si alz a sedere di scatto. Davanti a lei, il fuoco era ridotto a poche braci
rossastre e il freddo le scivolava sotto i vestiti. Gesummio, pens, in preda
al panico; per quanto tempo ho dormito? Tremava, le giunture le dolevano
per il freddo; si alz a mettere altri ramoscelli sul fuoco. Ne erano rimasti
solo pochi, e piccoli; mentre s'inginocchiava a disporli sulle braci, sent al-
le spalle un movimento felino. Un brivido le percorse la nuca.
Cap, con certezza nauseante, che lei e Paul non erano pi soli. Dietro di
lei c'era una creatura, acquattata sopra un masso; e lei aveva lasciato le ar-
mi dove era stata seduta. Inspir a fondo, decise di muoversi, si gir e si
tuff verso il fucile. Lo afferr e si gir di scatto per sparare.
La figura seduta a gambe incrociate sopra il masso alz le mani guantate
in un beffardo segno di resa. Reggeva sulle ginocchia un fucile e indossava
un familiare cappotto marrone rattoppato, con il cappuccio tirato sulla te-
sta.
Il pisolino t' piaciuto, spero disse Robin Oakes.
Che c'? Paul si tir a sedere e batt le palpebre. Eh?
Giovanotto disse Sister con voce roca per un pelo non ti mandavo in
un posto assai pi caldo di questo. Da quanto tempo sei seduto lass?
Da quanto basta perch ti rallegri che non ho quattro zampe. Se uno
dorme, l'altro deve montare la guardia, altrimenti siete morti. Guard
Paul. Con quel che ci metti a svegliarti, diventi carne per linci senza ne-
anche accorgertene. Credevo che sapevate il fatto vostro.
Non preoccuparti. Sister tolse il dito dal grilletto e scost il fucile.
Dentro di s tremava come gelatina.
Certo. Gir la testa verso i boschi e chiam: Venite qui!
Tre figure infagottate emersero dalla foresta e si arrampicarono sul mas-
so. Tutti i bambini avevano il fucile e uno portava anche una borsa di tela
rubata a Sister.
Non ne avete fatto tanta, di strada, eh? disse Robin.
Siamo andati fin troppo bene! Paul scosse la testa per eliminare i resi-
dui di sonno. Ci rester da fare ancora un paio di chilometri.
Robin emise un borbottio sprezzante. Pi facile che siano cinque. Co-
munque, ho riflettuto, nella grotta. Sapevo che vi accampavate da qualche
parte e che finivate per piantare casino. Valut i massi e il muretto di ne-
ve. Qui vi siete messi in trappola da soli. Spento il fuoco, le belve vi sa-
rebbero saltate addosso da tutte le parti. Ne abbiamo viste parecchie, ma
siamo rimasti bassi, sottovento, e loro non hanno visto noi.
Grazie per l'avvertimento disse Sister.
Oh, non siamo venuti ad avvertirvi. Vi abbiamo seguiti per impedirvi
di farvi sbranare. Robin scivol gi dal masso e i tre bambini lo imi-
tarono. Si accostarono al fuoco per scaldarsi il viso e le mani. Non  stato
difficile. Avete lasciato una pista che sembrava fatta con l'aratro. Comun-
que, avete dimenticato una cosa. Aprii la sacca di tela e ne tolse la secon-
da fiasca di whisky che Hugh aveva dato a Paul. Tieni. La gett a Sister.
Penso che ce ne sia ancora un buon sorso per tutti.
Il fuoco del whisky scald il ventre di Sister. Robin mand i tre bambini
a montare la guardia intorno al campo. Il trucco  fare molto rumore
spieg, quando si furono allontanati. Meglio non essere costretti a spara-
re, perch l'odore del sangue attira le altre belve e le fa impazzire. Si se-
dette accanto al fuoco, abbass il cappuccio e si tolse i guanti. Se vuoi
dormire, Sister, ti conviene farlo adesso. Bisogner dire loro il cambio,
prima che faccia chiaro.
Chi ti ha messo al comando?
Io. La luce del fuoco gett ombre nelle cavit del suo viso, trasse ri-
flessi dai peli sottili della barba. I capelli lunghi, sempre pieni di piume e
di ossicini, lo facevano sembrare un principe selvaggio. Ho deciso di aiu-
tarvi a raggiungere Mary's Rest.
Perch? domand Paul. Diffidava del giovane, non gli avrebbe af-
fidato un soldo falso. Cosa te ne viene?
Forse voglio un po' d'aria nuova. Forse voglio viaggiare. Spost bre-
vemente lo sguardo sulla borsa di Sister. Forse voglio vedere se troverete
quel che cercate. Comunque, pago i debiti. Mi avete aiutato con uno dei
miei, quindi vi devo qualcosa. Perci domani vi aiuto ad arrivare a Mary's
Rest; cos siamo pari. Giusto?
Giusto convenne Sister. E grazie.
E poi, se domani vi fate ammazzare, voglio il cerchio di vetro. A voi
non servir pi. Si appoggi al masso e chiuse gli occhi. Fate meglio a
dormire, finch potete.
Nei boschi echeggi un colpo di fucile, seguito da altri due. Sister e Paul
si guardarono, inquieti, ma il giovane bandito rimase immobile e tranquil-
lo. La sparatoria continu a intermittenza ancora per un paio di minuti, se-
guita da ringhi di rabbia lanciati, si sarebbe detto, da parecchi animali... ma
presto si affievolirono, mentre le belve si ritiravano. Paul allung la mano
verso la fiasca di whisky, per spremerne le ultime gocce; e Sister si distese
a meditare sul domani.
63
Al fuoco!... Al fuoco!
Le bombe cadevano di nuovo, la terra eruttava fiamme, esseri umani ar-
devano come torce sotto un cielo rosso sangue.
Al fuoco!... C' un incendio!
Josh si scosse dall'incubo. Ud un uomo gridare: Al fuoco!, fuori, nel-
la via. Scatt subito in piedi e spalanc la porta: le nubi riflettevano un ba-
gliore arancione. La strada era deserta, ma in lontananza si udiva la voce
che gridava l'allarme: Al fuoco. C' un incendio!
Che c'? Cosa brucia? Il viso affranto di Glory scrut dal vano della
porta. Aaron, che non si staccava pi da Crybaby, si apr un varco fra loro
due, per guardare anche lui.
Non so. Gpsa c', in quella direzione?
Niente rispose lei. Solo il Pozzo e... Si blocc di colpo, perch en-
trambi avevano capito.
Bruciava la stalla in cui Josh aveva lasciato Mulo.
Josh s'infil gli stivali, i guanti e il pesante cappotto. Glory e Aaron cor-
sero a infagottarsi. Braci rossastre bruciavano dietro la grata della stufa.
Rusty si era alzato a sedere sul giaciglio di stracci. Aveva ancora lo sguar-
do intontito; le fasce di stoffe erano incollate alle ferite al viso e alla spalla.
Josh? disse. Cosa succede?
La stalla brucia! Ho chiuso a catenaccio la porta, Mulo non pu usci-
re!
Rusty si alz, ma le gambe non lo ressero e barcoll contro la parete. Si
sentiva come un toro privato degli attributi ed era furibondo con se stesso.
Tent di nuovo, ma non aveva nemmeno la forza d'infilarsi i maledetti sti-
vali.
No, Rusty! disse Josh. Indic Swan, distesa sul pavimento, sotto la
leggera coperta che Aaron le aveva ceduto. Tu resti con lei!
Rusty cap che sarebbe crollato prima di fare dieci passi. Quasi pianse di
rabbia. Ma bisognava che qualcuno tenesse d'occhio Swan. Annu e si la-
sci cadere stancamente sulle ginocchia.
Aaron saett avanti, Josh e Glory lo seguirono pi in fretta che pote-
vano. Josh parve ritrovare in parte lo scatto di cui aveva fatto mostra sul
campo da football dell'universit di Auburn, nel percorrere i duecento me-
tri che separavano la baracca dalla stalla. Altra gente era uscita in strada e
correva verso l'incendio... non per domarlo, ma per scaldarsi. Il cuore di
Josh quasi si spezz: sopra il ruggito delle fiamme che coprivano tutta la
stalla tranne il tetto, si udivano i nitriti frenetici di Mulo.
Glory urlo: Josh! No!, mentre lui s'avventava contro la porta della
stalla.
Swan disse qualcosa, piano, nel delirio, ma Rusty non riusc a capire le
parole. La ragazza cerc di mettersi a sedere e lui le mise la mani sulle
spalle per impedirglielo. Toccarla era come accostare la mano alla grata
della stufa. Stai buona disse. Calma, calma, non t'affannare.
Swan parl di nuovo, ma in maniera inintelligibile. Rusty credette che
dicesse qualcosa a proposito di granturco, ma non riusc a capire altro. An-
che il foro residuo nella maschera di escrescenze era quasi chiuso del tutto.
Swan continuava a perdere e a riprendere conoscenza, da quando sul far
del giorno Josh l'aveva portata dal campo alla baracca; a momenti tremava,
a momenti si dimenava per liberarsi della coperta. Glory le aveva fasciato
le mani escoriate e aveva cercato di farle ingoiare un poco di minestra bro-
dosa, ma nessuno poteva fare niente per lei, tranne cercare di farla stare pi
comoda. Swan era cos intontita da non sapere nemmeno dove fosse.
Sta per morire, pens Rusty; mi muore sotto gli occhi. La costrinse a di-
stendersi, poi la ud dire qualcosa che forse riguardava Mulo.
Va tutto bene la consol Rusty, parlando con difficolt per via della
mascella ferita. Pensa solo a riposare, domattina tutto sar a posto. A-
vrebbe voluto crederlo anche lui. Aveva fatto un mucchio di strada, con
Swan, per guardarla spegnersi in quel modo. Maled la propria debolezza.
Si sentiva robusto come una spugna bagnata e sua madre certo non l'aveva
allevato perch si nutrisse di brodo di topo. Riusciva a mandarlo gi solo
fingendo che fosse fatto con pezzetti di manzo.
Un'asse schiodata cigol fuori della baracca, al di l della porta chiusa.
Rusty alz gli occhi. Si aspettava che entrasse Glory, Aaron o Josh... ma
non potevano essere gi tornati. Erano andati via solo da qualche minuto.
La porta non si apr.
Un'altra asse schiocc, cigol.
Josh? chiam Rusty.
Non ci fu risposta.
Ma Rusty cap che fuori c'era qualcuno. Conosceva fin troppo bene il
rumore che fanno le assi schiodate quando ci si cammina sopra; gi si era
ripromesso di trovare un martello e dei chiodi, quando avesse riacquistato
le forze, per inchiodare di nuovo quelle bastarde, prima che lo facessero
impazzire.
Chi c' l fuori? grid. Forse qualcuno era venuto a rubare le poche
cose possedute da Glory: gli aghi, i pezzi di stoffa, addirittura i mobili. O
la macchina da stampa che occupava un angolo della stanza. Ho un fucile
puntato contro la porta ment e si tir in piedi.
Da dietro la porta non provenivano pi rumori.
A passo malfermo, Rusty and alla porta. Non era chiusa a catenaccio.
Allung la mano verso il paletto di ferro e sent un freddo terribile e at-
tanagliante, dall'altra parte della porta. Un freddo sporco. Cominci a
spingere il chiavistello.
Rusty gracchi Swan.
L'intera porta all'improvviso si abbatt all'interno, strappando i cardini e
colpendolo in pieno alla spalla ferita. Rusty mand un grido di dolore,
mentre cadeva all'indietro fin nel centro della stanza. Nel vano c'era una
figura; il primo impulso di Rusty fu di balzare in piedi per proteggere
Swan; riusc a mettersi in ginocchio, prima che la sofferenza per la ferita
riaperta lo costringesse a cadere bocconi.
L'uomo entr, con una serie di tonfi sordi causati da un paio di scarponi
fangosi. Pass in rassegna la stanza, vide l'uomo ferito in una pozza di
sangue, la figura pi magra rannicchiata e tremante, chiaramente vicina al-
la morte. Ed eccola l, nell'angolo.
La macchina da stampa.
Non era una buona cosa, aveva deciso, quando le mosche gli avevano
portato le immagini e le voci di tutta Mary's Rest. No, nient'affatto! Prima
hai una macchina da stampa, poi un giornale, e poi gente che ha opinioni,
che pensa e che vuole agire, e poi...
E poi, pens, ti ritrovavi nella stessa situazione che aveva portato il
mondo dov'era in quel momento. Oh no, non era affatto una buona cosa!
La gente doveva essere salvata dal compiere due volte lo stesso errore.
Doveva essere salvata da se stessa. Per questo aveva deciso di distruggere
la macchina, prima che stampasse qualcosa. Era pericolosa come una
bomba, e la gente non lo capiva! E anche quel cavallo era pericoloso; un
cavallo induce la gente a pensare ai viaggi, alle ruote, alle automobili... e
questo portava all'inquinamento atmosferico e agli incidenti stradali, no?
L'avrebbero ringraziato per avere dato fuoco alla stalla, perch fra non
molto avrebbero mangiato arrosto di cavallo.
Era felice d'essere venuto a Mary's Rest. Appena in tempo, per di pi.
Li aveva visti giungere in paese, nel loro carro dello Spettacolo viag-
giante; aveva udito il nero cercare a gran voce un medico. Certa gente non
aveva proprio rispetto per un quieto, pacifico villaggio. Be'... il rispetto
gliel'avrebbe insegnato lui. Adesso.
Gli scarponi si mossero verso Swan.
Josh urt la porta della stalla, con tutta la forza dei suoi centoventi chili,
mentre il grido di Glory gli risuonava ancora nelle orecchie.
Per un terribile istante pens d'essere di nuovo sul campo da football e di
avere sbattuto a corpo morto contro uno di quei centromediani grandi e
grossi. La porta non cedeva. Ma poi il legno si scheggi e il battente croll
all'interno, trascinandolo in un inferno.
Rotol via dal legno in fiamme e si alz. Il fumo gli turbinava davanti al
viso e il calore terribile quasi lo travolse. Mulo! grid. Sentiva il cavallo
sgroppare e nitrire, ma non riusciva a vederlo. Le fiamme si avventavano
come lance contro di lui e dal tetto gi cadevano tizzoni ardenti simili a co-
riandoli arancione. Josh si avvent verso il box di Mulo.
Ah, ah disse piano l'uomo. Si era fermato appena al di l della figura
stesa al suolo, esaminando con interesse un oggetto sul tavolo di pino. Al-
lung la mano sottile e prese lo specchio con due facce incise sul manico,
rivolte in direzioni opposte. Voleva ammirare il nuovo viso che si era crea-
to, ma lo specchio era oscuro. Pass il dito sulle facce scolpite. Si doman-
d come mai uno specchio avesse il vetro nero... e la sua bocca nuova si
pieg giusto di un millimetro.
Lo specchio gli diede la stessa sensazione provata tenendo in mano il
cerchio di vetro. Era un oggetto che non avrebbe dovuto esistere. Qual era
il suo scopo? Che cosa ci faceva l?
Non gli piacque. Per niente. Sollev il braccio e ruppe lo specchio con-
tro il bordo del tavolo; pieg il manico con le teste intagliate e lo gett da
parte. Ora si sentiva molto meglio.
Ma sul tavolo c'era anche un sacchetto di pelle. Lo prese e ne scosse sul
palmo il contenuto. Rotol fuori un chicco di granturco, macchiato di san-
gue secco.
E questo cos'? mormor. A qualche passo da lui, la figura distesa per
terra gemette piano. Lo sconosciuto strinse in mano il chicco e lentamente
si gir in direzione del gemito: gli occhi rossi brillarono alla luce del fuo-
co.
Si soffermarono sulle mani fasciate e piegate ad artiglio. Un turbine di
calore riboll nel pugno destro dell'uomo e dall'interno provenne uno
schiocco soffocato. L'uomo apr la mano e si cacci in bocca il chicco di
popcorn, masticandolo pensierosamente.
Aveva visto quella ragazza il giorno prima, mentre assisteva allo scem-
pio del loro carro. Il giorno prima le sue mani non erano fasciate. Perch
adesso lo erano? Perch?
Al centro della stanza, Rusty sollev la testa e cerc di mettere a fuoco
lo sguardo. Un uomo alto e snello, con una giacca a vento marrone, si av-
vicinava a Swan. Quasi incombeva su di lei. Rusty fu preso dal panico:
giaceva in una pozza di sangue, stava per svenire di nuovo. Doveva muo-
versi... muoversi...
Cominci a strisciare nel suo stesso sangue.
Con l'occhio buono quasi accecato dal fumo, Josh vide davanti a s un
turbine di movimento. Mulo, preso dal panico, s'impennava e sgroppava,
ma non trovava la via per uscire. La coperta che aveva sulla schiena gi
mandava fumo, rischiava di prendere fuoco.
Josh corse verso il cavallo e quasi fu calpestato dagli zoccoli. Riusc a
pensare solo a una cosa: alz le mani davanti al muso del cavallo e le batt
forte, come aveva visto fare da Swan alla fattoria dei Jaspin.
A Mulo forse il rumore improvviso ricord Swan, forse annull per un
attimo il panico, fatto sta che il cavallo smise di sgroppare e si blocc, con
occhi lacrimanti e sbarrati dal terrore. Josh non perse l'occasione: lo afferr
per la criniera, lo tir fuori dal box, cerc di guidarlo verso la porta. Mulo
irrigid le zampe.
Avanti, stupido! grid Josh, mentre il calore gli bruciava i polmoni.
Piant gli stivali nella paglia in fiamme e, con le giunture che scric-
chiolavano, tir il cavallo. Pezzi di legno ardente caddero dal tetto, lo col-
pirono alle spalle, urtarono i fianchi di Mulo. Le scintille gli turbinarono
davanti al viso come uno sciame di calabroni.
Forse Mulo fiut un soffio d'aria esterna, perch scatt con tanta rapidit
che Josh ebbe solo il tempo d'afferrarsi al collo dell'animale. Gli stivali
strisciarono sul pavimento, mentre Mulo s'avventava fra le fiamme.
Sbucarono nell'aria fredda della notte, con una scia di scintille che si al-
zava dal cappotto in fiamme di Josh e dalla criniera e dalla coda di Mulo.
L'uomo con la giacca a vento marrone continu a fissare le mani ben-
date. Cos'hai combinato, mentre ti giravo la schiena? domand, con l'in-
flessione strascicata degli stati del profondo sud. Per il momento aveva
dimenticato la macchina da stampa. Uno specchio che non rifletteva im-
magini, un unico chicco di granturco, le mani fasciate... quelle cose lo in-
fastidivano, proprio come il cerchio di vetro, perch non le capiva. E c'era
anche dell'altro, qualcosa nella figura distesa per terra. Chi era? Una nulli-
t, si disse. Men che zero. Un pezzo di merda che passava nelle fognature
di Mary's Rest.
Ma perch sentiva qualcosa di diverso, in quella figura? Qualcosa di...
minaccioso.
Alz la destra. Il calore scintill intorno alle dita; un dito prese fuoco e
la fiamma si diffuse. Nel giro d'un secondo, la mano era un guanto di fuo-
co.
Aveva un rimedio assai semplice per le cose che non capiva: le di-
struggeva.
Allung la mano verso la testa incrostata di escrescenze.
No.
Un sussurro debole. Ma la mano che gli aveva afferrato la caviglia aveva
ancora forza.
L'uomo con la giacca a vento marrone guard Rusty, incredulo. E, alla
luce della mano fiammeggiante, Rusty vide il viso di quell'essere: rugoso e
segnato dalle intemperie, folta barba grigia, occhi d'un celeste cos chiaro
da sembrare quasi bianco. Si sent percorrere le ossa da ondate di gelo, per
il contatto con la caviglia dello sconosciuto; avrebbe voluto staccare subito
la mano, ma il gelo gli irrigid i nervi e gli imped di svenire. No... non
toccherai Swan, bastardo.
L'uomo sorrise lievemente; per un attimo fu un sorriso di compassione,
ma subito cambi.
L'uomo abbass la mano ardente e la chiuse intorno alla gola di Rusty.
Il collo di Rusty fu stretto da un cappio di fuoco. L'uomo lo sollev da
terra, mentre Rusty urlava e scalciava; il fuoco si rivers come napalm dal-
la mano e dal braccio, bruci capelli e sopracciglia. I vestiti presero fuoco
e Rusty cap che sarebbe diventato una torcia umana... e che gli restava so-
lo qualche secondo di vita.
E dopo di lui sarebbe toccato a Swan.
Inarc il corpo e lott, ma cap d'essere finito. L'odore della sua stessa
carne bruciata gli ricord il profumo delle patatine fritte alla fiera dell'O-
klahoma, quand'era bambino. La fiamma adesso penetrava fino alle ossa e
i nervi cominciarono a sputare il dolore che trattenevano, come se avessero
oltrepassato il punto da dove non si torna indietro.
Mamma diceva una cosa, pens Rusty; diceva... diceva...
Mamma diceva di combattere il fuoco col fuoco.
Rusty abbracci l'uomo, lo strinse fra i bastoni ardenti che erano oramai
le sue braccia, intrecci le dita dietro la schiena dell'altro. Le dita si fusero
insieme come anelli di catena e Rusty spinse il suo viso fiammeggiante
contro la barba dell'uomo.
La barba prese fuoco. La faccia riboll, si sciolse, col come una ma-
schera di plastica fusa, rivel uno strato pi profondo, color della creta da
modellare.
Rusty e l'uomo rotearono per la stanza in un bizzarro balletto.
Signore Iddio! grid uno dei due uomini che si erano fermati sulla so-
glia a guardare dentro, attirati dalla porta spalancata, mentre si dirigevano
alla stalla in fiamme. Dio onnipotente! grid il secondo, arretrando e ca-
dendo a sedere nel fango. Altri accorrevano a vedere che cosa succedeva.
L'uomo con la giacca a vento marrone ridotta a stracci in fiamme non riu-
sciva a staccare da s il morto ardente: il travestimento era rovinato e loro
fra poco avrebbero visto il suo vero viso.
L'uomo mand un ruggito confuso che quasi scosse la baracca e corse
fuori in mezzo agli astanti. Ruggiva ancora, mentre correva lungo la stra-
da, sulle gambe che si scioglievano, stretto nell'abbraccio di un cowboy
carbonizzato.
Glory aiut Josh a togliersi il cappotto in fiamme. Anche la maschera da
sci mandava fumo; senza pensarci due volte, la donna gliela strapp.
Escrescenze grigio scuro, alcune grosse quanto il pugno di Aaron, copri-
vano quasi completamente la faccia e la testa di Josh. I viticci si erano in-
trecciati intorno alla bocca; l'unica zona sgombra, a parte le labbra, era un
cerchio dal quale l'occhio sinistro, ora iniettato di sangue, fissava Glory.
Lo stato di Josh non era brutto come quello di Swan, ma costrinse ugual-
mente Glory ad ansimare e a ritrarsi d'un passo.
Josh non aveva il tempo di scusarsi perch non era una bellezza. Corse
verso Mulo, che sgroppava selvaggiamente mentre altri spettatori si spar-
pagliavano, raccolse manciate di neve, afferr il collo del cavallo e spense
le fiamme che gli bruciavano la criniera. Anche Glory aveva preso una
manciata di neve e spegneva la coda dell'animale. Aaron cercava di aiutar-
li; alcuni altri, uomini e donne, raccoglievano neve e strofinavano i fianchi
del cavallo. Un tipo magro e scuro di capelli, con una cheloide livida, af-
ferr il collo di Mulo dall'altro lato e insieme a Josh riusc a calmare il ca-
vallo quanto bastava perch smettesse di sgroppare.
Grazie disse Josh all'uomo. Con un ruggito e un'ondata di calore, il
tetto della stalla croll.
Ehi! grid una donna, ferma sul ciglio della strada. C' casino, lag-
gi! Indicava le baracche. Glory e Josh videro gente in strada. Urla e gri-
da d'aiuto giunsero fino a loro.
Swan!, pens Josh. Oh, Dio... ho lasciato Swan e Rusty da soli!
Si lanci di corsa, ma le gambe lo tradirono e cadde. I polmoni cerca-
rono aria, puntini di luce gli turbinarono davanti all'occhio.
Qualcuno lo prese per il braccio e lo rialz. Un altro lo sorresse dall'altra
parte e insieme i due lo tennero in piedi. Glory lo reggeva da un lato e dal-
l'altro c'era un vecchio dal viso simile a cuoio screpolato. Sto bene disse
Josh, ma fu costretto ad appoggiarsi pesantemente a Glory. La donna lo
sorresse e lo guid lungo la strada. Una coperta era stata gettata per terra, a
una decina di metri dalla baracca di Glory. Da sotto provenivano volute di
fumo. Alcune persone, l attorno, discutevano e gesticolavano. Altre erano
raggruppate davanti alla porta della baracca di Glory. Josh sent puzzo di
carne bruciata e prov una fitta allo stomaco. Resta qui disse ad Aaron.
Il bambino si ferm, Crybaby stretta in mano.
Glory entr con Josh nella baracca. Si mise la mano davanti alla bocca e
al naso. Correnti d'aria calda si agitavano ancora fra le pareti; il soffitto era
bruciacchiato e annerito. Josh si ferm davanti a Swan, tremando come un
bambino. La ragazza, rannicchiata con le ginocchia contro il petto, giaceva
immobile. Josh si chin a prenderle il polso, ascolt il battito. La carne era
fredda.
Ma il battito c'era... debole, ma costante, simile a un metronomo che
nessuno avrebbe potuto fermare.
Swan cerc di sollevare la testa, ma non ne ebbe la forza. Josh? La
voce si ud appena.
S rispose lui. Se la tir vicino, la cull contro la spalla. Una lacrima
gli bruci l'occhio e scivol fra le escrescenze della guancia. Sono il vec-
chio Josh.
Ho... ho avuto un incubo. Non riuscivo a svegliarmi. Lui era qui, Josh.
Mi... mi ha trovato.
Chi ti ha trovato?
Lui. L'uomo... con l'occhio scarlatto... nel mazzo di carte... di Leona.
Per terra, a qualche passo da lei, c'erano frammenti di vetro scuro. Lo
specchio magico, cap Josh. Vide gli stivali da cowboy di Rusty e desider
di non dover andare a vedere che cosa mandava fumo, sotto la coperta ste-
sa sul fango.
Swan? Devo uscire un attimo disse. Cerca solo di riposare, va be-
ne? La distese sul giaciglio e diede una rapida occhiata a Glory, che ave-
va visto la pozza di sangue per terra. Si alz e si costrinse a uscire.
Gli abbiamo buttato addosso della neve disse uno degli astanti, quan-
do Josh si avvicin. Ma non siamo riusciti a spegnere il fuoco. Era troppo
sviluppato.
Josh s'inginocchi, sollev la coperta. Guard a lungo, fissamente. Il ca-
davere sfrigolava, come se sussurrasse un segreto. Le braccia erano stacca-
te dalle spalle.
Ho visto tutto! disse un uomo, eccitato. Ho guardato dalla porta e ho
visto un demone a due teste girare per la stanza! Dio onnipotente, non ho
mai visto una cosa simile! Poi Perry e io ci siamo messi a gridare e quella
creatura  corsa dritto contro di noi. Sembrava che lottasse contro se stes-
sa. Poi si  divisa in due e l'altra met  corsa via da quella parte! Indic
la strada, nella direzione opposta.
Era un altro uomo in fiamme spieg un terzo testimone, con voce pi
calma. Aveva il naso a becco, la barba scura; parlava con la cadenza del
nord. Ho cercato di aiutarlo, ma si  infilato in un vicolo. Correva troppo
forte, per me. Non so dove diavolo sia finito, ma non pu essere andato
molto lontano.
Certo! annu vigorosamente il secondo uomo. La pelle gli colava
via!
Josh abbass la coperta e si alz. Mostrami da che parte  andato disse
all'uomo con la pronuncia del nord.
Una scia di abiti bruciati svoltava nel vicolo, continuava per una decina
di metri, girava a sinistra in un altro vicolo, finiva in un mucchio di stracci
inceneriti, dietro una baracca. Non c'era alcun cadavere; le impronte si
perdevano nel terreno calpestato.
Forse  strisciato sotto una baracca a morire disse l'altro. Non pu
essere sopravvissuto. Sembrava una torcia!
Per altri dieci minuti ispezionarono la zona, infilandosi perfino sotto al-
cune baracche, ma non c'era segno di cadaveri. Dovunque sia, sar un ca-
davere nudo disse l'uomo, mentre rinunciavano alle ricerche e tornavano
sulla via.
Josh guard di nuovo Rusty. Testardo d'un cowboy mormor. Que-
sta volta hai fatto davvero un trucco magico, eh?
Era qui, aveva detto Swan; mi ha trovato.
Josh avvolse nella coperta Rusty, sollev fra le braccia i resti e si alz.
Portalo al Pozzo! disse uno.  li che finiscono tutti i cadaveri.
Josh si avvicin ai resti del carro dello Spettacolo viaggiante e vi depose
Rusty.
Ah-ah, amico! lo rimprover una donna tozza, con una cheloide rossa
che le copriva mezza faccia e mezza testa. Attirer ogni animale selvag-
gio nel giro di chilometri!
Lascia che vengano, allora replic Josh. Si gir verso gli astanti, li
guard, si sofferm su Glory. All'alba seppellir il mio amico.
Seppellirlo? Una ragazzina fragile, con i capelli tagliati corti, scosse la
testa. Pi nessuno seppellisce i morti!
Seppellir Rusty disse Josh a Glory. All'alba, in quel campo dove
abbiamo trovato Swan. Sar un lavoro duro. Tu e Aaron potrete aiutarmi,
se ne avrete voglia. Altrimenti, va bene lo stesso. Ma che io sia dannato
se... La voce gli si spezz. Se lo butto in una fossa! Si sedette sul bordo
del carro, vicino al cadavere, ad aspettare il giorno.
Ci fu un lungo silenzio. Poi l'uomo con la cadenza del nord disse a
Glory: Signora? Hai modo d'aggiustare la porta?
No.
Be'... ho degli utensili, a casa. Niente di speciale e non li adopero da
tempo, per... se non ti dispiace, provo a ripararla.
Grazie. Glory era stupita per l'offerta. Da molto tempo nessuno si of-
friva di fare una cosa qualsiasi, a Mary's Rest. Ti ringrazio per quel che
riesci a fare.
Se resti qui fuori al freddo disse a Josh la donna con la cheloide rossa
 meglio che accendi un fuoco. Qui in strada. Sbuff. Seppellire un ca-
davere! La cosa pi incredibile che abbia mai sentito!
Ho una carriola intervenne un altro. Potrei andare lass a prendere
qualche tizzone ancora acceso. Cio... ho di meglio da fare, ma... certo 
un peccato lasciare che quei buoni tizzoni caldi vadano sprecati.
Un fuoco mi piacerebbe eccome! disse un uomo basso, privo d'un oc-
chio. A casa mia fa un freddo cane! Senti... ho da parte qualche chicco di
caff. Se qualcuno ha una tazza di stagno e la stufa accesa, potremmo farne
un poco.
Andrebbe a meraviglia. Tutta questa eccitazione mi ha reso nervosa
come una pulce sulla griglia. La donna con la cheloide rossa trasse dalla
tasca del cappotto un orologino d'oro e con amorevole reverenza guard a
lungo il quadrante. Le quattro e dodici. La luce non spunter ancora per
cinque ore. Be', se sei deciso a vegliare quel poveraccio, avrai bisogno di
un fuoco e di un goccio di caff caldo. Ho una caffettiera, nel mio palazzo.
Non la uso da un pezzo. Guard Glory. Possiamo usarla adesso, se ti
va.
Glory annu. S. Possiamo fare il caff sulla mia stufa.
Ho un piccone e una vanga disse a Josh un uomo dalla barba grigia,
con un cappotto a quadri e un berretto di lana marrone chiaro. La vanga
manca di un pezzo di lama, ma verr utile per seppellire il tuo amico.
Una volta intagliavo il legno disse un altro. Se lo seppellisci, ti servi-
r una lapide. Come si chiamava?
Rusty. Josh si sent soffocare. Rusty Weathers.
E allora? La donna irritabile si era messa le mani sui fianchi. Ab-
biamo da fare, sembra. Piantiamola d'imboscarci e mettiamoci al lavoro.
A meno di cinque chilometri di distanza, Robin Oakes si ferm nel cre-
puscolo al limitare del fuoco da bivacco dove dormivano i tre bambini. Era
armato di fucile e aveva guardato attentamente se gli animali si avvicina-
vano troppo al fuoco. Ma ora fiss l'orizzonte e chiam: Sister! Sister,
vieni qui!
A Sister occorse un minuto, prima di arrivare dal suo posto di sentinella
dall'altra parte del fuoco. Che c'?
Laggi. Sister segu il dito puntato. Un debole bagliore arancione il-
luminava il cielo sopra i boschi: sembrava che non dovessero mai finire.
Credo che sia Mary's Rest. Gentili a fare un fuoco per mostrarci la strada,
eh?
Ah, sicuro.
Andremo da quella parte, appena ci sar luce sufficiente. Se teniamo un
buon passo, dovremmo farcela in un paio d'ore.
Bene. Voglio arrivarci al pi presto.
Ci penso io. Il timido sorriso prometteva una marcia faticosa.
Sister si avvi alla sua zona di pattugliamento, ma ebbe un pensiero im-
provviso e si ferm al limitare del fuoco. Tolse di tasca la bussola Cracker-
Jack, fronteggi il bagliore all'orizzonte e controll l'ago.
Era molto pi spostato verso sudest, tanto che avrebbero mancato Mary's
Rest d'una decina di chilometri. Si sarebbero smarriti, se Robin non avesse
scorto il bagliore nel cielo. Qualsiasi cosa fosse, era stata una bella fortuna.
Continu la sorveglianza, scrutando nel buio alla ricerca di belve in ag-
guato. Ma la sua mente era fissa su una ragazza di nome Cigno.

UNDICI:
figlia del ghiaccio e del fuoco

Passeggero ospite / L'Imperatrice / Cose che potrebbero esistere / Un
mondo di uomini / La maschera spezzata / Il bacio
64
L'alba spunt fra una densa nebbia, bassa sulle baracche e sui vicoli di
Mary's Rest; la processione di un funerale si mosse in silenzio nella bruma.
Josh faceva strada e portava in braccio Swan, infagottata in un maglione
e un pesante cappotto, con la testa appoggiata contro la spalla di lui. Aveva
deciso di non perderla mai pi di vista, per paura dello sconosciuto che la
notte prima aveva cercato di ucciderla e dato fuoco a Rusty. Qualsiasi cosa
fosse... l'uomo con l'occhio scarlatto, un demonio, il Diavolo in persona...
Josh avrebbe protetto Swan, fino all'ultimo respiro.
Ma Swan tremava di freddo e bruciava di febbre; e Josh non sapeva se
sarebbe riuscito a salvarla da quel che la stava uccidendo dall'interno. Pre-
g Iddio di non fargli scavare presto una seconda fossa.
Glory e Aaron, subito dietro Josh, precedevano i due che portavano la
bara, costruita alla bell'e meglio con assi di pino, piccola come quelle per
bambini: un certo Zachial Epstein, quello che parlava con la cadenza del
nord e che sapeva fare di tutto, e Gene Scully, quello con la barba grigia e
il cappotto a quadri. La bara conteneva tutto quel che restava di Rusty We-
athers; prima d'inchiodare il coperchio, Josh vi aveva messo anche gli sti-
vali da cowboy.
Seguivano altri che avevano vegliato durante la notte il cadavere di
Rusty, compresa la donna con la faccia deturpata dalla cheloide - una
certa Anna McClay, che aveva lavorato in un luna park dell'Arkansas - e
l'uomo che aveva fornito i chicchi di caff, un certo John Gallegher, che
era stato poliziotto nella Louisiana. La ragazzina con i capelli castani ta-
gliati corti non ricordava pi il cognome e passava solo per Katie.
Il giovanotto che era stato intagliatore di legno a Jefferson City si chia-
mava Roy Creel e zoppicava dalla gamba sinistra, a causa di una brutta
frattura mal curata; reggeva un'asse di pino con la scritta: RUSTY WEA-
THERS, in lettere adorne di volute. La fila era chiusa da Mulo, che si fer-
mava ogni momento a fiutare l'aria e raspare il terreno.
La nebbia ammantava il campo, rasente al terreno; non c'era vento. Il
lezzo del laghetto quel giorno sembrava meno intenso, pens Josh; ma for-
se significava solo che cominciava ad abituarsi. Camminare nella nebbia
era come entrare in un mondo spettrale in cui il tempo si fosse fermato: il
campo avrebbe potuto essere il limitare d'una comunit medievale di sei
secoli prima. Gli unici rumori erano lo scricchiolio di stivali sulla neve, il
fruscio del respiro che subito si condensava nell'aria fredda, il lontano
gracchiare di corvi.
Josh riusciva a stento a vedere a tre metri. S'inoltr nella nebbia per un
centinaio di passi, prima di fermarsi. Quel posto valeva un altro, si disse,
ed era molto migliore del Pozzo. Va bene qui dichiar agli altri. Depose
gentilmente Swan a terra, qualche metro pi in l. Anna McClay portava il
piccone e la vanga. Josh spal la neve da un rettangolo poco pi largo del-
la bara, poi con il piccone inizi a scavare la fossa di Rusty.
Anna si un a lui e spal da parte la terra smossa. Per i primi dieci cen-
timetri, il suolo era gelato e argilloso, con una fitta rete di radici che resi-
stevano al piccone. Anna le strapp e le mise da parte, per la minestra. Sot-
to il primo strato, il terriccio era pi scuro, friabile, facile da scavare. Il suo
odore intenso ricord a Josh, bizzarramente, quello di un dolce tolto dal
forno e messo a raffreddare sul davanzale della cucina.
Quando Josh fu stanco, John Gallagher prese il suo posto, mentre Glory
spalava il terriccio. Cos si alternarono al lavoro per l'ora seguente, sca-
vando una fossa abbastanza profonda perch gli animali selvatici non la
disturbassero. Quando fu ultimata, Josh, John e Zachial calarono la bara
nella terra.
Josh guard la bara di pino. Be', mi pare che sia tutto disse, calmo e
rassegnato. Avrei voluto seppellirti sotto un albero, ma tanto non c' ab-
bastanza sole da gettare ombra. Avevi detto d'avere scavato la fossa per
tutti i tuoi amici, accanto ai rottami del treno. Mi pare che questo sia il mi-
nimo che un tuo amico possa fare per te. Stanotte hai salvato Swan; non so
da chi... o da che cosa... ma lo scoprir. Te lo prometto. Alz gli occhi
verso gli altri. Non ho altro da dire, penso.
Josh? Prima di accompagnarlo, Glory era rientrata nella baracca a
prendere qualcosa da sotto il materasso; adesso tir fuori un vecchio libro
dalle pagine piene di orecchie. Era la Bibbia di Jackson disse, aprendola.
Posso leggere un brano?
S, grazie.
Glory trov la parte che cercava, in una pagina sgualcita, ormai quasi il-
leggibile. Cominci: Fammi noto, Signore, il mio destino, la misura dei
giorni miei, qual sia, perch'io sappia quanto son caduco. Ecco, di un palmo
facesti i giorni miei e il mio vivere  un nulla, al tuo cospetto. Ogni morta-
le non dura che un soffio! L'uomo non  che un'ombra che passa. Tutto il
suo agitarsi  vanit: egli raduna, n sa chi raccolga.
Pos la mano sulla spalla di Aaron e continu: E ora che aspetto, o mio
Signore?  tutta in Te la mia speranza. Da tutte le mie colpe dammi scam-
po, non esporrai all'oltraggio dello stolto. Io sto muto e pi non apro bocca,
perch Tu sei che facesti. Deh, odi o Signore, la mia preghiera, che mi
strugge il gravar della tua mano. Coi castighi il colpevole correggi; con-
sumi, qual tarlo, ci che ha pi caro.
In lontananza Josh ud i corvi gracchiare. La nebbia non era disturbata
dal vento e Josh riusciva solo a vedere la zona intorno alla fossa di Rusty.
Deh, odi, o Signore, la mia preghiera e porgi al mio gemere, ascolto.
Non essere sordo al mio pianto: poich l'uomo non dura che un soffio. Io
non son, presso a Te, che passeggero ospite, come tutti i padri miei; cessa
un poco da me, perch'io respiri, prima ch'io me ne vada, e pi non sia.
Glory esit un istante, a testa china, poi chiuse la Bibbia. Era il Salmo
39 disse. A Jackson piaceva che glielo leggessi.
Josh annu, fiss ancora un attimo la bara, poi raccolse la prima palata di
terra e la lasci cadere nella fossa.
Quando la fossa fu piena, e la terra ben pressata, Josh piant nel terreno
la lapide di pino. Il giovane intagliatore aveva fatto un buon lavoro, che sa-
rebbe durato parecchio.
Fa un po' freddo qui fuori disse Anna McClay. Meglio tornare. Josh
rese a John Gallagher piccone e pala; si avvicin al posto dove Swan dor-
miva, avvolta nel cappotto. Mentre si chinava a sollevarla, sent un gelido
soffio di vento. La parete di nebbia si mosse turbinando.
C'era un fruscio, nella brezza.
Un rumore simile a quello di foglie disturbate, proveniente da un punto
imprecisato nella nebbia, alla sua destra.
La brezza si affievol e mor; il rumore cess. Josh si alz, guard in di-
rezione del fruscio. Non c' niente, laggi, si disse; siamo in un campo
vuoto.
Cosa c'? Glory era accanto a lui. Ascolta disse Josh, piano. Non
sento niente.
Andiamo via! lo chiam Anna. Ti gelerai il culo, qui fuori! L'aria si
mosse di nuovo, un alito di vento gelido che attravers il campo da un an-
golo diverso.
Allora Josh e Glory udirono il fruscio. Josh guard la donna. Che co-
s'?
Glory non seppe rispondere.
Josh si accorse a un tratto che da un po' non vedeva Mulo: il cavallo po-
teva essere in qualsiasi punto del campo, nascosto dalla nebbia. Josh avan-
z d'un passo in direzione del fruscio, che svan con lo svanire del vento.
Ma lui and avanti e ud Zachial chiamarlo: Andiamo via, Josh! Ma lui
prosegu e Glory gli and dietro, con Aaron a fianco.
Il vento torn. Il fruscio diventava pi vicino. Josh ricord un caldo
giorno d'estate, quand'era piccolo: se ne stava disteso in un campo d'erba
alta, teneva fra i denti uno stelo e ascoltava il vento cantare come un'arpa.
La nebbia si faceva a brandelli come una stoffa vecchia. Josh scorse va-
gamente la sagoma di Mulo, cinque metri pi avanti. Ud un nitrito... e si
blocc, perch aveva davanti a s uno spettacolo meraviglioso.
Una fila di piantine, alte pi di mezzo metro. Mentre la brezza spazzava
la nebbia, le foglie allungate si piegavano e frusciavano.
Josh pass con delicatezza il dito lungo uno stelo sottile. La pianta era di
un verde assai chiaro, ma sulle foglie c'erano macchie sparse di un rosso
che sembrava quasi sangue.
Dio mio mormor Glory. Josh...  granturco nuovo!
E Josh ricord il chicco avvizzito, stretto nel pugno insanguinato di
Swan. Cap che cosa la ragazza aveva fatto, l nel freddo e nel buio.
Il vento prese forza, sibil intorno alla testa di Josh, agit le giovani
piante di granturco. Scav buchi nella grigia parete di nebbia. Poi la nebbia
cominci a sollevarsi e l'attimo dopo Josh e Glory videro quasi tutto il
campo intorno a loro.
Erano in mezzo a parecchie file irregolari e ondeggianti di steli verde
chiaro, alti una sessantina di centimetri, tutti chiazzati di quelle che, pens
Josh, forse erano davvero gocce del sangue di Swan, assorbite dal terriccio
e dalle radici addormentate. Mulo mordicchiava, esitante, una piantina; al-
cuni corvi gli roteavano sulla testa, gracchiando indignati. Il cavallo cerc
di morderli, poi li insegu fre le file di piantine, con l'esuberanza d'un pule-
dro.
Non so cosa ci sia in quella ragazza, aveva detto Sly Moody, ma ha in s
il potere della vita.
Incapace di trovare parole, Josh allung la mano verso uno stelo e tocc
una piccola gemma verde, una futura pannocchia che gi si formava nel
suo involucro protettivo. Ce n'erano altre quattro o cinque, solo in quello
stelo. Amico, aveva detto Sly Moody, questa Swan potrebbe risvegliare la
terra intera!
Certo, pens Josh, certo che pu risvegliarla.
Finalmente cap l'ordine uscito dalle labbra di PawPaw, in quello scanti-
nato buio del Kansas.
Ud un grido di esultanza. John Gallagher correva verso di loro. Dietro
di lui, venivano Zachial e Gene Scully; Anna, a bocca aperta, era ferma
accanto alla ragazzina. John cadde in ginocchio davanti a uno stelo e lo
tocc con mani tremanti.  vivo! esclam. La terra  ancora viva! Oh,
Dio... oh, Ges, avremo di nuovo cibo vero!
Josh... com' possibile? esclam Glory. Aaron sorrise e con Crybaby
tocc una piantina.
Josh inspir a fondo: l'aria gli parve pi fresca, pi pulita, carica d'e-
lettricit. Guard Glory e pieg in un sorriso le labbra deformi. Ti raccon-
ter di Swan disse, con voce rotta. Racconter di lei a tutta Mary's Rest.
Swan ha in s il potere della vita, pu risvegliare la terra intera! Corse
verso la figura distesa per terra, la sollev fra le braccia e la strinse al pet-
to.
Lei pu! grid. La voce rotol come tuono verso le baracche di Mar-
y's Rest. Lei pu!
Swan si mosse nel sonno. Apr la fessura rimasta al posto della bocca e
domand, piano, in tono irritato: Pu cosa?
65
Il vento si era rinforzato e soffiava da sudest. Portava nei boschi odore di
fumo di legna misto a un puzzo amaro, sulfureo, che ricord a Sister le uo-
va marce. Ben presto lei, Paul, Robin Oakes e i tre piccoli banditi sbucaro-
no in un vasto campo coperto di neve color cenere. Davanti a loro, sotto un
velo di fumo che usciva da centinaia di tubi di stufa, c'erano le baracche e i
vicoli d'un villaggio.
Ecco Mary's Rest disse Robin. Si ferm a guardare il campo. E que-
sto sembra proprio il luogo dove ho visto Cigno e il gigante. S, sembra
proprio questo.
Sister ne fu sicura. Erano vicini, ora, molto vicini. Aveva i nervi a fior di
pelle e voleva correre verso le baracche, ma le gambe doloranti e stanche
non glielo consentivano. Un passo alla volta, pens. Un passo, e quello se-
guente di porta dove volevi andare.
Costeggiarono una pozza fangosa piena di scheletri. Il lezzo sulfureo
proveniva da l; girarono alla larga, mentre passavano davanti. Ma Sister
non badava al puzzo, si sentiva come se camminasse in sogno nella vita
reale, tonificata e forte, lo sguardo fisso sulle baracche velate di fumo. E si
convinse di sognare davvero, perch credette di udire musica di violino.
Guarda laggi disse Paul.
Lontano, alla loro sinistra, c'era un assembramento di una quarantina di
persone che ballavano nella neve, eseguivano antiquati passi di danza e gi-
ri di quadriglia intorno a un fal. Un vecchio con uno sbiadito berretto ros-
so e un cappotto orlato di pelliccia suonava il violino; un nero dalla barba
bianca, seduto su una sedia, grattava una pietra sulle costolature dell'asse
da bucato stretta fra le ginocchia; un ragazzo giovane pizzicava le corde di
una chitarra; una donna robusta batteva una scatola di cartone come se fos-
se un tamburo. La musica era rozza, ma s'alzava sul campo come scarna
sinfonia e invitava i ballerini a pestare i piedi e a girare con grande abban-
dono fra schizzi di neve sollevati dai tacchi. Alla musica s'univano grida
d'allegria e d'esultanza. Da molto tempo Sister non vedeva uno spettacolo
simile: una festa campestre, nel cuore d'una terra desolata.
Ma la terra non era pi desolata: infatti, al di l del fal e dei ballerini,
c'erano alcune file di piantine verdi. Paul, colto da timore reverenziale, e-
sclam : Mio Dio. Cresce di nuovo qualcosa!
Attraversarono il campo, diretti verso i festaioli e passarono davanti a
una tomba scavata di recente, con una lapide in legno di pino su cui era in-
ciso un nome, RUSTY WEATHERS. Riposa in pace, pens Sister. Intanto
alcuni avevano smesso di ballare e osservavano il loro arrivo.
La musica si affievol e termin con un ultimo stridio di violino. Salve
disse un uomo dal cappotto verde, scostandosi dalla donna con cui ballava.
Aveva un berretto da baseball dei Braves e il viso quasi completamente
segnato da una brutta cheloide marrone. Ma sorrideva, con occhi luminosi.
Salve rispose Sister. Qui c'erano facce diverse, piene di speranza, al-
legre, nonostante le cicatrici e le cheloidi che ne deturpavano parecchie,
nonostante zigomi sporgenti e occhi infossati che tradivano lunghi periodi
di fame, nonostante il pallore della pelle che da sette anni non sentiva la
carezza del sole. Sister fiss le piantine verde chiaro, ipnotizzata dal loro
ondeggiare nel vento. Paul si chin a toccarne una, con mano tremante,
come se temesse che la fragile meraviglia evaporasse come fumo.
Lei dice di non toccarle dichiar il nero con la barba e l'asse da bu-
cato. Dice di lasciarle stare. Penseranno da sole a crescere.
Paul ritrasse la mano.  passato... un mucchio di tempo, da quando ho
visto crescere qualcosa si scus. Credevo che la terra fosse morta. Co-
s'?
Granturco rispose un altro. Gli steli sono spuntati nel giro d'una not-
te. Ero contadino, credevo anch'io che la terra non fosse buona per la se-
mina, che le radiazioni e il freddo l'avessero uccisa. Scroll la testa, rimi-
rando gli steli verdi. Sono felice d'essermi sbagliato. Certo, non sono an-
cora robusti, ma qualsiasi cosa cresca in questo terreno... be',  un miraco-
lo.
Lei dice di lasciarle stare continu il nero. Dice che pu seminare un
campo intero, se lasciamo maturare queste prime e le sorvegliamo e tenia-
mo lontano i corvi.
Lei  ammalata, per. La donna robusta con una cheloide rossa mise
da parte la scatola di cartone usata come tamburo. Brucia di febbre e non
ci sono medicine.
Lei ripet Sister. Le parve di udire se stessa come in sogno. Di chi
parlate?
Della ragazza rispose Anna McClay. Si chiama Swan. Sta molto ma-
le. Ha quella roba in faccia, anche peggio di te, ed  completamente cieca.
Swan. Cigno. Sister si sent mancare le ginocchia.
 stata lei. Il nero indic le piantine di granturco. Le ha piantate con
le sue stesse mani. Lo sanno tutti. Quel Josh non fa che raccontarlo a tutto
il villaggio. Sorrise a Sister, mettendo in mostra l'unico dente d'oro. Non
 una meraviglia? concluse, con orgoglio.
E voi da dove venite? domand Anna.
Da molto lontano rispose Sister, sul punto di piangere. Da molto,
molto lontano.
Dov', ora, la ragazza? Paul avanz di qualche passo verso Anna
McClay. Il debole e ricco profumo degli steli gli sembrava pi dolce dell'a-
roma di qualsiasi bicchiere di whisky.
Anna indic Mary's Rest. Da quella parte. Nella baracca di Glory Bo-
wen. Non  lontano.
Accompagnaci da lei. Per favore.
Anna esit, cercando di leggere nei loro occhi, come soleva fare con i
potenziali polli che passavano nel viale centrale del luna park. L'uomo e la
donna era forti e decisi, non si sarebbero fatti menare per il naso. Il giova-
ne magro con piume e ossicini nei capelli sembrava un vero duro e i bam-
bini non gli erano da meno: certo sapevano usare il fucile che portavano.
L'uomo portava una pistola infilata nella cintura dei calzoni; la donna qua-
si certamente aveva un'arma nascosta. Ma entrambi avevano negli occhi
una luce simile allo scintillio del fuoco sotto la cenere. Josh aveva detto di
diffidare, se qualche estraneo chiedeva di Swan. Ma non toccava a lei ne-
gare la richiesta. Venite, allora disse, dirigendosi alle baracche. Alle loro
spalle, il vecchio col violino si scald le mani alla fiamma e riprese a suo-
nare; il nero gratt allegramente l'asse da bucato, i balli ripresero.
Sister e gli altri seguirono Anna McClay nei vicoli di Mary's Rest. Men-
tre Sister girava l'angolo, alcuni passi dietro Anna, qualcosa le tagli la
strada, sbucando da un altro vicolo. Sister fu costretta a fermarsi di colpo,
per non inciampare e cadere; all'improvviso prov una sensazione di gelo e
d'intorpidimento, che parve risucchiarle l'aria dai polmoni. D'istinto estras-
se da sotto il cappotto il fucile a pompa e lo punt contro la faccia maligna
dell'uomo seduto in un carrettino rosso da bambini.
L'uomo la fiss, con occhi profondamente incassati nelle orbite, e al-
lung la mano verso la borsa che Sister reggeva sottobraccio. Benvenuto
disse.
Sister ud una serie di click. Gli occhi insondabili dell'uomo guardarono
al di l della donna: Paul stringeva in pugno la Magnum, Robin puntava il
fucile e i tre bambini seguivano il suo esempio. Tutti i mirini centravano
l'invalido sul carrettino rosso.
Sister lo guard negli occhi; lui pieg la testa di lato, allarg il sorriso a
mostrare i denti guasti. Lentamente ritrasse la mano e la pos sui monche-
rini delle gambe.
Lo chiamiamo signor Benvenuto spieg Anna.  pazzo. Spingetelo
da parte.
L'uomo spost rapidamente avanti e indietro lo sguardo, dal viso di Si-
ster alla borsa. Annu. Benvenuto mormor.
Sister tese il dito sul grilletto. Filamenti di gelo parvero scivolare su di
lei, afferrarla, penetrare sotto i vestiti. La canna del fucile era a venti cen-
timetri dalla testa dell'uomo: Sister prov l'impulso di far saltare quella te-
sta odiosa e ghignante. Che cosa avrebbe visto, al di sotto? Carne e ossa...
oppure un'altra faccia?
Credeva infatti d'avere riconosciuto il luccichio d'astuzia che gli brillava
negli occhi, simile a quello d'una belva in paziente attesa del momento mi-
gliore per distruggere. Credeva d'avervi scorto qualcosa di un mostro che
si era fatto chiamare Doyle Halland.
Il dito si contrasse, pronto a sparare, a smascherare la faccia.
Andiamo disse Anna. Non morde. Da un paio di giorni gira da que-
ste parti;  pazzo, ma innocuo.
A un tratto l'uomo sul carrettino rosso si riemp i polmoni e lasci uscire
il fiato dai denti serrati, con un sibilo appena percettibile. Alz il pugno e
lo mostr a Sister: poi tese il dito e glielo punt alla testa, come un'imma-
ginaria canna di fucile. Bang disse.
Anna rise. Vedete?  svitato!
Sister esit. Sparagli, pens. Premi il grilletto... appena un po' pi forte.
Tu sai chi . Sparagli!
Ma... e se si fosse sbagliata? La canna del fucile ondeggi.
E l'occasione pass. L'uomo ridacchi, borbott una sorta di cantilena,
spinse a braccia il carrettino e le pass davanti. Imbocc il vicolo di sini-
stra. Sister rimase ferma a guardare l'invalido pazzo. L'uomo non si guard
indietro.
Fa pi freddo di prima. Anna rabbrivid, si alz il colletto. La ba-
racca di Glory Bowen  da questa parte.
L'uomo nel carrettino rosso svolt in un altro vicolo e scomparve. Sister
lasci uscire il fiato trattenuto fino a quel momento. Rimise nel fodero il
fucile e segu l'altra donna, ma si sent come un nervo messo allo scoperto.
Un altro fal bruciava nella via principale di Mary's Rest e gettava tepo-
re e luce su una quindicina di persone. Legato a un palo della veranda c'era
il vecchio ronzino pi brutto e malfatto che Sister avesse visto; aveva sulla
schiena alcune coperte che lo tenevano caldo e ciondolava la testa come se
fosse sul punto di cadere addormentato. Accanto a lui, un bambino nero
cercava di tenere in equilibrio sulla punta delle dita una bacchetta contorta.
Due uomini armati di fucile, seduti sui gradini, chiacchieravano e be-
vevano caff caldo da boccali di terracotta.
Dicono che vogliono vedere la ragazza rifer Anna a uno dei due,
quello con il cappotto a quadri e il berretto beige. Mi sembrano gente a
posto.
L'uomo aveva visto le armi e teneva il fucile sulle ginocchia. Josh ha
detto di non far entrare sconosciuti.
Sister avanz d'un passo. Mi chiamo Sister. Lui  Paul Thorson, il gio-
vane  Robin Oakes e per i bambini garantisco io. Se mi dici il tuo nome,
non siamo pi sconosciuti, no?
Gene Scully rispose l'altro. Siete di queste parti?
No disse Paul. Senti, non vogliamo fare del male a Swan. Vogliamo
solo vederla. Vogliamo parlarle.
Non pu parlare.  malata. E ho l'ordine di non far entrare estranei.
Hai bisogno di una pulita alle orecchie, amico? Robin, con un sorriso
gelido e minaccioso avanz fra Sister e Paul. Abbiamo fatto un mucchio
di strada. E vogliamo vedere la ragazza.
Scully si alz, pronto a rivolgere verso di loro la canna del fucile. Ac-
canto a lui, anche Zachial Epstein si alz, nervoso. Il silenzio si prolung.
Poi Sister serr i denti e cominci a salire i gradini: se avessero provato a
fermarla, pens, li avrebbe spediti all'inferno.
Ehi, Anna! chiam Aaron all'improvviso. Vieni a vedere la magia!
La donna gli diede un'occhiata. Il bambino giocava ancora con quella
stupida bacchetta. Dopo rispose. Aaron si strinse nelle spalle e mosse la
bacchetta come se fosse una spada. Anna torn a occuparsi dei nuovi venu-
ti. Sentite disse. Non abbiamo bisogno d'altra merda, qui in giro. Inuti-
le prendersi per i denti. Gene, perch non vai a chiamare Josh? Digli di u-
scire a parlare a questa gente.
Vogliamo vedere Swan. La collera arross il viso di Paul. Non ci la-
sciamo respingere da nessuno.
Chi  Josh? domand Sister.
Uno che sta con la ragazza. Si prende cura di lei. La sua guardia del
corpo, in un certo senso. Allora? Volete parlare con lui o no?
Fatelo venire fuori.
Vai a chiamarlo, Gene. Anna gli prese il fucile e subito lo punt sugli
stranieri. E ora, gente, buttate tutta la ferramenta in un bel mucchio sui
gradini, se non vi dispiace. Anche voi, bambini... non sono vostra mamma!
Buttateli a terra!
Scully si diresse alla porta. Un momento! disse Sister. Apr la borsa,
attirando subito l'attenzione del fucile dell'altra donna; ma mosse la mano
lentamente, senza gesti sospetti. Frug in fondo alla borsa, ne trasse un
oggetto e lo porse ad Anna. Datelo a Josh. Forse per lui ha significato.
Anna corrug la fronte, ma pass l'oggetto a Scully, che lo prese ed en-
tr.
Attesero. Avete una bella citt, qui disse Robin. Cosa chiedono d'af-
fitto, i topi?
Anna sorrise. Sarai contento che ci sono topi in abbondanza, quando li
avrai assaggiati nello stufato, furbone.
Ce la passiamo meglio noi nella grotta disse Robin a Sister. Almeno,
abbiamo aria pulita. Questo posto puzza come il vaso da notte di uno
che...
La porta si apr e ne usc un mostro, con Gene Scully alle calcagna. Ro-
bin rimase impietrito a fissarlo, a bocca aperta, perch non aveva mai visto
un essere cos brutto. Il gigante era grosso quanto tre uomini messi insie-
me.
Ges mormor Paul e non riusc a reprimere un moto di repulsione.
L'unico occhio dell'uomo si punt su di lui per qualche istante, poi si spo-
st su Sister.
Sister non si mosse. Mostro o no, nessuno le avrebbe impedito di vedere
Swan.
Dove l'hai trovata? domand Josh, reggendo l'oggetto datogli da
Scully.
Nel parcheggio d'un vecchio K-Mart. In una cittadina del Kansas chia-
mata...
Matheson la interruppe Josh. Ci sono stato, parecchio tempo fa.
Questa apparteneva a un'amica. Ma... ci siamo gi conosciuti?
No. Paul e io viaggiamo da anni, cercando qualcuno. E credo che la
persona verso la quale siamo stati guidati si trovi in questa casa. Ci per-
metti di vederla?
Josh guard di nuovo l'oggetto: una carta dei tarocchi di Leona Skelton,
con i colori sbiaditi, i bordi arricciati e ingialliti. La leggenda diceva:
L'IMPERATRICE.
S disse Josh. Ma solo tu e l'uomo. E apr la porta per farli entrare.
66
Sei sicuro? disse Glory a Josh, mentre quest'ultimo chiudeva la porta.
Rimestava sulla stufa la minestra di radici e guard con diffidenza i due e-
stranei. Non mi piace il loro aspetto.
Chiedo scusa disse Paul. Stamattina ho lasciato lo smoking in tin-
toria. La stanza odorava di sassofrasso e la stufa mandava un mucchio di
calore. Alla luce fumosa d'un paio di lumi, Paul e Sister videro per terra
macchie che parevano di sangue.
Ieri notte abbiamo avuto guai spieg Josh. Per questo dobbiamo sta-
re attenti agli stranieri che chiedono di Swan.
Sister rabbrivid, nonostante il piacevole tepore della stanza. Pensava al-
l'invalido ghignante nel carrettino rosso. Se era proprio lui, allora poteva
avere qualsiasi faccia. Qualsiasi. Rimpianse di non avere colto l'occasione,
di non avergli fatto saltare dal cranio la maschera per vedere che cosa si
nascondeva al di sotto.
Josh alz lo stoppino d'un lume ed esamin di nuovo il tarocco. Cos
l'avete trovato a Matheson. D'accordo. Ma come ha fatto, questa carta, a
guidarvi qui?
Non  stata la carta. Dimmi, da qualche parte esiste un albero fiorito,
sul cui tronco  inciso a fuoco il nome Swan? Ricordo il profumo di mele.
C' un melo in fiore?
S. Ma si trova a cento chilometri da qui!  stato Sly Moody a mandarti
sulle nostre tracce?
Sister scosse la testa, infil la mano nella borsa. Ecco cosa ci ha man-
dati qui disse. Tir fuori il cerchio di vetro.
I colori sfavillarono e pulsarono. Glory ansim, lasci cadere il mestolo,
si port le mani alla bocca. Le pareti brillarono di luci. Josh fiss il cer-
chio, colpito dalla sua bellezza; pos sul tavolo la carta con l'Imperatrice.
Chi sei? chiese piano. Perch cerchi Swan? E dove hai trovato quell'af-
fare?
Credo che abbiamo molto da raccontarci disse Sister. Voglio sapere
tutto di te e di Swan. Voglio sapere ci che vi  accaduto e voglio raccon-
tarti la nostra storia, anche. Ma ora devo vederla! Per favore.
Con uno sforzo, Josh distolse lo sguardo dal cerchio di vetro e fiss Si-
ster in viso. Guard a lungo, intensamente; not i segni delle tribolazioni e
della vita dura, ma riconobbe anche la tenacia e la volont di ferro. Annu
e precedette Paul e Sister nella stanza accanto.
L'unico lume appeso alla parete si rifletteva in un lucido pezzetto di latta
e proiettava una luce tenue e dorata. Swan era distesa sulla branda metalli-
ca col materasso imbottito di stracci e di giornali. Era avvolta in parecchie
coperte donate da gente diversa. Teneva il viso girato lontano dalla luce.
Josh si accost al letto, sollev le coperte e con gentilezza tocc la spalla
di Swan. La ragazza ardeva ancora di febbre, eppure rabbrivid e si rannic-
chi nelle coperte. Swan? Mi senti?
Aveva il respiro rauco. Sister cerc la mano di Paul e la strinse. Le sfu-
mature del cerchio di vetro si erano mutate in argento e oro.
Swan? sussurr Josh. Due persone sono venute a trovarti.
Swan ud la voce di Josh che la chiamava da un paesaggio d'incubo in
cui uno scheletro sopra un cavallo d'ossa mieteva un campo di spighe u-
mane. Il dolore le percorse i nervi e le ossa del viso. Josh? Rusty... dov'
Rusty?
Te l'ho detto. L'abbiamo sepolto stamattina, nel campo.
Oh. Adesso ricordo. La voce, fievole, andava di nuovo alla deriva ver-
so il delirio. Di' alla gente... di badare al granturco. Di tenere lontano i
corvi. Ma... di non toccarlo ancora, Josh. Diglielo!
Gliel'ho detto. Fanno come vuoi tu. Con un gesto chiam pi vicino
Paul e Sister. Ci sono due persone che vogliono vederti. Hanno fatto un
mucchio di strada.
Chi... sono?
Un uomo e una donna. Qui accanto al letto. Ti senti di parlare con lo-
ro?
Swan cerc di concentrarsi sulle parole di Josh. Intuiva la presenza di
qualcuno in attesa. E c'era anche altro. Non sapeva che cosa fosse, ma si
sent formicolare la carne alla prospettiva d'un tocco. Nella mente era di
nuovo bambina, guardava affascinata la luce delle lucciole che brillavano
contro la rete metallica.
S disse. Mi aiuti a mettermi seduta?
Josh sistem il guanciale in modo da sorreggerla e si scost dalla bran-
da. Paul e Sister videro per la prima volta la testa di Swan, coperta d'escre-
scenze. Gli occhi non c'erano pi, restavano solo due fessure in corrispon-
denza delle narici e della bocca. Era la Maschera di Giobbe pi orribile che
Sister avesse mai visto, peggiore perfino di quella di Josh. Sister represse
un brivido. Paul trasal, chiedendosi come facesse a respirare e a mangiare,
con quell'orrenda incrostazione.
Chi c'? mormor Swan.
Mi chiamo... Sister perdette la voce. Era spaventata da morire. Poi
drizz le spalle, inspir a fondo e si accost alla branda. Chiamami pure
Sister disse. Con me c' un uomo di nome Paul Thorson. Ti abbiamo...
Diede una rapida occhiata a Josh, torn a guardare la ragazza. Swan teneva
la testa piegata da un lato, ascoltava attraverso un minuscolo foro all'altez-
za dell'orecchio. Ti abbiamo cercata a lungo. Per sette anni. Ti abbiamo
mancata a Matheson e forse anche in altri luoghi, senza saperlo. Ho trovato
una bambola che ti apparteneva. La ricordi?
Swan la ricordava. La mia Cookie Monster. L'ho perduta a Matheson.
Le volevo bene, quand'ero piccola.
Sister doveva ascoltare con molta attenzione, per capire tutte le parole.
Mi dispiace di non avertela portata, ma non ha resistito al viaggio.
Non importa disse Swan. Non sono pi una bambina. A un tratto
sollev la destra fasciata e tast l'aria per toccare il viso della donna. Sister
si ritrasse, ma poi cap che Swan voleva solo rendersi conto del suo aspet-
to. Prese con delicatezza il polso sottile e guid la mano sul suo viso. Il
tocc di Swan era soffice come fumo.
Le dita si fermarono, quando incontrarono le escrescenze. Anche tu
l'hai presa. Le dita seguirono la guancia sinistra di Sister, scesero lungo il
mento. Sembra una strada di pietre.
E vero. Un medico nostro amico la chiama "la Maschera di Giobbe".
Tocc la fronte di Swan, ritrasse in fretta la mano. Scottava talmente di
febbre da bruciare le dita. Ti fa male? domand.
S. Una volta non faceva cos male, ma ora...  un dolore continuo.
Come a me. Quanti anni hai?
Sedici. Josh tiene il conto dei miei compleanni. E tu?
Ho... Sister non lo ricordava: lei non aveva tenuto il conto dei com-
pleanni. Vediamo, ero sui quarantacinque, il 17 luglio. Adesso dovrei es-
sere sulla cinquantina. Uno o due anni oltre i cinquanta, cio. Mi sento
come se ne avessi gi ottanta.
Josh ha detto... che hai fatto un mucchio di strada per vedermi. La te-
sta di Swan pesava molto e la ragazza era gi stanchissima. Perch?
A dire il vero, non lo so ammise Sister. Ma ti ho cercata per sette an-
ni a causa di questo. E mise davanti al viso di Swan il cerchio di vetro
con l'unica punta rimasta.
Swan si sent formicolare la pelle. Una luce sfavillante le colp gli occhi
sigillati. Cos'?
Credo che sia... un mucchio di cose fuse insieme in un cerchio di vetro
tempestato di pietre preziose. L'ho trovato il 17 luglio, a New York. Credo
che sia un cerchio di miracoli, Swan. Credo che sia un dono... come un
magico corredo di sopravvivenza. O un cerchio di vita. Forse poteva tro-
varlo chiunque, o forse solo io. Non so. Ma so che ci ha guidati fino a te.
Vorrei sapere per quale motivo. Posso dire solo che tu sei molto particola-
re, Swan. Ho visto il granturco crescere, in quel campo dove niente vi-
vrebbe. In questo cerchio di vetro ho visto l'albero in fiore, con il tuo nome
impresso a fuoco nel tronco. Si sporse verso di lei, con il cuore che batte-
va forte. Credo che tu abbia ancora del lavoro da fare. Un lavoro molto
importante, sufficiente a riempire un'intera vita. Dopo avere visto il gran-
turco crescere l fuori... credo di sapere quale sia.
Swan ascoltava con attenzione. Non si sentiva affatto speciale, solo
stanca; e la febbre la trascinava di nuovo in quel luogo orribile dove la fal-
ce insanguinata mieteva la messe d'uomini. E poi cap appieno quel che Si-
ster aveva detto: Un cerchio di miracoli... fusi insieme in un cerchio di
vetro tempestato di pietre preziose.
Pens all'immagine vista nello specchio magico, alla figura che portava
il cerchio di luce. La figura, cap, era la donna che adesso stava accanto al
suo letto e quel che portava era finalmente arrivato.
Swan tese le mani verso la luce. Posso... toccarlo?
Sister diede un'occhiata a Josh, in piedi dietro Paul. Dall'altra stanza era
venuta anche Glory. Josh non capiva che cosa succedesse, tutte quelle pa-
role sul cerchio di miracoli trascendevano la sua comprensione... ma aveva
fiducia in quella donna e annu.
Tieni. Sister mise il cerchio fra le mani di Swan.
Le dita della ragazza si strinsero intorno al vetro. C'era calore, nel vetro,
un calore che cominci a diffondersi nelle sue mani, nei polsi, nelle brac-
cia. Sotto le bende, la carne escoriata delle mani cominci a prudere, a
bruciare. Oh esclam Swan, pi di sorpresa che di dolore.
Swan? Josh, allarmato, venne avanti d'un passo. Il cerchio di vetro di-
ventava pi luminoso, pulsava pi rapidamente. Stai be...
Il cerchio splendette come una nova dorata. Per qualche secondo tutti
rimasero accecati, come se la stanza fosse illuminata da milioni di candele.
A Josh venne in mente l'esplosione davanti al negozio di PawPaw.
Un dolore lancinante attravers le mani di Swan, parve saldarle al vetro
le dita e le flu nelle ossa. Swan apr la bocca per gridare, ma subito l'atro-
ce sofferenza pass e nella mente le rimasero scene pi belle di qualsiasi
sogno: campi di granturco dorato e di grano, frutteti dove gli alberi si pie-
gavano sotto il peso dei frutti, prati fioriti e foreste verdeggianti increspate
dalla brezza. Le immagini si riversarono come da una cornucopia, cos vi-
vide che Swan sent il profumo d'orzo, di mele, di prugne, di ciliegi in fio-
re. Vide i soffioni volare nel vento, foreste di querce lasciar cadere le
ghiande sul muschio, aceri far colare la linfa zuccherina, girasoli spuntare
dal terreno.
S, pens Swan, mentre le immagini continuavano a mondarle la mente
in vividi disegni di colore e di luce: il mio lavoro.
Ora so qual  il mio lavoro.
Josh fu il primo a riprendersi dal lampo di luce. Vide che le mani di
Swan erano avvolte da fuoco dorato, che le fiamme le lambivano le brac-
cia. Swan brucia, pens. Inorridito, spinse da parte Sister e afferr il cer-
chio infuocato per strapparglielo.
Ma appena le sue dita sfiorarono il vetro, fu scagliato via con forza tale
da sollevarlo in aria, prima di sbattere contro la parete, evitando per un pe-
lo di fracassare tutte le ossa a Paul. La forza dell'urto lo lasci senza fiato:
Josh croll a terra, intontito dal peggior colpo che avesse ricevuto, da
quando undici anni prima Haystacks Muldoon l'aveva sbattuto gi dal ring
a Winston-Salem. Quella maledetta cosa mi ha respinto, pens, appena
riusc di nuovo a connettere. Si rialz con fatica. Il cerchio ardente, si rese
conto, era rimasto fresco, sotto le sue dita.
Ancora mezzo accecata, anche Sister vide il fuoco bizzarro strisciare
lungo le braccia di Swan. La lingua di fiamma schiocc come una frusta
srotolata e si attorcigli intorno alla testa della ragazza.
Il fuoco, senza rumore n calore, aveva gi velato il viso e la testa di
Swan, prima che Josh si rialzasse. Swan, muta, giacque immobile; ma udi-
va uno sfrigolio di sottofondo alle fantastiche scene che continuavano a
turbinarle nella mente.
Sister fu sul punto d'afferrare lei stessa il cerchio di vetro; mentre al-
lungava la mano, Josh avanz a passo di carica verso la branda, quasi sbat-
t Sister contro la parete, piant i piedi per terra e si prepar a sopportare
la scossa.
Questa volta il cerchio si stacc agevolmente dalle mani di Swan. Men-
tre Josh si girava per fracassarlo contro la parete, Sister url: No! e l'as-
sal come una gatta selvatica.
Fermi! grid Paul. Guardatela!
Josh tenne Sister a distanza d'un braccio e gir di scatto la testa verso
Swan.
Le fiamme dorate che le coprivano le mani gi si spegnevano. Le bende
erano annerite.
Sotto i loro occhi, il fuoco - o quel che aveva l'apparenza di fuoco -
veniva risucchiato dentro la Maschera di Giobbe come liquido in una spu-
gna secca. Le fiamme s'incresparono, lampeggiarono, scomparvero.
Sister strapp a Josh il cerchio e si allontan da lui. Josh and a fianco di
Swan, le mise la mano sotto le spalle, la sollev, le sostenne la testa.
Swan! Era terrorizzato. Swan! Rispondi!
Swan rimase muta.
L'hai uccisa! grid Glory a Sister. Dio onnipotente, l'hai uccisa con
quella maledetta cosa! Si precipit accanto al letto, mentre Sister arretra-
va ancora verso la parete pi lontana. Aveva le vertigini, gli occhi le bru-
ciavano per l'esplosione di luce.
Ma Josh sent il cuore di Swan battere come le ali d'un passero appena
catturato e chiuso in gabbia. Cull fra le braccia la ragazza, pregando che
quello shock non fosse la goccia fatale. Scocc un'occhiata feroce a Sister
e a Paul. Mandali fuori di qui! disse a Glory. Chiama Anna! Dille di
rinchiuderli da qualche parte! Mandali fuori prima che li uccida con le
mie...
Swan alz la mano, la pos sulle labbra di Josh per zittirlo.
Sister fiss il cerchio di vetro: i colori erano sbiaditi, alcune gemme era-
no diventate color ebano, come minuscoli pezzetti di carbone oramai bru-
ciati. Ma i colori si ravvivavano di nuovo, quasi traessero energia dal suo
stesso corpo. Glory l'afferr per il braccio, per tirarla fuori della stanza, ma
Sister si liber. Allora Glory usc a chiamare Anna McClay, che arriv im-
pugnando il fucile, pronta a intervenire.
Portateli fuori! grid Josh. Toglietele quella robaccia!
Anna allung la mano verso il cerchio. Il pugno di Sister fu pi rapido:
colp l'altra donna, con rumore di martello su un'asse di legno. Anna
McClay cadde a terra, con il naso sanguinante; si rialz e punt il fucile a
bruciapelo contro la testa di Sister.
Smettetela! disse Swan all'improvviso, con voce debole. Aveva udito
le grida, il trapestio, il rumore del pugno. Le scene meravigliose che le a-
vevano infiammato la fantasia cominciarono a svanire. Smettetela ripe-
t. Nella voce le tornava la forza. Basta con le liti.
Hanno tentato di ucciderti con quel coso! esclam Josh.
No, non  vero! protest Paul. Siamo venuti solo per vederla. Non
volevamo farle male!
Josh non gli bad. Stai bene? domand a Swan.
S. Sono solo stanca. Josh... quando ho tenuto in mano il cerchio... ho
visto cose bellissime. Cose fantastiche!
Quali cose?
Cose... che potrebbe esistere di nuovo. Se vorr farle esistere. Se lavo-
rer duramente.
Josh? Anna aveva una voglia matta di cacciare un proiettile in corpo a
quella vecchia cenciosa che l'aveva stesa. Con il dorso della mano si pul il
naso sanguinante. Vuoi che li chiuda da qualche parte?
No! disse Swan. Lasciateli in pace. Non volevano farmi male.
Sar, ma questa puttana a me ha fatto male di sicuro! Cerdo d'avere il
naso rotto.
Josh appoggi sul guanciale la testa di Swan. Provava al viso una sen-
sazione bizzarra - di prurito e di bruciore - dove le dita di Swan l'ave-
vano toccato. Sei sicura di stare bene? domand. Non voglio che tu
sia... E poi le guard le mani e la voce gli manc. Non cercare di na-
sconderlo se... sei...
Le bende, annerite e unte, si erano allentate. Josh intravide carne rosea.
Le prese gentilmente la mano e cominci a disfare la fasciatura. La stof-
fa, rigida, si rompeva con lievi scricchiolii. Sister scost la canna del fucile
e si avvicin alla branda. Anna non tent di fermarla, perch avanz anche
lei a guardare.
Con movimenti nervosi, Josh tolse con cura parte delle bende, che si
staccarono portando via brandelli di pelle morta e lasciarono vedere la car-
ne d'un rosa vivido, in via di guarigione.
Cosa c'? disse Swan. Va tutto bene?
Josh tolse pezzi dell'altra fasciatura. Le bende si sbriciolarono come ce-
nere; sul polso di Swan, la pelle era rosea, pulita, priva di segni. Josh sape-
va che sarebbe occorsa almeno una settimana perch le ferite mettessero la
crosta e forse un mese perch guarissero. Aveva temuto soprattutto che
s'infettassero e che le mani di Swan rimanessero rovinate per sempre. Ma
ora...
Premette le dita contro il palmo roseo. Ahi! disse Swan, ritraendo la
mano. Fa male! Le mani le formicolavano, le bruciavano, erano calde
come se fossero scottate dal sole. Josh aveva paura di togliere via il resto
delle bende, perch non voleva lasciare esposta la pelle ancora tenera.
Guard Glory, in piedi al suo fianco, poi Sister. Lo sguardo gli cadde sul
lucente cerchio di vetro che la donna proteggeva fra le mani.
Un cerchio di miracoli, aveva detto Sister.
E Josh ne fu sicuro.
Si alz. Abbiamo molte cose da dirci, credo dichiar.
S convenne Sister. Credo proprio di s.
67
Il grido del Signore scosse le pareti della roulotte. La donna che giaceva
sul materasso privo di lenzuola, avvolta in una ruvida coperta, mand un
gemito nel sonno torturato. Rudy strisciava di nuovo nel suo letto e regge-
va un neonato con la testa schiacciata; la donna scalci, ma la bocca impu-
tridita di Rudy sogghign. Su, Ssssheyla la rimprover, con voce che si-
bilava dallo squarcio livido alla gola. Tratti cos un vecchio amico?
Vattene! url lei. Vattene! Vattene via! Ma lui, con la sua pelle vi-
scida, si strusciava su di lei. Gli occhi, rotolati dentro la testa, lasciavano
due fori putridi che gli butteravano la faccia. Ah disse non fare cos,
Sheila. Siamo stati felici, insieme. Non puoi cacciarmi a calci dal tuo letto.
Accogli chiunque, ultimamente, non  vero? Le tese il neonato dalla pelle
livida. Vedi? continu. Ti ho portato un regalo.
E nella testa maciullata la bocca minuscola si apr e lasci uscire un ge-
mito; Sheila Fontana s'irrigid, si tapp le orecchie; dagli occhi spalancati,
fissi, usciva un fiume di lacrime.
I fantasmi si frammentarono e turbinarono via. Sheila rimase da sola con
le sue stesse urla che echeggiavano nella lurida roulotte.
Ma il grido del Signore continu, accompagnato stavolta da pugni alla
porta. Dall'esterno, una voce grid: Piantala, pazza maledetta! Vuoi sve-
gliare anche i morti?
Le lacrime le colarono sul viso e la nausea le sconvolse lo stomaco; la
roulotte gi puzzava di vomito e di fumo di sigaretta stantio; e accanto al
materasso c'era il secchio in cui lei faceva i bisogni durante la notte. Sheila
non riusciva a smettere di tremare, si sentiva mancare il fiato. Cerc a ten-
toni la bottiglia di vodka che doveva essere per terra accanto al letto, ma
non riusc a trovarla e gemette ancora di rabbia.
Forza, apri la maledetta porta! Judd Lawry picchiava alla porta, con il
calcio del fucile. Lui ti vuole!
Sheila impietr, stringendo finalmente le dita intorno al collo della botti-
glia mezzo piena. Vuole me, pens. Le parve che il cuore le tirasse un cal-
cio. Vuole me!
Hai sentito cos'ho detto? Mi ha mandato a prenderti. Su, muovi il culo
e vieni!
Sheila strisci gi dal letto e si mise in piedi, bottiglia in una mano e co-
perta nell'altra. La roulotte era fredda; una luce rossastra proveniva dal fal
acceso all'esterno.
Rispondi, se capisci le parole! grid Lawry.
S disse Sheila ho sentito. Vuole me. Tremava tutta. Lasci cadere
la coperta per togliere il tappo alla bottiglia.
Muoviti, allora! E mettiti un po' di profumo, stavolta, ha detto!
S. Vuole me. Vuole me. Bevve un sorso, tapp la bottiglia, cerc i
fiammiferi, accese il lume e lo pos sulla toeletta accanto allo specchio in-
crinato appeso alla parete. Sulla toeletta c'era una foresta di boccette per il
trucco ormai asciutte, rossetti, flaconi di profumo da tempo evaporato, va-
setti di crema e spazzolini per il mascara. Incollate con nastro adesivo allo
specchio c'erano fotografie ingiallite di modelle dal viso fresco, ritagliate
da vecchi numeri di Glamour e di Mademoiselle.
Sheila pos accanto al lume la bottiglia di vodka e si sedette. Lo spec-
chio le restitu l'immagine del viso.
Gli occhi sembravano pezzetti di vetro opaco infossati in una rovina
malsana e piena di rughe. Gran parte dei capelli era passata dal nero a un
grigio giallastro; in cima alla testa s'intravedeva il cuoio capelluto. Le lab-
bra tirate e contornate da rughe profonde sembravano trattenere l'urlo che
non osavano emettere.
Sheila si scrut negli occhi. Trucco, decise. Certo. Ho bisogno di un po'
di trucco. Apr una boccetta per spalmarsi sul viso il contenuto, come se
fosse un balsamo medicamentoso, con mani che tremavano, perch voleva
farsi bella per il colonnello. Era stato gentile con lei, ultimamente; l'aveva
chiamata alcune volte, le aveva dato alcune preziose bottiglie di liquore
provenienti da un negozio abbandonato. Vuole me, si disse, passandosi
sulle labbra il rossetto. Di solito il colonnello preferiva le altre due donne
che dividevano con lei la roulotte, ma Kathy si era trasferita con il capitano
e Gina, una notte, si era portata a letto una .45, con il risultato che lei do-
veva arrangiarsi da sola a guidare il camioncino di traino e a guadagnarsi
la benzina, il cibo e l'acqua necessari a mantenere in vita il motore suo e
del camion. Conosceva la maggior parte delle altre DDC, le Dame di
Compagnia che seguivano l'Esercito d'Eccellenza nel loro convoglio di
camion, di auto e di camper; moltissime avevano malattie, alcune erano
ragazzine con occhi da vecchia, poche amavano la professione e parecchie
cercavano il "sogno dorato": un ufficiale dell'EDE che le prendesse con s
e garantisse rifornimenti in quantit e un letto decente.
 un mondo di uomini, pens Sheila. Non era mai stato cos vero come
adesso.
Ma lei era felice, perch l'invito nella roulotte del colonnello significava
che non avrebbe dormito da sola e per qualche ora almeno Rudy non sa-
rebbe strisciato nel suo letto portandole il macabro dono.
Rudy era stato uno schianto, da vivo. Ma da morto era una vera rottura
di palle.
E sbrigati! grid Lawry. Fa freddo, qui fuori!
Sheila termin di truccarsi e si spazzol i capelli, anche se non le pia-
ceva pettinarsi, perch li perdeva a ciocche. Poi esamin le varie boccette
di profumo, in cerca di quello appropriato. Quasi tutte le etichette si erano
ormai scollate, ma trov la particolare boccetta che cercava e si spruzz sul
collo alcune gocce di profumo. Ricordava l'avviso pubblicitario letto su
Cosmopolitan molto tempo prima: "Ogni uomo vivo adora Chanel N 5".
Indoss in fretta un maglione rosso scuro a coprire i seni cascanti, s'infi-
l un paio di jeans e gli stivaletti. Non aveva il tempo di smaltarsi le un-
ghie, ma tanto erano tutte rosicchiate. Si mise addosso la pelliccia apparte-
nuta a Gina. Diede un'ultima occhiata allo specchio per controllare il truc-
co. Vuole me, pens. Spense il lume, and alla porta, tolse il catenaccio e
apr.
Judd Lawry, con la barba tagliata corta e intorno alla fronte un fazzoletto
di seta dai colori vvaci, le scocc un'occhiata d'astio e scoppi a ridere.
Gesummio! esclam. Hai mai sentito parlare di un film intitolato La
sposa di Frankenstein?
Sheila non gli rispose. Pesc dalla pelliccia la chiave e serr la porta.
Lawry la criticava in continuazione e lei lo odiava: ogni volta che lo guar-
dava, udiva il pianto di neonato e il rumore del calcio di fucile che colpiva
la carne innocente. Gli pass davanti e si diresse alla roulotte Airstream
color argento, quartier generale del colonnello Macklin, alla periferia occi-
dentale di quella che era stata Sutton, nel Nebraska.
Certo che mandi un buon odore disse Lawry, seguendola fra roulotte,
camioncini, automobili e tende dell'Esercito d'Eccellenza. La luce dei fuo-
chi di bivacco scintill sulla canna dell'M-16 che lui portava a tracolla.
Puzzi come una piaga aperta. Da quanto tempo non fai il bagno?
Sheila non lo ricordava nemmeno. Fare il bagno consumava acqua e lei
non ne aveva da sprecare.
Non so perch voglia proprio te continu Lawry, camminandole alle
calcagna. Potrebbe avere una DDC pi giovane, e magari carina. Una che
fa il bagno. Sei un allevamento ambulante di pidocchi.
Sheila lo ignor. Lui la odiava perch non gli aveva mai permesso di
toccarla, neppure una volta. Aveva accettato chiunque pagasse con benzi-
na, cibo, acqua, gioielli, sigarette, abiti, liquori... ma non sarebbe andata a
letto con Judd Lawry neppure se al posto dell'uccello avesse avuto una
pompa di benzina. Anche in un mondo di uomini, una donna aveva il suo
orgoglio.
Lawry ancora la sgridava, quando Sheila pass fra due tende e quasi an-
d a sbattere contro una roulotte tozza e quadrata, dipinta di nero. Si ferm
di colpo. Lawry rischi di travolgerla, ma smise di tormentarla. Tutt'e due
sapevano bene che cosa avveniva dentro la roulotte nera di Roland Cro-
ninger... il "centro d'interrogatorio" dell'EDE. La sua vicinanza faceva ve-
nire in mente le storie sui metodi d'inquisizione del capitano Croninger.
Sheila riprese per prima il sangue freddo. Pass davanti alla roulotte con
i finestrini chiusi da fogli di lamiera e continu verso il quartier generale
del colonnello. Lawry la segu in silenzio.
L'Airstream, agganciata alla motrice di un autotreno diesel, era cir-
condata da sei guardie armate. A intervalli regolari brillavano fuochi ac-
cessi in bidoni di petrolio. Quando Sheila si avvicin, una guardia infil la
mano sotto il cappotto e la pos sulla pistola.
Tutto a posto disse Lawry. Lui l'aspetta. La guardia si rilass e li la-
sci passare. Salirono gli scalini di legno, adorni d'intagli intricati, che por-
tavano alla porta dell'Airstream. La scaletta di soli tre gradini aveva perfi-
no la ringhiera, nella quale erano scolpite grottesche facce di demoni con
la lingua penzoloni, figure umane nude e contorte, mostri deformi. Il sog-
getto era da incubo, ma la lavorazione era assai ben fatta: facce e figure,
eseguite da mani esperte nell'intaglio, erano levigate con la cartavetrata e
lucidate a specchio. Imbottiture di velluto rosso erano inchiodate sui tre
gradini, come se portassero al trono d'un imperatore. Sheila vedeva per la
prima volta la scaletta, ma Lawry sapeva che era un dono recente dell'uo-
mo che si era unito all'EDE qualche tempo prima, a Broken Bow. L'imme-
diata nomina a caporale di Alvin Mangrim aveva irritato Lawry, che si
chiedeva anche come avesse fatto, quel nuovo venuto, a farsi sbranare il
naso. Lawry aveva visto Alvin al lavoro con la Brigata Meccanici e in giro
in compagnia di un nano che chiamava "Folletto": un altro figlio di puttana
al quale lui preferiva non girare mai le spalle.
Buss alla porta.
Avanti disse la voce rauca del colonnello Macklin.
Entrarono. L'ingresso era illuminato da un'unica lampada a petrolio che
ardeva sulla scrivania di Macklin. Il colonnello, seduto a tavolino, studiava
delle cartine geografiche. Il braccio destro era appoggiato sul piano del ta-
volo, come un'appendice dimenticata, ma il palmo guantato di nero della
nuova mano era rivolto verso l'alto e la luce della lampada traeva riflessi
dalla punta acuminata dei chiodi.
Grazie, tenente disse Macklin, senza alzare.il viso coperto dalla ma-
schera di cuoio. Puoi andare.
Signors. Lawry scocc a Sheila un'occhiata beffarda, usc dalla rou-
lotte e chiuse la porta.
Macklin era occupato a calcolare la velocit di marcia fra Sutton e Ne-
braska City, dove contava di far attraversare all'Esercito d'Eccellenza il
fiume Missouri. Ma le provviste scemavano di giorno in giorno e l'EDE
non aveva pi compiuto una buona scorreria, da quando aveva distrutto l'e-
sercito di Franklin Hayes a Broken Bow. Tuttavia i ranghi dell'EDE conti-
nuavano a ingrossarsi, a mano a mano che da villaggi ormai morti arriva-
vano sbandati in cerca di rifugio e di protezione. L'EDE aveva abbondanza
di manodopera, d'armi e di munizioni; ma iniziava a scarseggiare il grasso
che fa girare le ruote.
Le macerie di Sutton fumavano ancora, quando, sul far della notte, erano
arrivati i primi veicoli corazzati dell'EDE. Tutta la roba di valore era gi
sparita, perfino i vestiti e le scarpe dei cadaveri. C'erano segni dell'uso di
bombe a mano e di bottiglie Molotov; a est, sul limitare delle macerie in-
cendiate, si vedevano i segni caratteristici dei veicoli pesanti e le impronte
di soldati che si allontanavano nella neve.
Macklin aveva capito che un altro esercito, forse numeroso quanto l'E-
DE, se non di pi, lo precedeva verso est, saccheggiava i villaggi e s'impa-
droniva delle provviste indispensabili alla sopravvivenza dell'EDE. Roland
aveva visto nella neve macchie di sangue e aveva dedotto che un certo
numero di soldati feriti si sforzava di stare al passo con il grosso dell'eser-
cito. Aveva suggerito che una piccola squadra di ricognizione andasse a
catturare alcuni sbandati, da portare l e interrogare. Il colonnello Macklin
era stato d'accordo; Roland aveva preso con s il capitano Braden, il ser-
gente Ulrich e alcuni altri soldati ed era partito con un camion corazzato.
Siedi disse Macklin a Sheila.
La donna entr nel cerchio di luce. Si sedette davanti alla scrivania, nella
sedia preparata per lei. Era nervosa, incerta: nelle precedenti occasioni, il
colonnello l'aveva aspettata gi a letto.
Macklin continu a lavorare con mappe e cartine. Indossava l'uniforme
con l'emblema dell'EDE sul taschino della giubba e quattro strisce di filo
d'oro sulle spalline per indicare il grado. In testa aveva un berretto di lana
grigia; la maschera di cuoio nero gli copriva tutta la faccia tranne l'occhio
sinistro. Da alcuni anni Sheila non l'aveva pi visto a viso scoperto, ma
non  che le importasse molto. Alle spalle di Macklin c'era una rastrelliera
di pistole e di fucili; la bandiera nera, verde e argento dell'EDE era appun-
tata con cura ai pannelli di pino.
Il colonnello continu a lavorare ancora per qualche minuto, poi alz la
testa. Lo sguardo dell'occhio azzurro la gel. Ciao, Sheila.
Ciao.
Eri da sola? O avevi compagnia?
Sola. Doveva ascoltare attentamente, per capire le parole. Dall'ultima
volta, meno di una settimana prima, il suo modo di parlare era peggiorato.
Bene disse Macklin. A volte  un bene, dormire da soli. Ci si riposa
meglio, non credi? Apr una scatola lavorata a filigrana d'argento, che
conteneva una ventina di preziose sigarette... non mozziconi bagnati, n
tabacco da masticare arrotolato, ma sigarette vere. Le offr da fumare e
Sheila prese subito una sigaretta. Prendine un'altra disse lui. Sheila ne
prese altre due. Macklin spinse verso di lei una bustina di fiammiferi. Shei-
la accese la sigaretta e l'aspir come se fosse ossigeno puro.
Ricordi quando con un bluff ci siamo fatti strada qui dentro? le do-
mand. Tu, io e Roland? Ricordi quando abbiamo fatto l'accordo con
Freddie Kempka?
S. Mille volte aveva desiderato di avere ancora una provvista di coca
e di anfetamine, ma era roba assai difficile da trovare, in quei giorni. Ri-
cordo.
Io mi fido di te, Sheila. Tu e Roland siete forse i soli di cui mi posso fi-
dare. Si strinse al petto il braccio destro. Ci conosciamo troppo bene.
Dopo tutte le traversie affrontate insieme, non possiamo non fidarci gli uni
degli altri. Distolse lo sguardo dal viso di Sheila, lo pos sul Soldato
Ombra, fermo in piedi alle spalle della donna, proprio al limitare della zo-
na buia. Torn a guardare Sheila. Hai intrattenuto parecchi ufficiali, ulti-
mamente?
Alcuni.
Il capitano Hewlitt? Il sergente Oldfield? Il tenente Vann? Qualcuno di
loro?
Mi pare. Sheila si strinse nelle spalle e incresp le labbra in un lieve
sorriso, fra la nebbiolina di fumo. Vanno e vengono.
Mi sono giunte voci disse Macklin. A quanto pare, alcuni miei uf-
ficiali non sono contenti di come conduco l'Esercito d'Eccellenza. Ri-
tengono che dobbiamo piantare radici, fondare una comunit nostra. Non
capiscono perch ci muoviamo a est, e neppure perch dobbiamo cancella-
re totalmente il marchio di Caino. Non sanno vedere il grande piano, Shei-
la. Soprattutto i giovani, come Hewlitt e Vann. Li ho nominati ufficiali an-
che se non ero molto convinto di loro. Avrei dovuto capire prima di che
stoffa sono fatti. Be', adesso lo so. Credo che vogliano strapparmi il co-
mando.
Sheila rimase in silenzio. Niente scopata, quella notte; solo una seduta di
vaneggiamenti. Ma le andava bene lo stesso: almeno Rudy non l'avrebbe
trovata.
Guarda questo disse Macklin; gir verso di lei una cartina geografica
vecchia e sgualcita degli Stati Uniti, strappata da un atlante. I nomi degli
stati erano sottolineati e larghe zone erano segnate a matita. Nomi alterna-
tivi erano stati scarabocchiati: "Summerland" per la zona che comprendeva
Florida, Georgia, Alabama, Mississippi e Louisiana; "Industrial Park", per
Illinois, Indiana, Kentucky e Tennessee; "Port Complex", per North Caro-
lina, South Carolina e Virginia; "Military Training" per il sudest e anche il
Maine, il New Hampshire e il Vermont. North e South Dakota, Montana e
Wyoming erano segnati "Prison Area".
E di traverso sull'intera cartina Macklin aveva scritto: "ADI... America
dell'Illuminismo".
Questo  il grande piano disse a Sheila. Ma per realizzarlo, bisogna
distruggere chi non la pensa come noi. E spazzare via il marchio di Cai-
no. Gir la piantina e la sfior con i chiodi. Bisogna cancellarlo, per di-
menticare quel che  accaduto, per lasciarcelo alle spalle. Ma dobbiamo
anche prepararci ad affrontare i russi. Manderanno paracadutisti e mezzi da
sbarco. Ci credono morti e sepolti, ma si sbagliano. Si sporse in avanti,
conficcando i chiodi nel piano della scrivania pieno di graffi. Li ripaghe-
remo. Ripagheremo mille volte i bastardi!
Batt le palpebre, mentre il cuore gli batteva all'impazzata. Sotto il bor-
do dell'elmetto, la faccia del Soldato Ombra, striata di colori mimetici, sor-
rideva lievemente. Macklin attese che il cuore si calmasse, prima di ri-
prendere la parola. Non scorgono il grande piano riprese, a bassa voce.
L'EDE ora ha quasi cinquemila soldati. Dobbiamo muoverci, per soprav-
vivere. Non siamo contadini... siamo guerrieri! Ecco perch ho bisogno di
te, Sheila.
Di me? E per cosa?
Tu giri per il campo. Senti le voci che circolano. Conosci gran parte
delle altre DDC. Voglio che tu scopra di quali ufficiali posso fidarmi... e di
quali  necessario che mi liberi. Ti ho gi detto che non mi fido di Hewitt,
di Oldfield e di Vann, ma non posso dimostrare niente davanti alla corte
marziale. E forse questo cancro si  gi infiltrato in profondit, assai in
profondit. Loro pensano che solo per questa... si tocc la maschera di
cuoio io non sia pi adatto a comandare. Ma questo non  il marchio di
Caino. Questo  diverso. Questo andr via, quando l'aria torner pura e il
sole splender di nuovo. Il marchio di Caino non andr via, finch non lo
distruggeremo noi. Pieg di lato la testa, osserv attentamente Sheila.
Per ogni nome che metterai nell'elenco delle persone da giustiziare... sor-
retto da prove... ti dar una stecca di sigarette e due bottiglie di liquore.
Che ne dici?
Era un'offerta generosa. Sheila aveva gi in mente un nome: cominciava
per L e terminava per Y. Ma non sapeva se Lawry era fidato o no. Comun-
que, l'avrebbe visto volentieri davanti al plotone d'esecuzione... ma solo se
prima avesse potuto schiacciargli il cranio. Stava per rispondere, quando
bussarono alla porta.
Colonnello? Era Roland Croninger. Ho un paio di regali per lei.
Macklin and ad aprire la porta. All'esterno, illuminato dalla luce dei
fuochi, c'era il camion corazzato col quale il capitano Croninger e gli altri
erano andati in missione. Incatenati al paraurti posteriore c'erano due uo-
mini, entrambi insanguinati e feriti, uno sulle ginocchia e l'altro in piedi,
dritto e spavaldo.
Li abbiamo trovati a una ventina di chilometri a est, lungo la Statale 6
disse Roland. Indossava il solito cappotto lungo con il cappuccio tirato sul-
la testa. Aveva in spalla un fucile automatico e alla cintura una .45 nella
fondina. Le bende sporche gli coprivano sempre gran parte della faccia, ma
lasciavano sporgere escrescenze nodose come nocche. La luce dei fuochi
traeva riflessi rossastri dagli occhialoni. Erano in quattro, all'inizio. Han-
no opposto resistenza. Il capitano Braden ne ha fatto le spese; abbiamo ri-
portato i suoi vestiti e le sue armi. Comunque, di loro restano questi due.
Le labbra di Roland, coperte anch'esse di escrescenze, si allargarono in un
sorriso untuoso. Abbiamo voluto vedere se stavano al passo con il ca-
mion.
Li hai interrogati?
Nossignore. L'interrogatorio l'abbiamo tenuto per dopo.
Macklin gli pass davanti, scese la scaletta scolpita. Roland lo segu.
Sheila Fontana rimase a guardare dalla soglia.
I soldati intorno ai due prigionieri aprirono un varco al colonnello. Ma-
cklin si ferm faccia a faccia con l'uomo che rifiutava di piegarsi alla scon-
fitta, pur con le ginocchia scorticate e con un foro di proiettile nella spalla
sinistra. Come ti chiami? domand.
L'uomo chiuse gli occhi. Il Redentore  il mio pastore, non ho bisogno
d'altro. Egli mi conduce ai verdi pascoli, Egli mi guida alle acque chete,
Egli mi rende la...
Macklin lo interruppe con uno schiaffo del palmo chiodato.
L'uomo cadde sulle ginocchia, con la guancia squarciata.
Macklin diede un calcio al secondo prigioniero. Tu. In piedi.
Le mie gambe. Per favore. Oh, Dio... le mie gambe.
In piedi!
Il prigioniero si alz a fatica. Il sangue gli colava da tutt'e due le gambe.
Guard Macklin, con occhi inorriditi e velati. Ti prego supplic.
Dammi qualcosa per il dolore... ti prego...
Prima rispondi alle domande. Come ti chiami?
L'uomo batt le palpebre. Fratello Gary rispose. Gary Cates.
Bravo, Gary. Con la sinistra, Macklin gli diede un colpetto sulla spal-
la. Allora, dove andavate?
Non dirgli niente! grid l'uomo a terra. Non parlare ai pagani!
Tu vuoi essere un bravo ragazzo, vero, Gary? disse Macklin, tenendo
la faccia mascherata a dieci centimetri da quella di Cates. Vuoi qualcosa
che ti faccia dimenticare il dolore, giusto? Dimmi allora quel che voglio
sapere.
Non... non... singhiozz l'altro.
Per te  finita dichiar Macklin. Finita. Non ha senso rendere la fine
pi dolorosa del necessario. Dico bene, Gary? Te lo chiedo per l'ultima
volta: dove andavate?
Cates ingobb le spalle, come per paura di essere colpito dall'alto. Rab-
brivid, poi disse: Cercavamo di... di raggiungerli. Fratello Ray era stato
colpito. Da solo non ce l'avrebbe fatta. Non volevo abbandonarlo. Fratello
Nick aveva gli occhi bruciati, era cieco. Il Redentore dice di abbandonare i
feriti... ma loro erano amici miei.
Il Redentore? E chi sarebbe?
Lui. Il Redentore. Il vero Signore e Maestro. La guida della Fedelt
Americana. Era lui che volevamo raggiungere.
No... disse l'altro. Non dire...
La Fedelt Americana ripet Macklin. Ne aveva gi sentito parlare, da
vagabondi che si erano uniti all'EDE. Era guidata, per quanto ne sapeva, da
un ex pastore protestante della California, che un tempo conduceva una
trasmissione televisiva via cavo. Macklin non vedeva l'ora d'incontrarlo.
Cos si fa chiamare Redentore, eh? Quanti uomini ha? Dove si dirigono?
L'altro prigioniero si alz sulle ginocchia e cominci a urlare come un
pazzo: Il Redentore  il mio pastore e non mi serve altro! Mi conduce ai
verdi pasco... Ud lo scatto del cane, quando Roland gli premette la .45
contro il cranio.
Roland non esit. Tir il grilletto.
Sheila sobbalz al rumore dello sparo. L'uomo cadde bocconi.
Gary? disse Macklin. Cates, a occhi sbarrati, fissava il cadavere; un
tremito nervoso all'angolo della bocca gli torceva le labbra in un ghigno i-
sterico. Quanti seguono il Redentore? Dove sono diretti?
Ah... ah... ah... balbett Cates. Ah... ah... tremila riusc a dire. For-
se quattromila. Non so.
Hanno veicoli corazzati? domand Roland. Armi automatiche?
Bombe a mano?
Hanno tutto. Abbiamo trovato un magazzino dell'esercito, nel South
Dakota. C'erano camion, autoblindo, mitragliatrici, lanciafiamme, bombe a
mano... tutto. Bastava prendere. Perfino... sei carri armati e casse di muni-
zioni pesanti.
Il colonnello Macklin e Roland si scambiarono un'occhiata. Nella loro
mente pass l'identico pensiero: sei carri armati e casse di munizioni pe-
santi.
Carri armati di che tipo? Il sangue scorreva pi in fretta nelle vene di
Macklin.
Non so. Grossi carri armati, con grossi cannoni. Ma uno non andava
bene fin dall'inizio e ne abbiamo abbandonati altri tre, perch si sono gua-
stati e i meccanici non hanno saputo aggiustarli.
Quindi ne avete ancora due?
Cates annu. Chin la testa per la vergogna, sentiva gli occhi del Re-
dentore bruciargli la nuca. Il Redentore aveva tre comandamenti: Di-
subbidisci e muori; Uccidere  misericordia; Ama me solo.
Bene, Gary. Macklin pass il dito sulla mascella dell'uomo. Dove
vanno? Cates borbott qualcosa; con uno strattone, Macklin gli alz la te-
sta. Non ho sentito.
Cates spost lo sguardo alla .45 impugnata da Roland, poi alla faccia
dalla maschera nera con l'unico occhio, azzurro e gelido. Nella Virginia
occidentale disse. Vanno nella Virginia occidentale. In un luogo chia-
mato monte Warwick. Non so esattamente dove si trova.
Virginia occidentale? Perch proprio l?
Perch... Trem; sentiva che l'uomo con le bende fremeva per la vo-
glia d'ucciderlo. Se te lo dico, mi lasci vivere? disse a Macklin.
Non ti uccideremo promise il colonnello. Dimmelo, Gary. Dim-
melo.
Vanno nella Virginia occidentale... perch Dio vive l. Contorse il vi-
so in una smorfia di sofferenza perch aveva tradito il Redentore. Dio vi-
ve in cima a monte Warwick. Fratello Timothy ha visto Dio lass, molto
tempo fa. Dio gli ha mostrato la scatola nera e la chiave d'argento. Gli ha
detto come finir il mondo. E ora Fratello Timothy guida il Redentore a
trovare Dio.
Macklin esit per qualche secondo. Poi rise forte, con un rumore simile
al grugnito d'un animale. Quando smise di ridere, afferr con la sinistra il
colletto della camicia di Cates e premette i chiodi della destra contro la
guancia dell'uomo. Ora non sei pi fra pazzi fanatici religiosi, amico mio.
Sei fra soldati! Perci piantala con le stronzate e dimmi la verit. Subito!
Lo giuro! Lo giuro! Le lacrime rotolarono sulle guance sudice. Dio
vive su monte Warwick! Fratello Timotyh guida il Redentore a trovarlo!
Lo giuro!
Lascialo a me disse Roland.
Ci fu un attimo di silenzio. Macklin fiss Cates negli occhi, scost la de-
stra. Goccioline di sangue spuntarono dalla guancia dell'uomo.
Penser io a lui. Roland rinfoder la .45. Gli far dimenticare il do-
lore alle gambe. Poi faremo una bella chiacchierata.
S disse Macklin. Mi sembra una buona idea.
Levategli le catene ordin Roland ai soldati, che ubbidirono subito.
Dietro le spesse lenti, gli occhi scintillavano d'eccitazione. Roland era un
giovanotto felice. La vita era dura, certo, e a volte lui sentiva la mancanza
di una Pepsi e di una tavoletta di cioccolato, oppure aveva desiderio di una
doccia calda e di un film di guerra alla tiv... ma erano tutte cose che ap-
partenevano al passato. Adesso lui era ser Roland e viveva per servire il Re
in questo interminabile gioco. Per rimpiangeva il computer: l'unico aspet-
to davvero brutto della mancanza di energia elettrica. E a volte faceva un
sogno bizzarro, in cui gli pareva di trovarsi in un labirinto sotterraneo, a
fianco del Re, e nel labirinto c'erano due troll, un uomo e una donna, che
gli pareva di conoscere. Le due facce lo turbavano e lo facevano svegliare
in un bagno di sudore freddo. Ma non erano facce reali, erano solo un so-
gno; e lui riusciva sempre a scacciarlo e a riprendere sonno. Dormiva come
un sasso, quando aveva la mente sgombra.
Aiutatelo a camminare ordin a due soldati. Da questa parte. Li
precedette verso la roulotte dipinta di nero.
Macklin diede un colpetto al cadavere disteso ai suoi piedi. Fai pulizia
ordin a una guardia. Si gir a guardare l'orizzonte orientale. Il gruppo Fe-
delt Americana non poteva essere molto lontano, forse li precedeva solo
di una quarantina di chilometri, appesantito dal bottino fatto in quella che
era stata una comunit fiorente, Sutton. Ma aveva armi da fuoco e muni-
zioni in abbondanza... e due carri armati.
Possiamo raggiungerli, pens Macklin. Possiamo raggiungerli e prende-
re tutto quel che hanno. E schiaccer sotto lo stivale la faccia del Redento-
re. Perch nessuno pu opporsi all'Esercito d'Eccellenza e nessuno pu
fermare il grande piano.
Dio vive su monte Warwick, aveva detto l'uomo. Dio gli ha mostrato la
scatola nera e la chiave d'argento, e gli ha detto come finir il mondo.
I pazzi fanatici andavano distrutti. Non c'era posto per la loro genia, nel
grande piano.
Macklin torn a girarsi verso la roulotte. Sheila Fontana era ancora fer-
ma sulla soglia. All'improvviso Macklin si accorse d'avere un'erezione. Ed
era anche un'erezione notevole, che prometteva di durare a lungo. Risal la
scaletta intagliata con facce di demoni. Entr nella roulotte e chiuse la por-
ta.
68
Sister! Sister! Sveglia!
Sister apr gli occhi: una figura era china su di lei. Per alcuni istanti non
cap dove si trovasse e d'istinto accentu la stretta sulla borsa di cuoio. Poi
ricord: era nella baracca di Glory Bowen e si era appisolata al tepore della
stufa. L'ultima cosa che ricordava era il suono di un flauto, attorno al fal
in mezzo alla strada.
Glory l'aveva svegliata. Josh ti vuole! disse a Sister, con voce spa-
ventata. Presto! A Swan succede qualcosa!
Sister si alz. L vicino, anche Paul si era svegliato e si alzava. Segui-
rono Glory nella stanza accanto. Josh era chino su Swan. Aaron guardava a
occhi aperti e stringeva la bacchetta da rabdomante.
Cosa c'? domand Sister.
La febbre! Brucia di febbre! Dal secchio pieno di neve disciolta Josh
prese uno straccio e lo strizz. Si mise a strofinare la stoffa fredda sul collo
e sulle braccia di Swan; avrebbe giurato che riccioli di vapore turbinavano
alla luce dorata del lume. Temeva che a un tratto il corpo della ragazza
raggiungesse il punto di combustione e bruciasse. Dobbiamo farle scen-
dere la febbre!
Paul tocc il braccio di Swan e ritrasse subito la mano, come se avesse
toccato la grata della stufa. Cristo! Da quanto tempo  cos?
Non so. Aveva la febbre, quando un'ora fa ho controllato, ma non cos
alta. Rimise lo straccio nell'acqua fredda e questa volta lo applic alle
carni di Swan, senza strizzarlo. Swan trem violentemente; agit la testa
avanti e indietro, emise un gemito, debole e terrificante.
Muore, Josh! grid Aaron. Aveva le lacrime agli occhi. Non lasciarla
morire!
Josh mise le mani nell'acqua fredda e le pass sulla pelle ardente di
Swan. Non sapeva che cosa fare. Guard Sister. Ti prego, aiutami a sal-
varla!
Portala fuori! Sister gi allungava la mano per aiutare a trasportare
Swan. La copriremo di neve!
Josh infil la mano sotto Swan e cominci a sollevarla. Swan si dibatt,
le mani di nuovo fasciate artigliarono l'aria. Josh la prese in braccio, con la
spalla le sostenne la testa. Il calore che emanava dalla Maschera di Giobbe
quasi gli bruci la pelle.
Aveva fatto solo due passi, quando Swan mand un grido, fu scossa da
un brivido e rimase inerte.
Josh sent che la febbre spariva, che il calore terribile lasciava il corpo di
Swan, come se qualcuno avesse aperto lo sportello di un forno proprio in
faccia a lui.
Swan giacque immobile fra le sue braccia. E Sister pens:  morta. Mio
Dio... Swan  morta.
Josh si sent mancare le ginocchia. Swan! disse, e la voce gli mor. Il
corpo lungo e fragile della ragazza si raffreddava. Josh fu quasi accecato
da una lacrima bruciante; emise un singhiozzo che gli scosse le ossa.
Con attenzione, con tenerezza, depose di nuovo Swan sul letto. Swan
giacque come un fiore schiacciato, braccia e gambe allargate.
Josh non osava prenderle il polso e cercare il battito. Temeva che questa
volta la scintilla di vita si fosse spenta.
Ma si costrinse a farlo. Non sent niente. Chin la testa. Oh, no mor-
mor. Oh, no. Credo che sia... Sent un debole tremore, sotto le dita. Un
altro. Pi intenso.
Il corpo di Swan trem... e ci fu uno scricchiolio irreale, che parve il ru-
more della creta secca che si spezza. Il suo... viso mormor Paul, ai pie-
di del letto. Una crepa sottile apparve nella Maschera di Giobbe. Si estese
nel punto in cui doveva esserci la fronte, torn indietro a zigzag lungo il
naso, poi gi per la guancia sinistra fino alla linea della mascella. Comin-
ci ad allargarsi, divenne una fenditura che origin altre crepe. Pezzi della
Maschera di Giobbe caddero via, come squame della crosta gigantesca
d'una piaga profonda e orribile, finalmente guarita.
Il polso di Swan batteva selvaggiamente. Josh arretr d'un passo. L'uni-
co occhio sembrava sul punto di schizzargli dalla testa.
Sister disse: Oh...
...Signore Iddio termin Glory. Afferr Aaron, lo strinse a s, gli mise
una mano sul viso per impedirgli di guardare. Il bambino spinse via la ma-
no.
La Maschera di Giobbe continu a incrinarsi con una serie di brevi
scricchiolii. Swan giaceva immobile, a parte il rapido sollevarsi e abbas-
sarsi del petto. Josh allung la mano per toccarla di nuovo, ma si trat-
tenne... perch la Maschera di Giobbe all'improvviso si spezz in due parti
e cadde dal viso di Swan.
Nessuno si mosse. Paul lasci uscire il fiato. Sister, troppo stordita, riu-
sciva solo a guardare fissamente.
Swan respirava sempre. Dal gancio alla parete Josh stacc il lume e lo
tenne sopra la testa di Swan.
Swan non aveva pi faccia. Fra i frammenti argillosi della maschera
spezzata, il viso di Swan era liscio e amorfo come una candela di cera, a
parte due piccoli fori per narici e una fessura per bocca. Con mano tre-
mante Josh le pass le dita sulla guancia destra. Sent una sostanza untuosa
che aveva la consistenza della paraffina. Sotto quella roba biancastra c'era
una sfumatura di pallida carne rosea.
Disse: Sister, ti spiace reggere il lume? Sister vide che cosa c'era nella
cavit e quasi svenne. Tienilo fermo, ora continu Josh. Dal secchio di
neve disciolta prese lo straccio; piano piano, con cautela, cominci a ripu-
lire la gelatina.
Dio mio! La voce di Josh tremava. Guardate. Guardate!
Glory e Paul vennero avanti, Aaron si alz sulla punta dei piedi.
Sister scost un frammento della Maschera di Giobbe e tocc un ricciolo
dei capelli di Swan. Era scurito dalla gelatina untuosa che lo ricopriva, ma
brillava d'oro cupo, con mches rosse. Era la chioma pi bella che avesse
mai visto e cresceva folta e robusta dal cuoio capelluto di Swan.
Aaron! disse Josh. Vai a chiamare Anna e Gene! Presto! Il bambino
corse fuori. Mentre Josh continuava a ripulire la pellicola, i lineamenti di
Swan cominciavano a rivelarsi.
Allora lui la guard in viso e le tocc la fronte. La febbre era scomparsa,
la temperatura pareva quasi normale. Swan teneva chiusi gli occhi, ma re-
spirava regolarmente. Josh decise di lasciarla dormire.
Cos' questo casino? disse Anna McClay, entrando.
Guarda rispose piano Josh. E si tir da parte.
Anna si blocc come se avesse urtato un muro; nel suo viso vecchio e
duro gli occhi si riempirono di lacrime.
69
Ecco qua, gente! Ora di colazione!
Robin Oakes sbuff con aria disinteressata, mentre Anna McClay porta-
va sulla veranda una pentola di minestra e alcune scodelle. Robin e i tre
piccoli banditi avevano trascorso la notte dormendo accanto al fal, insie-
me con gli altri sei o sette che montavano la guardia alla baracca di Glory.
Era un altro mattino freddo e buio; piccoli fiocchi di neve turbinavano nel
vento.
Su, forza! li sollecit Anna. Volete la colazione o no?
Robin si alz, con i muscoli irrigiditi, e pass davanti al cavallo legato al
palo di sostegno della veranda. Mulo aveva due coperte sulla schiena e
stava abbastanza vicino al fal da non rischiare congelamenti. I bambini
seguirono Robin e alcune altre persone si mossero a prendere anch'esse la
loro razione.
Anna vers una scodella di minestra. Robin arricci il naso. Ancora
questa schifezza? Non l'abbiamo gi mangiata a cena?
Certo. L'avrai anche per pranzo, quindi  meglio che ti piaccia.
Robin resistette all'impulso di gettare a terra la brodaglia. Sapeva che era
fatta con radici bollite e con qualche pezzetto di buona, vecchia carne di
topo. Ora perfino il cibo che distribuivano alla cafeteria dell'orfanotrofio
sembrava manna dal cielo; lui sarebbe andato a piedi fino in Cina, se aves-
se saputo di trovarvi un hamburger King Whopper. Si tolse dalla fila, in
modo che la persona seguente avesse la sua razione; port la scodella alle
labbra e bevve. Aveva trascorso una notte miserevole, nervoso e irrequie-
to; era riuscito alla fine a rubacchiare qualche ora di sonno, nonostante il
vecchio che, seduto accanto al fal, suonava il flauto. Robin gli avrebbe ti-
rato uno stivale, ma altri sembravano apprezzare sul serio quella musica
monotona; e aveva visto la faccia del vecchio risplendere alla luce del fuo-
co, mentre l'uomo faceva trillare le note nell'aria. Robin ricordava la musi-
ca heavy metal: accordi rumorosi di chitarra e rulli di batteria, come se il
mondo stesse per saltare in aria. Era quello il suo genere di musica... ma
gli venne in mente che il mondo era saltato in aria per davvero. Forse a-
desso era il momento della pace, pens. Pace nelle azioni, nelle parole e
nella musica, pure.
Maledizione, si disse; divento vecchio!
Si era svegliato una volta sola, in un momento imprecisato della notte. Si
era alzato a sedere, irrigidito e irritabile, per cercare un posto pi caldo,
quando aveva visto l'uomo in piedi dall'altra parte del fuoco, con il cappot-
to sporco che svolazzava nel vento, fermo a fissare la baracca di Glory.
Robin non ricordava la faccia dello sconosciuto; ma l'uomo si era aggirato
lentamente fra le figure addormentate, avvicinandosi a meno di sei metri
dalla veranda. Anna e Gene, seduti sui gradini e armati di fucile, sorve-
gliavano la porta, ma parlavano fra loro e non avevano badato all'estraneo.
Gene, con un brivido di freddo, si era alzato il colletto; e Anna si era scal-
date le dita soffiandovi sopra, come se fosse stata colta da un gelo improv-
viso.
L'uomo si era girato e si era allontanato a passo deciso. E forse Robin lo
ricordava proprio per questo particolare. Ma poi lui aveva cambiato posi-
zione e ripreso a dormire, finch gelidi cristalli di neve sulle palpebre non
l'avevano svegliato.
Quando riavremo le nostre armi? chiese ad Anna.
Finch Josh non lo dice.
Senti, signora mia! Nessuno mi toglie il fucile! Lo rivoglio!
Anna gli sorrise con indulgenza. Lo riavrai. Quando lo dice Josh.
Ehi, Anna! chiam Aaron, un po' pi avanti nella strada. Giocava con
Crybaby. Adesso puoi venire a vedere la magia?
Dopo rispose lei; e riprese a distribuire la brodaglia di radici e di carne
di topo. Cominci perfino a fischiettare, mentre lavorava: uno dei suoi mo-
tivetti preferiti, "Bali Ha'i" dalla rivista South Pacific.
Robin cap che per riprendersi il fucile avrebbe dovuto assalire la ba-
racca. N a lui n ai bambini era stato permesso d'entrare, da quando erano
arrivati l. Cominciava ad arrabbiarsi. Perch diavolo sei cos contenta?
disse, brusco.
Perch questo  un mattino grande e meraviglioso. Tanto meraviglioso
che nemmeno un teppista come te riesce a innervosirmi. Vedi? E gli
scocc un rapido sorriso che mise in mostra tutti i denti.
Cosa c' di tanto meraviglioso? Robin butt via il resto della minestra.
A me sembra uguale agli altri. Freddo e buio. Ma aveva notato che gli
occhi della donna erano diversi da prima: limpidi ed eccitati. Cosa succe-
de?
Venne fuori Sister, con la borsa di pelle che non abbandonava mai. In-
spir una boccata d'aria fredda per schiarisi il cervello, perch era stata a
vegliare Swan, insieme con gli altri, da molto prima dell'alba. Vuoi che
t'aiuti? domand ad Anna.
No, ce la faccio. Questa  l'ultima. Vers la minestra nell'ultima sco-
della. Tutti meno Robin erano tornati accanto al fal a mangiare la cola-
zione. Come sta?
Sempre uguale. Sister si stiracchi. Respira regolarmente, la febbre 
scomparsa... ma lei  sempre uguale.
Cosa succede? domand Robin.
Anna gli tolse la scodella vuota e la mise dentro la pentola. Quando
Josh vorr fartelo sapere, te lo dir. A te e a tutti gli altri.
Robin guard Sister. Che cos'ha, Swan? domand, con voce pi cal-
ma.
Sister lanci una rapida occhiata ad Anna, poi guard di nuovo il gio-
vane in attesa di una risposta che senz'altro meritava. Swan ...  cam-
biata.
Cambiata? In che cosa? In una rana? Sorrise, ma Sister non ricambi
il sorriso e lui torn serio. Perch non posso vederla? Non voglio mica
saltarle addosso! E poi, sono io che ho visto lei e il gigante in quel vetro.
Senza di me, non saresti qui. Questo non conta proprio niente?
Quando Josh dir... intervenne Anna.
Non parlo a te, mamma! la interruppe Robin e la fiss con quel suo
sguardo freddo e inespressivo. Anna trasal un istante, ma poi restitu lo
sguardo, con uguale intensit. Non me ne frega un accidente di quello che
Josh dice o vuole continu Robin, per niente scosso. Ho il diritto di ve-
dere Swan. Indic la borsa di pelle. Tu credi che quel cerchio di vetro ti
abbia guidato qui disse a Sister. Bene, non hai mai pensato che forse ha
guidato qui anche me?
L'idea diede a Sister da pensare. Forse il giovane aveva ragione. Era sta-
to l'unico, oltre lei, a scorgere nel cerchio di vetro un'immagine di Swan.
Allora? insist Robin.
E va bene decise Sister. Vieni dentro.
Ehi! Non credi che prima sia meglio chiedere a Josh?
No,  tutto a posto. Sister and alla porta e l'apr.
Perch non ti dai una pettinata? disse Anna, mentre Robin saliva i
gradini. Con quei capelli sembri un nido ambulante.
Lui le sorrise controvoglia. E tu perch non ti fai crescere un po' di ca-
pelli? Come quelli che hai sul viso. Pass davanti a Sister ed entr nella
baracca.
Prima di seguirlo, Sister domand ad Anna se Gene e Zachial avevano
trovato lo storpio nel carrettino rosso. Anna rispose che ancora non aveva
notizie dei due: erano via da un paio d'ore e cominciava a preoccuparsi.
Cosa vuoi da quello storpio? domand.  pazzo nella testa, tutto qui.
Pu darsi. E pu darsi pure che sia furbo come una volpe. Entr nella
baracca, mentre Anna andava a raccogliere le scodelle vuote. Ehi, Anna!
chiam Aaron. Adesso vieni a vedere la magia?
Dentro la baracca, Paul s'interessava alla macchina da stampa: l'aveva
aperta e con l'aiuto di Glory puliva ingranaggi e rulli. Glory guard con
diffidenza Robin accostarsi alla stufa e scaldarsi le mani, ma Paul le disse
che Robin era a posto e la donna riprese il lavoro.
Sister indic al giovane di seguirla. Mentre stavano per entrare nell'altra
stanza, la sagoma massiccia di Josh comparve nel vano della porta. Cosa
ci fa lui qui?
L'ho invitato io. Gli ho detto che pu vedere Swan.
Dorme ancora. O era spaventosamente esausta, oppure... c' qualcosa
che non va. Pieg la testa, in modo da fissare Robin. Non mi pare una
buona idea, farlo entrare.
Via, amico. Che mistero c'? Voglio solo vederla, nient'altro.
Josh lo ignor, ma non si spost dalla soglia. Si rivolse a Sister. Gene e
Zachial non sono ancora tornati?
No. Anna  preoccupata, e io pure.
Josh brontol qualcosa. Anche lui era preoccupato. Sister gli aveva par-
lato dell'uomo con la mano ardente, nel cinema della Quarantaduesima
strada, e di Doyle Halland, nel New Jersey. Gli aveva parlato dell'uomo
che percorreva in bicicletta un'autostrada della Pennsylvania, con un bran-
co di lupi alle calcagna, e che per un pelo non si era incontrato con lei, alla
stazione di soccorso di Homewood. Quell'uomo poteva cambiare faccia e
anche corpo, assumere qualsiasi aspetto, anche quello di uno storpio. Sa-
rebbe stato un ottimo travestimento: chi avrebbe sospettato che un uomo
senza gambe fosse pericoloso come un cane rabbioso fra un gregge di pe-
core? Ma lei non riusciva a capire come l'avesse trovata. Forse era venuto
l ad aspettarla. Secondo Anna, il signor Benvenuto era in paese solo da un
paio di giorni, ma questo non significava niente, perch forse era gi a
Mary's Rest, sotto altri panni. In ogni caso, bisognava ritrovare il signor
Benvenuto: Gene e Zachial erano andati a cercarlo, armati fino ai denti.
Josh ricord che Swan aveva detto: Era qui. L'uomo con l'occhio scar-
latto.
Mandiamo qualcuno a cercare Gene e Zachial? disse Sister.
Eh? rispose Josh, scuotendosi dai suoi pensieri.
Gene e Zachial. Dobbiamo cercarli?
No, ancora no. Josh avrebbe voluto andare con loro, ma Glory l'aveva
afferrato per la manica e gli aveva detto che lui doveva restare accanto a
Swan. Ha capito cos', si era detto Josh. E forse cercava anche di salvare la
vita a lui. L'uomo con l'occhio scarlatto ripet piano.
Come? Robin corrug la fronte, non molto convinto d'avere udito be-
ne.
Swan lo chiama cos. Josh non disse al giovane che nella didascalia di
quel particolare tarocco era scritto: IL DIAVOLO.
Giusto lo beff Robin. Voi due dovete avere una grande medicina
nascosta da qualche parte, gigante.
Magari. Josh decise che Robin era un tipo a posto: un po' spigoloso,
certo; ma chi non lo era, in quei giorni? Vado a prendere una tazza di caf-
f. Entra pure, ma solo per due minuti, capito? Aspett che il giovane an-
nuisse, poi pass nell'altra stanza. L'ingresso della camera di Swan era li-
bero.
Ma Robin esit. Aveva le mani sudate. Distingueva una figura distesa
sulla branda. Swan aveva la coperta tirata fino al mento; ma il viso era gi-
rato da una parte e lui non riusciva a vederlo.
Entra disse Sister.
Sono spaventato da morire, cap Robin, sorpreso. Che significa: "
cambiata"?  diventata... non so come dire... una specie di mostro?
Entra e guarda.
I piedi di Robin si rifiutavano di muoversi. Lei  assai importante, ve-
ro? Cio, se ha fatto crescere di nuovo il granturco, dev'essere davvero una
ragazza speciale. Vero?
Meglio che entri. Non sprecare i due minuti.
Gli diede una spinta. Robin entr nella stanza e Sister lo segu.
Robin si accost al letto. Era nervoso come se le suore dovessero dargli
bacchettate sulle mani perch aveva sputato addosso agli altri.
Vide i capelli d'oro sparsi sul guanciale. Splendevano come fieno appena
mietuto, ma erano macchiati qua e l da screziature rosse.
Con le ginocchia urt il bordo del letto. Era rimasto incantato da quei
capelli. Non ricordava pi che aspetto avessero, i capelli puliti.
Swan cambi posizione, si gir sulla schiena, mostr il viso.
Dormiva ancora, i lineamenti erano distesi in pace. I capelli fluivano
come criniera dalla fronte alta e priva di rughe; dalle tempie si dipartivano
striature di rosso, simili a lingue di fiamma in un campo dorato. Aveva il
viso ovale ed era... s, pens Robin. S. Era bellissima. La fanciulla pi bel-
la che avesse mai visto.
Le sopracciglia fra il biondo e il rossiccio formavano due mezzelune so-
pra gli occhi chiusi. Il naso era dritto, elegante; gli zigomi, ben rilevati; nel
mento c'era una fossetta a stella. La pelle era pallidissima, quasi diafana;
ricord a Robin la luna in una chiara notte d'estate nel mondo di una volta.
Il giovane lasci girare lo sguardo sul viso di Swan... ma timidamente,
come chi esplori un grazioso giardino privo di sentieri. Si chiese che aspet-
to avesse da sveglia, quale fosse il colore degli occhi, il suono della voce,
il movimento delle labbra. Non si stancava d'ammirarla. Sembrava figlia
del ghiaccio e del fuoco.
Svegliati, pens; per favore, svegliati.
Swan giaceva addormentata e immobile.
Ma in Robin si dest qualcosa.
Svegliati. Svegliati, Swan.
Gli occhi rimasero chiusi.
Una voce lo strapp bruscamente all'incantesimo. Josh! Glory, venite a
vedere! Quella vecchia zoccola di Anna! Chiamava da fuori.
Riport l'attenzione su Swan.
Vado a vedere cosa succede disse Sister. Torno subito. Robin non
la ud nemmeno.
Allung la mano per toccare la guancia di Swan, ma si trattenne. Non si
sentiva abbastanza pulito per toccarla. Aveva i vestiti laceri e incrostati di
sudore e di sporcizia, le mani sudice. Anna aveva ragione a dire che la sua
testa sembrava un nido d'uccelli. Perch diavolo gli era venuta l'idea d'infi-
larsi nei capelli piume e ossicini? A quel tempo pensava d'essere assai ele-
gante, adesso si sentiva solo sciocco.
Svegliati, Swan mormor. Nessuna reazione. Una mosca all'im-
provviso si libr sul viso di Swan; Robin l'afferr al volo e la schiacci
contro la gamba, perch uno sporco insetto non aveva niente a che fare con
lei. La mosca gli punse un po' la mano, ma lui non se ne accorse.
Rimase a fissare il viso di Swan e a pensare a tutte le cose che aveva
sentito dire sull'amore. Accidenti, pens; i ragazzi si metterebbero a ulula-
re, se mi vedessero in questo istante!
Ma Swan era cos bella che lui credette di sentirsi spezzare il cuore.
Sister sarebbe tornata da un momento all'altro. Se voleva fare quel che
desiderava intensamente, avrebbe dovuto sbrigarsi.
Svegliati mormor di nuovo. Visto che Swan non si muoveva, Robin
abbass la testa e le baci lievemente l'angolo della bocca.
Il calore delle sue labbra lo sorprese; il profumo della sua pelle gli parve
una debole brezza fra alberi di pesco. Il cuore gli batteva come la batteria
di un complesso heavy metal. Robin lasci che il bacio indugiasse. E indu-
giasse.
Poi vi pose termine, per paura che Sister o un altro entrassero di sor-
presa. Il gigante l'avrebbe sbattuto a calci cos in alto e cos lontano da far-
gli fare un giro su un satellite, se ancora ce ne fossero sta...
Swan si mosse. Robin ne fu sicuro. C'era stato un movimento... il so-
pracciglio, o l'angolo della bocca, o forse un fremito della guancia o della
mascella. Si chin su di lei, la faccia solo a qualche centimetro dalla sua.
Swan apr gli occhi all'improvviso.
Robin ne fu cos sorpreso che ritrasse di scatto la testa, come se lei fosse
una statua venuta in vita. Gli occhi erano azzurro scuro, punteggiati di ros-
so e d'oro, colori che gli ricordarono il cerchio di vetro. Swan si alz a se-
dere, si port la mano alle labbra, dove il bacio aveva indugiato; sulle pal-
lide guance fior un vivido rossore.
Alz la mano. E Robin, prima che potesse pensare a scansarsi, ricevette
sulla guancia uno schiaffo bruciante.
Arretr barcollando di qualche passo: ora anche lui aveva la guancia ar-
rossata, ma riusc bene o male a fare un sorriso sciocco. Non riusc a pen-
sare a niente di meglio da dire: Salve.
Swan si fiss le mani. Si tocc il viso. Si pass le dita sul naso, sulle
labbra; si tast la linea degli zigomi, del mento. Si sentiva scossa, sul pun-
to di piangere, non sapeva chi fosse il ragazzo con le piume e gli ossicini
nei capelli, ma l'aveva colpito perch credeva che stesse per assalirla. Ogni
cosa era confusa e pazzesca, ma aveva di nuovo un viso, vedeva chiara-
mente da tutt'e due gli occhi. Colse una fuggevole visione d'oro rossastro e
strinse fra le dita un lungo filo dei suoi stessi capelli. Lo fiss come se non
sapesse che cos'era. L'ultima volta che aveva capelli, ricord, era il giorno
in cui con la mamma era entrata in quella polverosa drogheria del Kansas.
I miei capelli erano biondo chiaro, ricord. Adesso avevano il colore del
fuoco.
Ci vedo! disse al ragazzo, mentre le lacrime le scivolavano sulle
guance lisce. Ci vedo di nuovo! Anche la voce, senza la Maschera di
Giobbe che premeva sulla bocca e sulle narici, era diversa: la voce mor-
bida e velata di una ragazza sul punto di diventare donna... e la voce trad
la tensione, mentre chiamava: Josh! Josh!
Robin corse fuori a chiamare Sister, conservando impressa nel cervello
l'immagine della ragazza pi bella che avesse mai visto.
Ma Sister non era nell'altra stanza. Era ferma ai piedi dei gradini, con
Glory e Paul.
Josh e Anna stavano ai fianchi di Aaron, a circa dieci metri dalla ve-
randa, quasi nel centro esatto della strada.
Aaron era l'oggetto di tanta attenzione. Vedi? diceva. Ti avevo detto
che era magia! Basta sapere come tenerla!
I due rametti che sporgevano ad angolo da Crybaby erano in equilibrio
sulla punta degli indici di Aaron. L'altra estremit della bacchetta da rab-
domante si muoveva su e gi, su e gi, come una pompa. Aaron, tutto oc-
chi e denti luccicanti, sorrise con orgoglio al trucco magico, mentre altra
gente si radunava.
Credo che tu abbia trovato un pozzo disse Josh, stupito.
Eh? disse Aaron, mentre Crybaby continuava a indicare la via verso
l'acqua pura.
Ai piedi dei gradini, Sister sent una mano afferrarle la spalla. Si gir e
vide Robin, l fermo. Cercava di parlare, ma era cos sconvolto da non riu-
scire a spiccicare parola. Sulla guancia aveva l'impronta rossa di una ma-
no. Sister stava per scostarlo e precipitarsi nella baracca, quando Swan
comparve nel vano della porta, con la coperta avvolta attorno al corpo ma-
gro e l'andatura incerta d'un cerbiatto nato da poco. Socchiuse gli occhi e
batt le palpebre nella luce fioca e grigia.
Sarebbe bastato un fiocco di neve, per gettare a terra Sister. Robin mor-
mor: Oh, come se avesse ricevuto un colpo... e Sister cap.
Anna alz gli occhi dalla bacchetta. Josh si gir e vide quel che gli altri
avevano gi visto.
Avanz di qualche passo, poi si lanci in una corsa che avrebbe steso
sulla schiena anche Haystacks Muldoon. La gente s'affrett a togliersi di
mezzo.
Josh sal con un balzo i gradini. Swan gi tendeva le braccia verso di lui,
era sul punto di cadere. Josh l'afferr appena in tempo, la sollev in aria, la
strinse al petto. Grazie, Signore, pens, grazie di avermi restituito mia fi-
glia!
Abbass la testa deforme contro la spalla di Swan e scoppi a piangere...
e questa volta a Swan non parve un suono di dolore, ma un canto di gioia
ritrovata.

DODICI:
le vere facce

Il figlio del signor Caidin / Visita al Redentore / Una vera signora / As-
salto alla roccaforte / La tana
70
Swan camminava tra i filari di granturco verde e rigoglioso, mentre fioc-
chi di neve sfrigolavano sui fal. Ai lati aveva Josh e Sister, affiancati da
due uomini armati di fucile che stavano in guardia contro le linci rosse... o
qualsiasi altro tipo di predatore.
Erano passati tre giorni dal suo risveglio. Per proteggersi dal freddo
Swan indossava il cappotto che Glory aveva cucito per lei utilizzando rita-
gli di stoffa di vari colori e portava un berretto bianco lavorato a maglia,
uno dei molti capi di vestiario che i riconoscenti abitanti di Mary's Rest le
avevano lasciato in dono e che lei aveva in gran parte distribuito a chi pos-
sedeva solo stracci.
I suoi occhi di un intenso azzurro scuro con pagliuzze rosse e dorate
contemplarono i nuovi steli di granturco, ormai alti pi d'un metro, che
cominciavano a diventare d'un verde pi cupo. Dall'orlo del berretto, i ca-
pelli svolazzavano come lingue di fuoco. Le pelle era ancora molto pallida,
arrossata sulle guance dal vento freddo; il viso scarno avrebbe avuto biso-
gno di cibo per rimpolparsi, ma questo sarebbe avvenuto pi tardi. Per il
momento l'attenzione di Swan era concentrata sul granturco.
I fal ardevano qua e l nel campo; volontari di Mary's Rest stavano di
guardia notte e giorno per tenere lontano linci rosse, corvi e qualsiasi cosa
potesse rovinare il granturco. Di tanto in tanto, un altro gruppo di volontari
portava secchi e ramaioli per distribuire l'acqua potabile del nuovo pozzo,
scavato due giorni prima. A chi l'assaggiava, quell'acqua risvegliava ricor-
di di cose quasi dimenticate: il profumo della fredda e pulita aria di mon-
tagna; la dolcezza dei dolci di Natale; preziosi liquori invecchiati cinquan-
t'anni in bottiglia prima della degustazione; decine di altre cose, ciascuna
unica, ciascuna parte d'una vita pi felice. Non bevendo pi acqua ricavata
dalla neve radioattiva, la gente gi si sentiva rinvigorita, non aveva pi mal
di gola, emicrania e altri malanni.
Gene Scully e Zachial Epstein non erano tornati, ma nessuno ne aveva
ritrovato i cadaveri. Sister, comunque, era sicura che fossero morti. Ed era
anche sicura che "l'uomo con rocchio scarlatto" si trovasse ancora a Mary's
Rest. Teneva pi stretta che mai la borsa di pelle, ma ora si domandava se
quel mostro non avesse perso interesse nel cerchio di vetro e non avesse
spostato l'attenzione su Swan.
Sister e Josh avevano discusso sulla natura dell'uomo con l'occhio scar-
latto. Sister forse non credeva al Diavolo con le corna e la coda biforcuta,
ma conosceva abbastanza bene il Male. Se l'uomo li aveva cercati per sette
anni, non era certo onnisciente. Astuto, s; e forse dotato d'intuizione ecce-
zionale; e poteva cambiare faccia a piacimento e con un semplice tocco
appiccare fuoco alle persone; ma era anche imperfetto e stupido. Forse la
sua maggiore debolezza era proprio il credersi tanto pi intelligente degli
esseri umani.
Swan si accost a uno degli steli pi piccoli, con foglie ancora chiazzate
delle macchie rosse del sangue seminato dalle sue mani. Si tolse un guanto
e tocc lo stelo sottile, sent il formicolio che risaliva dai piedi, si muoveva
lungo le gambe e la spina dorsale, attraversava il braccio e le dita, si river-
sava nella pianticella, come corrente elettrica a basso voltaggio. Fin da
bambina l'aveva ritenuta una sensazione normale; ma ora si chiedeva se il
suo corpo, in un certo modo, non fosse simile a Crybaby: era ricettivo e
traeva energia dalla batteria elettrica della terra e la incanalava verso semi,
alberi, piante. Forse non ne avrebbe mai capito le reale natura; ma se chiu-
deva gli occhi, vedeva ancora le scene meravigliose che il cerchio di vetro
le aveva mostrato e sapeva a quale compito dedicare la vita.
Dietro suo suggerimento, stracci e vecchi giornali erano stati legati alla
base delle piantine, per riparare il pi possibile le giovani radici. Tra i fila-
ri, la terra dura era stata sbriciolata; ogni metro e mezzo, era stato scavato
un buco, nel quale veniva versata l'acqua pura; se si tendeva l'orecchio con
attenzione e se il vento non soffiava, si poteva udire l'ansito della terra che
si abbeverava.
Swan continu l'ispezione, fermandosi di tanto in tanto a toccare uno
stelo o a impastare il terriccio. Sembrava che dalle sue dita scaturissero
scintille. Ma lei era a disagio, attorniata da tanta gente... soprattutto da
uomini armati. Trovava bizzarro che ci fossero persone che la sorve-
gliavano, che desideravano toccarla, che le regalavano vestiti togliendoseli
di dosso. Non si era mai sentita speciale, e non si sentiva speciale neppure
adesso. Far crescere il granturco era solo un dono di natura, come quello di
Glory che le aveva cucito il cappotto, o quello di Paul che aveva rimesso
in funzione la piccola macchina da stampa. Ognuno aveva il suo talento.
Percorse ancora alcuni passi. Si accorse che qualcuno la fissava. Gir la
testa per guardare alle sue spalle in direzione di Mary's Rest e lo vide in
piedi al limitare del campo, con i capelli lunghi che svolazzavano nel ven-
to.
Sister segu lo sguardo di Swan e anche lei lo vide. Si era accorta che
Robin Oakes aveva gironzolato attorno a loro per tutta la mattina, ma sen-
za avvicinarsi. Negli ultimi tre giorni Robin aveva declinato tutti gli inviti
a entrare nella baracca di Glory: si accontentava di dormire accanto al fuo-
co. Ma Sister not con interesse che si era tolto dai capelli piume e ossici-
ni. E vide anche Swan arrossire, prima di girare in fretta lo sguardo. Josh,
occupato a tenere d'occhio i boschi per paura delle linci, non si accorse del
piccolo dramma. Gli uomini sono tutti uguali, si disse Sister; vedono gli
alberi, ma non la foresta.
Crescono bene disse Swan a Sister, per togliersi di mente Robin Oa-
kes. La voce era nervosa e un po' acuta. I fuochi mantengono tiepida l'a-
ria, qui intorno. Credo che il granturco cresca bene.
Sono felice di saperlo disse Sister. Sotto la Maschera di Giobbe, sorri-
se.
Swan era soddisfatta. Pass da ogni fal a parlare con i volontari, per
vedere se qualcuno aveva bisogno del cambio, o di acqua, o di una sco-
della della minestra di radici che Glory, Anna o una delle altre donne tene-
vano sempre pronta. Ringrazi tutti perch collaboravano a sorvegliare il
campo e a scacciare i corvi che vi giravano sopra. Certo, anche i corvi a-
vevano bisogno di cibo: ma che lo cercassero altrove. Swan not che una
ragazza non aveva guanti e le diede i suoi. La pelle morta si squamava an-
cora dal palmo delle mani, ma in pratica le scorticature erano guarite.
Swan si ferm davanti all'asse di legno che segnava la tomba di Rusty.
Ancora non ricordava nulla di quella terribile notte, a parte il sogno ri-
guardante l'uomo dall'occhio scarlatto. Non aveva avuto il tempo di dire a
Rusty quanto bene gli volesse. Lo ricordava quando faceva comparire e
scomparire palline rosse, nel numero di magia dello Spettacolo viaggiante
e si guadagnava una scatola di fagioli o di macedonia di frutta. Adesso la
terra lo aveva in s, lo stringeva fra le braccia perch dormisse un sonno
lungo e indisturbato. E la magia di Rusty viveva ancora... in lei, in Josh,
negli steli verdi che ondeggiavano nel vento, con la promessa di altra vita
futura.
Swan, Josh e Sister tornarono indietro, accompagnati dalle due guardie
armate. Swan e Sister notarono che Robin Oakes era gi sparito. E Swan
prov una punta di delusione.
Una torma di bambini festanti circond Swan, mentre percorrevano i vi-
coli diretti alla baracca di Glory. Sister osservava con trepidazione ogni vi-
colo, aspettandosi un movimento improvviso e repentino... e credette di
udire il cigolio del carrettino rosso, da qualche parte l intorno; ma il rumo-
re svan e non fu sicura che ci fosse stato davvero.
Un uomo alto e magro, con cheloidi azzurro chiaro impresse in dia-
gonale sulla faccia, li aspettava ai piedi della scaletta, parlando con Paul
Thorson. Paul aveva le mani macchiate di marrone scuro, a causa del fan-
go e delle tinture che lui e Glory mescolavano per ottenere una specie d'in-
chiostro utilizzabile per il giornalino locale. Nella strada e intorno alla ba-
racca c'erano decine di persone venute a dare un'occhiata a Swan; le apri-
rono un varco, mentre lei si avvicinava all'uomo in attesa.
Sister si frappose, tesa e pronta a tutto. Ma dallo sconosciuto non pro-
venne nessuna ondata di gelo, fetida e repellente... solo l'odore del corpo.
Gli occhi dell'uomo avevano quasi lo stesso colore delle cheloidi. Indossa-
va un leggero cappotto di tela ed era a capo scoperto. Ciocche di capelli
neri scendevano dallo scalpo segnato dalle ustioni.
Il signor Caidin aspettava di vedere Swan disse Paul.  a posto. Si-
ster si rilass subito, fidandosi del giudizio di Paul. La sua storia mi sem-
bra interessante.
Caidin si gir verso Swan. Io e la mia famiglia viviamo laggi disse,
con un gesto in direzione della chiesa incendiata. Aveva la cadenza piatta
del Midwest e la voce scossa, ma chiara. Mia moglie e io abbiamo tre fi-
gli. Il maggiore ha sedici anni; fino a stamattina aveva in faccia la stessa
cosa che mi sembra aveva anche lei. Con la testa indic Josh. Come
quella. Le escrescenze.
La Maschera di Giobbe disse Sister. Cosa significa, fino a stamat-
tina?
Ben aveva febbre altissima. Era cos debole da non riuscire a muoversi.
E poi, stamattina presto, la maschera si  aperta.
Sister e Swan si scambiarono un'occhiata.
Ho sentito dire che a lei  accaduta la stessa cosa continu Caidin.
Sono qui per questo. So che un mucchio di gente desidera vederla, ma...
potrebbe venire da me a dare un'occhiata a Ben?
Non credo che Swan possa fare qualcosa per suo figlio disse Josh.
Non  un medico.
Non si tratta di questo. Ben sta benissimo. Ringrazio Iddio che quella
roba si sia aperta, perch respirava a stento. Solo che... Guard di nuovo
Swan.  diverso termin a bassa voce. Per favore, venga a vederlo.
Non ci vorr molto.
L'espressione intensa dell'uomo commosse Swan. La ragazza annu e se-
guirono Caidin nella via, in un vicolo fra le macerie annerite della chiesa
di Jackson Bowen, in mezzo al labirinto di baracche, casupole, mucchi di
rifiuti umani e di detriti e perfino di scatole di cartone che alcuni avevano
ammucchiato per ripararsi.
Attraversarono una pozza di fango che arrivava fino alle caviglie e sali-
rano il paio di gradini che portava a una baracca anche pi piccola e piena
di correnti d'aria di quella di Glory. Nell'unica stanza, uno strato isolante di
vecchi giornali e riviste era stato inchiodato sulle pareti, tanto che dapper-
tutto c'erano titoli ingialliti, articoli, fotografie di un mondo morto.
La moglie di Caidin, giallastra in faccia alla luce dell'unico lume, reg-
geva fra le braccia magre un neonato addormentato. Un bambino di una
decina d'anni, fragile e timoroso, si teneva stretto alle gambe della madre e
cerc di nascondersi, quando entrarono gli sconosciuti. La stanza contene-
va un divano con le molle rotte, una vecchia macchina per lavare, a mano-
vella, e una stufa elettrica nella quale pezzetti di legno, braci e spazzatura
tenevano in vita un focherello triste che mandava un debole tepore. Una
sedia di legno era sistemata vicino al mucchio di materassi stesi per terra,
sui quali il primogenito dei Caidin era disteso sotto una ruvida coperta
marrone.
Swan si accost a guardare in viso il ragazzo. Attorno alla testa c'erano
pezzi della Maschera di Giobbe, simili a cocci di terracotta grigia; la so-
stanza viscida e gelatinosa era ancora incollata all'interno dei frammenti.
Il ragazzo, con la faccia cerea e gli occhi ancora lucidi di febbre, cerc
di alzarsi a sedere, ma era troppo debole. Si scost dalla fronte i capelli
folti e scuri. Tu sei quella, vero? disse. La ragazza che ha fatto crescere
il granturco.
S.
Una cosa magnifica davvero. Il granturco si presta a un mucchio di u-
si.
Penso di s. Swan esamin i lineamenti del ragazzo; la pelle era liscia
e priva di difetti, quasi trasparente alla luce del lume. La mascella era forte
e quadrata, il naso dal setto sottile era leggermente appuntito. Nel com-
plesso, era un bel ragazzo e Swan pens che sarebbe diventato un bell'uo-
mo, se fosse sopravvissuto.
Certo! Questa volta il ragazzo riusc a mettersi a sedere, con occhi
scintillanti d'eccitazione. Puoi friggerlo e bollirlo, farne ciambelle e torte,
perfino ricavarne olio. E anche whisky. So tutto, perch a scuola avevo fat-
to un'esercitazione scientifica sul granturco. Ho vinto il primo premio alla
fiera. S'interruppe, poi si tocc la guancia sinistra, con mano tremante.
Cosa m' successo?
Swan diede un'occhiata a Caidin, che rivolse a lei, a Josh e a Sister un
segno, per invitarli a uscire.
Girandosi, Swan not il titolo di un giornale incollato alla parete: CON-
FERENZA SUL DISARMO KO PER L'OK A "GUERRE STELLARI" .
Pi sotto, c'era la fotografia di uomini dall'aria importante, in giacca e cra-
vatta, che sorridevano e alzavano la mano in chiss quale celebrazione di
vittoria; sembravano molto soddisfatti di s, indossavano abiti puliti e
nuovi, erano ben pettinati, tutti avevano il viso rasato. Swan si domand se
uno di loro si fosse mai accucciato sopra un secchio per andare a gabinetto.
Usc a raggiungere gli altri.
Suo figlio  un bel ragazzo diceva Sister a Caidin. Dovrebbe essere
contento.
Sono contento. E ringrazio Iddio che quella roba gli sia caduta dal viso.
Ma non  questo, il punto.
Va bene. Qual ?
Quella non  la faccia di mio figlio. Almeno... non  la faccia che aveva
prima di beccarsi quella robaccia.
Anche Swan rimase ustionata, quando caddero le bombe disse Josh.
Nemmeno lei ha l'aspetto di prima.
Mio figlio non rimase sfigurato il 17 luglio replic con calma Caidin.
Non ebbe nemmeno un graffio.  sempre stato un bravo ragazzo, mia
moglie e io lo amiamo molto, ma... Ben  nato con una voglia rossa che gli
copriva tutto il lato sinistro del viso, una macchia di vino. E con una mal-
formazione alla mascella. L'abbiamo fatto operare da uno specialista a Ce-
dar Rapids, ma il guaio era cos serio che... che non c'erano molte speran-
ze. Per Ben ha sempre avuto coraggio. Ha voluto frequentare la scuola
normale ed essere trattato come chiunque altro, n pi n meno. Guard
Swan. Il colore degli occhi e dei capelli  sempre lo stesso; la forma del
viso  identica. Ma la voglia  sparita e la mascella non  pi deforme e...
La voce gli mor, mentre scuoteva la testa.
E? lo incit Sister.
Caidin esit, cerc di trovare le parole, la guard negli occhi. Gli dice-
vo sempre che la vera bellezza  all'interno, nel cuore e nell'anima. Una
lacrima rotol sulla guancia destra di Caidin. Ora Ben ha l'aspetto della
persona che racchiudeva dentro di s. Penso che... che la faccia della sua
anima si  rivelata. Non sapeva se ridere o piangere.  un'idea tanto
pazza?
No rispose Sister.  un'idea meravigliosa. Ben  un bel ragazzo.
Lo  sempre stato disse Caidin; questa volta si permise di sorridere.
L'uomo torn alla sua famiglia e gli altri ripercorsero in silenzio il la-
birinto di vicoli fangosi fino alla strada, ciascuno immerso nei propri pen-
sieri: Josh e Sister pensavano alla storia di Caidin e si chiedevano se anche
la loro Maschera di Giobbe si sarebbe spaccata... e che cosa ne sarebbe u-
scito; Swan ricordava le parole di Leona Skelton: Ciascuno ha due facce,
bambina mia... la faccia esterna e la faccia interna. Una faccia sotto l'altra,
capisci. Quella interna  la tua vera faccia e se fosse portata in superficie
mostreresti al mondo che tipo di persona sei.
Swan ricord di avere domandato: Portata in superficie? Ma come?
E Leona aveva sorriso. Be', Dio non ha ancora escogitato il modo. Ma
Egli lo trover...
La faccia della sua anima si  rivelata, aveva detto il signor Caidin.
Ma Egli lo trover...
...faccia della sua anima...
Ma Egli lo trover...
Arriva un camion!
C' un camion!
Lungo la strada avanzava molto lentamente un camioncino scoperto, con
le fiancate e il cofano incrostati di ruggine. Tutt'intorno una marea di gente
vociava e rideva. Da un mucchio di tempo gran parte di loro non vedeva
un'auto o un camion funzionanti. Josh pos la mano sulla spalla di Swan;
Sister rimase dietro di loro, sul ciglio della strada, mentre il camioncino ar-
rivava sferragliando.
Eccola qui, signore! grid un bambino, arrampicandosi sul paraurti
anteriore e sul cofano.
Il camioncino si arrest, tirandosi dietro la scia di gente. Il motore bal-
bett, schiocc, ebbe un ritorno di fiamma; ma il veicolo avrebbe potuto
essere una Cadillac nuova di zecca, da come la gente si spingeva per tocca-
re la lamiera corrosa. L'uomo al volante, un tipo dal viso grassoccio, con
un berretto da baseball rosso e fra i denti il mozzicone d'un vero sigaro,
guard stancamente dal finestrino la folla eccitata, come se non sapesse
bene in quale manicomio s'era cacciato.
Swan  proprio qui, signore! disse il bambino appollaiato sul cofano,
indicandola. Parlava con l'uomo seduto a fianco del guidatore.
La portiera si apr; un uomo dai capelli ricci e bianchi, con una lunga
barba incolta sul viso rugoso, si sporse dal camioncino e allung il collo.
Gli occhi castano scuro, passarono in rassegna la folla. Dove? disse
l'uomo. Non la vedo.
Ma Josh cap chi era venuto a cercare quell'uomo. Alz un braccio e dis-
se: Swan  qui, Sly!
Sylvester Moody riconobbe il gigante... e cap con un sobbalzo perch
quando l'aveva conosciuto portasse la maschera da sci nera. Spost lo
sguardo sulla ragazza al suo fianco e per un momento rimase senza parole.
Cristo santissimo! esclam infine, scendendo dal camioncino.
Esit, non ancora sicuro che fosse proprio lei; diede un'occhiata a Josh e
lo vide annuire. La tua faccia! disse.  guarita!
 successo qualche giorno fa disse Swan. E credo che anche altri
comincino a guarire.
Se il vento avesse soffiato un po' pi forte, lo avrebbe buttato a terra.
Sei bella disse Sly. Oh, Signore... sei bellissima! Si gir verso il ca-
mioncino. Bill! La ragazza  qui! Swan  qui! Bill McHenry, il vicino di
Sly e proprietario del camion, apr cautamente la portiera e scese.
Abbiamo passato l'inferno, su quella strada! si lament Sly. Ancora
un sobbalzo e addio schiena! Fortuna che ci siamo portati benzina di scor-
ta, altrimenti gli ultimi trenta chilometri li facevamo a piedi! Si guard
intorno, alla ricerca di un altro. Dov' il cowboy? domand.
L'abbiamo seppellito alcuni giorni fa disse Josh. In un campo qui vi-
cino.
Oh! Sly corrug la fronte. Mi spiace. Davvero una brutta notizia.
Sembrava proprio un tipo per bene.
E lo era. Josh pieg la testa a guardare il camioncino. Cosa ci fai,
qui?
Sapevo che andavate a Mary's Rest. L'avete detto quando avete lasciato
la fattoria. Sono venuto a farvi visita.
Perch? Ci sono almeno ottanta chilometri di strada dissestata, da casa
tua!
Come se le mie natiche doloranti non lo sapessero! Dio onnipotente, mi
siederei volentieri su un bel cuscino morbido! Si accarezz il deretano.
Non  certo un viaggio di piacere ammise Josh. Ma lo sapevi anche
tu, prima d'iniziarlo. Non hai ancora detto perch hai fatto tutta questa
strada.
No. Gli occhi scintillarono. Non mi pare proprio. Diede un'occhiata
alle baracche di Mary's Rest. Dio santo,  un villaggio o un cesso pubbli-
co? Cos' quest'odore spaventoso?
Se ti fermi un poco, ti abitui.
Be', star qui un giorno solo. Mi basta un giorno per pagare il debito.
Debito? Quale debito?
Il debito che ho con Swan, e con te che l'hai portata alla mia porta. Tira
via, Bill!
E Bill McHenry, che si era spostato sul retro del camioncino, tir via il
telo che copriva il cassone.
Il camion era pieno di piccole mele rosse, duecento o anche pi.
Alla vista delle mele, ci fu un'esclamazione collettiva di sorpresa che
pass come un'onda sulla folla di spettatori. Il profumo di mele fresche ad-
dolc l'aria. Sly scoppi a ridere come un matto; si arrampic sul cassone e
prese una pala.
Ti ho portato un po' di mele del mio albero, Swan! grid, con un gran
sorriso. Dove le scarico?
Swan non seppe che cosa dire. Non aveva mai visto tante mele, se non
nei supermercati. Erano color rosso vivo, ciascuna grossa come un pugno
di bambino. Rimase a fissarle, con l'impressione di passare da sciocca...
ma cap dove doveva farle scaricare. L rispose, indicando la gente che
si affollava alla sponda del camioncino.
Sly annu. S, signora. Prese una palata di mele e la gett sulla testa
della gente.
Le mele piovvero dal cielo e gli abitanti affamati di Mary's Rest le pre-
sero al volo mentre cadevano. Mele rimbalzarono sulla testa, sulla schiena,
sulle spalle delle persone, ma nessuno vi bad. Ci fu un ruggito di voci,
mentre altri arrivavano di corsa dai vicoli e dalle baracche, saltando e bat-
tendo le mani, per prendersi una mela. Sly Moody continu a lavorare di
pala; dai vicoli arriv ancora gente, ma non ci furono liti per accaparrarsi
le preziose leccornie. Sly rideva come fuori di s, voleva dire a Swan che
due giorni prima si era svegliato e aveva trovato il suo albero con i rami
che quasi strisciavano per terra sotto il peso di centinaia di mele. E mentre
le raccoglieva, gemme nuove gi spuntavano e l'intero ciclo incredibilmen-
te breve stava per ripetersi. Era la cosa pi sorprendente, pi miracolosa,
che avesse mai visto in vita sua: un albero che sembrava pronto a produrre
ancora centinaia di mele... forse migliaia. Lui e Carla avevano gi riempito
fino all'orlo secchi e barili.
A ogni palata di mele, si alzava un ruggito di grida e di risate. La folla
accorreva da tutte le direzioni, le mele rimbalzavano e rotolavano a terra.
Swan, Sister e Josh furano urtati e spinti da parte; a un tratto Swan si sent
portare via dalla folla come una canna nel fiume. Ud il grido di Sister:
Swan!; ma ormai era a dieci metri da lei e Josh faceva del suo meglio
per aprirsi la strada senza far male a nessuno.
Una mela colp la spalla di Swan, cadde a terra davanti a lei, rotol li vi-
cino. Swan si chin a raccoglierla; e mentre stringeva le dita intorno alla
mela, un paio di malconci stivali marrone avanz a un metro da lei.
Swan sent freddo. Un freddo penetrante, che le indolenziva le ossa.
E cap di chi si trattava.
Il cuore prese a batterle all'impazzata. L'uomo con gli stivali marrone
non si mosse: la gente non lo urtava, quasi respinta dal senso di gelo. Le
mele continuarono a cadere e la folla venne avanti, ma nessuno raccolse
quelle rotolate fra Swan e l'uomo che la fissava.
Swan quasi cedette all'impulso di chiamare in aiuto Josh o Sister... ma
cap che lui non aspettava altro. Appena avesse aperto bocca, la mano ar-
dente le avrebbe stretto la gola.
Era cos atterrita da rischiare di farsela addosso. Strinse i denti, piano
piano si raddrizz, con la mela in mano, e lo guard, perch voleva vedere
la faccia dell'uomo con l'occhio scarlatto.
L'uomo aveva l'aspetto di un nero magrissimo con jeans e T-shirt dei
Boston Celtics sotto il cappotto verde oliva, un fazzoletto rosso al collo.
Gli orribili occhi penetranti erano color dell'ambra chiara.
Si fissarono. Swan vide il bagliore di un incisivo d'argento, quando lui
sogghign.
Sister era troppo lontana. Josh lottava ancora per aprirsi un varco tra la
folla. L'uomo con l'occhio scarlatto era a un metro da lei. A Swan parve
che tutti girassero intorno a loro due, in un lento movimento da incubo;
che fossero soli in una stasi temporale. La sua sorte dipendeva da lei stes-
sa, perch non c'era nessuno che potesse aiutarla.
Swan not anche un'altra cosa, negli occhi del mostro, sotto il velo d'o-
dio gelido e animalesco: una luce pi profonda... quasi umana. L'aveva vi-
sta anche negli occhi di zio Tommy, la notte in cui le aveva calpestato i
fiori: un desiderio represso, per sempre tagliato fuori dalla luce, impazzito
come una tigre nella gabbia buia. Era sciocca arroganza e orgoglio bastar-
do, era stupidit e rabbia attizzate a livello d'energia atomica; ma ricordava
anche un bambino piangente e sperso.
Swan cap la natura di quell'uomo, che cosa aveva fatto e che cosa a-
vrebbe fatto. E in quell'istante d'intuizione allung la mano verso di lui... e
gli offr la mela.
Ti perdono gli disse.
Il sogghigno dell'altro s'incrin come l'immagine in uno specchio rotto
di colpo.
L'uomo batt le palpebre, incerto. Nei suoi occhi Swan vide fuoco e fe-
rocia, un nucleo di dolore al di l dell'umana sofferenza, cos furioso che
quasi le lacer il cuore. Era un urlo avvolto in fili di paglia, un'essenza pic-
cola, debole e maligna che digrignava i denti dietro una facciata mostruo-
sa. Swan vide di che cosa era fatto e lo cap assai bene.
Prendila gli disse. Era terrorizzata, ma capiva che lui l'avrebbe as-
salita, al primo segno di paura.  il momento.
Il sogghigno svan. Gli occhi andarono rapidamente dal viso di Swan al-
la mela e viceversa, come un micidiale metronomo.
Prendila lo sollecit lei; il sangue le pulsava nelle orecchie con tale
forza da non permetterle nemmeno di udire la propria voce.
L'uomo la fiss negli occhi, le sond la mente come un gelido scalpello
da ghiaccio. Piccoli tagli qui e l, e poi un tenebroso esame dei ricordi.
Ogni momento della sua vita era come invaso, raccolto, insozzato da mani
sporche, buttato via. Ma Swan mantenne fermo lo sguardo e non si ritir
davanti a lui.
L'uomo torn a fissare la mela e il gelido scalpello smise di pungere la
mente di Swan. I suoi occhi si velarono, la bocca si apr, dalla cavit stri-
sci fuori una mosca verde che gir debolmente intorno alla testa di Swan
e cadde nel fango.
La mano si alz. Lentamente, molto lentamente.
Swan non la guard, ma intu che si ergeva come la testa d'un cobra. A-
spettava che s'infiammasse. Ma la mano non s'infiamm.
Le dita si tesero verso la mela.
E Swan vide che la mano tremava.
Lui quasi prese la mela.
Quasi.
L'altra mano scatt ad afferrare il polso, a tirare indietro la mano colpe-
vole e bloccarla con il mento. L'uomo emise un gemito sospiroso che par-
ve il vento fra gli spalti merlati dei castelli dell'inferno. Si ritrasse da
Swan, con i denti serrati in un ringhio; per un istante perdette il controllo
di s: un occhio si schiar in celeste, pigmenti bianchi chiazzarono la carne
color ebano. Una seconda bocca, piena di lucide protuberanze bianche, si
spalanc come una cicatrice lungo lo zigomo destro.
Nei suoi occhi c'erano l'odio, la rabbia, il desiderio di quel che non pote-
va mai essere.
L'uomo si gir e fugg: la stasi temporale s'interruppe, la folla turbin di
nuovo intorno a Swan, afferrando le ultime mele. Josh era solo a qualche
passo, cercava di proteggerla. Ma ormai, cap Swan, era tutto finito. Non le
occorreva pi protezione.
Qualcuno le prese di mano la mela.
Swan guard negli occhi di Robin.
Mi auguro che sia per me disse lui. E sorrise prima di addentarla.
Corse fra i vicoli fangosi di Mary's Rest, con la mano bloccata sotto il
mento, e non sapeva dove andava. La mano si tese e trem, quasi cercasse
di liberarsi, guidata da volont propria. Cani randagi si dispersero in fretta
davanti a lui, che inciamp nei detriti e cadde nel fango, si rialz e prose-
gu barcollando.
E se qualcuno avesse visto la sua faccia, avrebbe assistito a migliaia di
trasformazioni.
Troppo tardi, grid dentro di s. Troppo tardi! Troppo tardi!
Aveva pensato di darle fuoco, l fra la gente, e ridere guardandola danza-
re. Ma nei suoi occhi aveva visto il perdono: non poteva sopportare una
cosa simile. Perdono, perfino per lui!
Aveva quasi preso la mela; per un istante aveva desiderato prenderla,
quasi a fare il primo passo in un corridoio buio che riportava alla luce. Ma
poi la rabbia e il dolore erano divampati dentro di lui. Aveva sentito di-
storcersi le pareti stesse dell'universo, le ruote del tempo iniziare a incep-
parsi e a bloccarsi. Troppo tardi! Troppo tardi!
Ma non aveva bisogno di nessuno e di nulla, per sopravvivere, si disse.
Aveva, e avrebbe, sopportato. Questa era la sua festa. Era sempre andato
avanti da solo. Sempre andato avanti da solo. Sempre andato avanti...
Un grido echeggi al limitare di Mary's Rest: coloro che lo udirono,
pensarono che a mandarlo fosse una creatura scorticata viva.
Ma la maggior parte della gente era occupata a raccogliere mele, a man-
giarle vociando e ridendo. E non lo ud.
71
Un cerchio di torce illuminava la notte, lungo il perimetro dell'enorme
parcheggio, venti chilometri a sud delle macerie di Lincoln, nel Nebraska.
Al centro del parcheggio c'era un complesso di edifici in mattoni, collegati
da passaggi coperti, con lucernari e ventilatori nei tetti piatti. Sulla parete
di un edifico che fronteggiava la Statale 77 Sud, alcune lettere metalliche
arrugginite dicevano: CENTRO DI VEN ITA ORE NBRIAR.
Al limitare ovest del parcheggio, i fari di una jeep lampeggiarono due
volte. Venti secondi dopo ci fu la risposta: un duplice lampo di fari, prove-
niente da un camioncino con il parabrezza corazzato, fermo nelle vicinanze
di un ingresso del mall, la zona pedonale ricca di negozi.
Ecco il segnale disse Roland Croninger. Avanti.
Judd Lawry guid lentamente la jeep nel parcheggio, diretto verso i fari
che diventavano sempre pi grandi mentre il camioncino s'avvicinava. Le
gomme sobbalzavano su mattoni, pezzi di metallo, vecchie ossa e altri de-
triti sparsi sul cemento scivoloso per la neve. Alle spalle di Roland sedeva
un soldato armato di mitra; Lawry portava nella fondina ascellare una .38;
Roland era disarmato. La distanza fra i due veicoli continu a diminuire.
Dall'antenna radio della jeep e del camioncino sventolava un pezzo di stof-
fa bianca.
Non ti lasceranno uscire vivo da l disse Lawry, quasi con indiffe-
renza. Diede un rapido sguardo alla faccia bendata del capitano Croninger,
coperta dal cappuccio del cappotto. Perch ti sei offerto volontario?
La testa incappucciata si gir lentamente verso Lawry. Mi piace l'av-
ventura.
Gi. Be', fra poco ne avrai quanta ne vuoi... signore! Lawry gir in-
torno alla carcassa di un'automobile incendiata e schiacci il pedale del
freno. A una quindicina di metri, il camioncino cominci a rallentare. I due
veicoli si fermarono a dieci metri l'uno dall'altro.
Nel camion non ci furono movimenti. Siamo in attesa! grid Roland
dal finestrino; il fiato form nuvolette di vapore, uscendo dalle labbra
grinzose.
I secondi trascorsero senza che ci fosse risposta. Poi dalla portiera del la-
to passeggeri scese un uomo biondo che indossava una giacca a vento blu
scuro, calzoni marrone e stivali. Si allontan di qualche passo e punt con-
tro il parabrezza della jeep un fucile a canne mozze.
Calma ammon Roland, mentre Lawry allungava la mano verso la .38.
Un altro uomo scese dal camion e si ferm accanto al primo. Era smilzo
e portava i capelli scuri tagliati molto corti; alz le mani per mostrare che
non era armato. Va bene! grid quello con il fucile, innervosendosi.
Facciamo lo scambio!
Roland aveva paura. Ma da tempo aveva imparato come spingere da par-
te il bambino Roland e far comparire ser Roland, il cavaliere di ventura al
servizio del Re. Dentro i guanti neri, aveva le mani sudate. Ma apr la por-
tiera e scese.
Il soldato con il mitra lo segu e si ferm a qualche passo da lui, tenendo
sotto tiro l'altro uomo armato.
Roland lanci un'occhiata a Lawry per assicurarsi che lo stupido non
piantasse casino, avanz verso il camion. L'uomo dai capelli scuri inizi a
camminare verso la jeep, saettando gli occhi qua e l, nervoso. I due si ol-
trepassarono senza guardarsi in faccia; l'uomo con il fucile a canne mozze
afferr il braccio di Roland, quasi nello stesso istante in cui il soldato del-
l'EDE spingeva il prigioniero contro la fiancata della jeep.
Roland fu obbligato ad appoggiarsi al camion, ad allargare le braccia e le
gambe, a lasciarsi perquisire. Al termine, l'uomo gli gir intorno e gli pre-
mette sotto il mento il muso del fucile. Cos'hai alla faccia? domand.
Cosa c' sotto le bende?
Sono rimasto gravemente ustionato rispose Roland. Tutto qui.
Non mi piace! L'uomo aveva capelli biondi lisci e radi, spietati occhi
azzurri. L'imperfezione  opera di Satana, sia lodato il Salvatore.
Lo scambio  stato fatto disse Roland. L'ostaggio della Fedelt Ame-
ricana era gi stato spinto nella jeep. Il Salvatore mi aspetta.
L'uomo esit, nervoso e incerto. Poi Lawry cominci a muovere a mar-
cia indietro la jeep, ribadendo l'accordo. Roland non cap se era una mossa
intelligente o stupida.
Sali! Il soldato della Fedelt Americana spinse Roland nella cabina
del camion, fra s e il guidatore robusto, dalla barba nera. Con un ampio
giro, il camion torn verso il mall.
Attraverso la stretta feritoia del parabrezza blindato, Roland vide i fari
illuminare altri veicoli che proteggevano la roccaforte della Fedelt Ame-
ricana: un camion corazzato sulla cui fiancata si leggeva ancora con diffi-
colt: BRINK'S, una jeep sul cui sedile posteriore era montata una mitra-
gliatrice; un autotreno le cui fiancate presentavano decine di portelli da cui
sporgeva la canna d'un fucile o mitragliatrice; un camion postale con una
torretta di rete metallica; altre auto e altri camion; e poi il veicolo che pro-
voc in gola a Roland un groppo grosso come uovo di gallina... un basso
carro armato dall'aria micidiale, coperto di graffiti multicolori che diceva-
no cose come: IL VIRUS D'AMORE e: IL SALVATORE  VIVO! Il
cannone principale del carro armato, not Roland, era puntato nella dire-
zione generica della roulotte del colonnello Macklin, dove il Re, colpito
dalla febbre la notte prima, al momento era fuori gioco.
Il camion pass fra il carro armato e un'altra automobile corazzata, supe-
r il cordolo e risal una rampa per invalidi; entr nel mall attraverso il va-
no buio che un tempo conteneva una porta. I fari illuminarono un'ampia
area pedonale centrale, fiancheggiata da negozi saccheggiati e distrutti
molto tempo prima. Soldati armati di carabine, di pistole, di fucili a canne
mozze, salutarono il passaggio del camion. Centinaia di lumi accesi nel
corridoio centrale e nei magazzini bagnavano l'edificio, con un tremulo
bagliore arancione, simili alle luci di una festa di Halloween. Centinaia di
tende occupavano tutto lo spazio disponibile, tranne la sorta di sentiero
percorso dal camion. L'intero esercito della Fedelt Americana era accam-
pato all'interno dello shopping mall. Mentre il camion svoltava in un atrio
pi vasto con il soffitto a lucernario, Roland ud dei canti e vide il bagliore
di un fal.
Forse un migliaio di persone ammassate nell'atrio batteva ritmicamente
le mani, cantava e si dondolava intorno a un grande fuoco di bivacco, il cui
fumo turbinava verso il lucernario rotto. Quasi tutti avevano il fucile a tra-
colla. Il Salvatore, cap Roland, aveva invitato l un ufficiale dell'EDE, so-
lo per mettere in mostra il suo esercito e il suo armamento. Ma Roland a-
veva accettato l'invito solo per trovare un punto debole nella roccaforte.
Il camioncino non entr nell'atrio, ma gir in un corridoio che si di-
ramava dal primo, anch'esso fiancheggiato da negozi saccheggiati che ora
contenevano tende, bidoni di benzina e di nafta, casse di cibi in scatola e
d'acqua in bottiglia, indumenti, armi e altre provviste. Il camion si ferm
davanti a un negozio; il biondo con il fucile a canne mozze scese e con un
gesto invit Roland a seguirlo. Prima d'entrare, Roland vide sopra l'ingres-
so i resti di un'insegna: LIBRERIA B. DALTON.
Tre lumi ardevano sul banco della cassa, i cui due registratori erano ri-
dotti a un mucchio di ferraglia. Le pareti erano bruciacchiate; gli stivali di
Roland calpestarono scheletri carbonizzati di vecchi libri. Nemmeno un
volume rimaneva negli scaffali e sui tavoli d'esposizione. Tutto era stato
ammucchiato e incendiato. Altri lumi brillavano dietro il banco delle in-
formazioni. L'uomo con il fucile a canne mozze spinse Roland verso la
porta chiusa del magazzino, dove un altro soldato della Fedelt Americana,
armato di fucile automatico, era fermo sull'attenti. Al suo avvicinarsi, il
soldato abbass il fucile e tolse la sicura. Alt! disse. Roland si ferm.
Il soldato buss alla porta.
Spunt la testa d'un uomo basso e calvo, dal viso volpino, che sorrise ca-
lorosamente. Ah, salve!  quasi pronto a riceverti. Vuole sapere come ti
chiami.
Roland Croninger.
L'uomo ritrasse la testa e chiuse di nuovo la porta. La riapr all'im-
provviso e domand: Sei ebreo?
No. Il cappuccio di Roland fu tirato bruscamente indietro.
Guarda! disse l'uomo con il fucile a canne mozze. Fagli sapere che ci
hanno mandato un malato!
Oh. Ahim. L'altro guard con stizza la testa fasciata di Roland. Co-
s'hai, Roland?
Sono rimasto ustionato, il diciasse...
 un bugiardo dalla lingua biforcuta, Fratello Norman! La canna del
fucile premette contro le rigide escrescenze sul cranio di Roland. Ha la
Lebbra di Satana!
Fratello Norman corrug la fronte e schiocc le labbra in segno di sim-
patia. Aspetta un minuto disse; e scomparve di nuovo nel magazzino.
Torn, si accost a Roland e gli disse: Apri la bocca, per favore.
Eh?
Il fucile gli diede una spintarella sulla testa. Aprila.
Roland apr la bocca. Fratello Norman sorrise. Va bene. Ora tira fuori
la lingua. Ohi, ohi, mi sa che hai bisogno d'uno spazzolino nuovo! Pos
sulla lingua di Roland un piccolo crocifisso d'argento. Adesso tienilo in
bocca per qualche secondo, va bene? E non inghiottirlo!
Roland ritrasse la lingua e tenne in bocca il crocifisso. Fratello Norman
sorrise allegramente. Il crocifisso  stato benedetto dal Salvatore spieg.
 speciale. Se c' corruzione in te, il crocifisso diventer nero. E allora
Fratello Edward ti far saltare la testa.
Per un attimo, dietro gli occhialoni, Roland sbarr gli occhi.
Passarono forse quaranta secondi. Apri la bocca! annunci Fratello
Norman, con voce allegra.
Roland apr la bocca, lentamente tir fuori la lingua, spi sul viso dell'al-
tro la reazione.
Indovina! disse Fratello Norman. Prese il crocifisso e lo tenne davanti
agli occhi. Era ancora lucido e argenteo. Promosso! Il Salvatore ti riceve-
r.
Fratello Edward diede a Roland ancora un colpetto alla testa, per buona
misura. Roland segu nel magazzino Fratello Norman. Sentiva il sudore
colargli lungo i fianchi, ma aveva la mente fredda e lucida.
Un uomo dai capelli grigi e ondulati, pettinati all'indietro, seduto in pie-
na luce nella poltrona davanti al tavolo, era sottoposto alle cure di un altro
uomo e di una giovane donna. Nella stanza c'erano altre persone, tre o
quattro, in piedi, al limitare del cerchio di luce.
Ciao Roland disse gentilmente l'uomo dai capelli grigi, senza alzarsi;
un sorriso gli incresp l'angolo sinistro delle labbra. L'uomo teneva la testa
dritta e immobile: Roland vedeva solo il profilo del lato sinistro... fronte
alta e aristocratica, naso forte e a becco, sopracciglio castano e dritto, lim-
pido occhio azzurro, guancia ben rasata, mascella volitiva, mento robusto
come un mazzuolo. Probabilmente il Salvatore era vicino alla sessantina,
ma sembrava in ottima salute e non aveva alcun segno sul viso. Indossava
un abito completo, a righe, con panciotto e cravatta blu; sembrava pronto a
predicare davanti alle telecamere in una delle sue trasmissioni televisive
via cavo... ma dopo un'attenta osservazione, Roland not zone assai lise
nei punti di tensione della giacca e rinforzi alle ginocchia dei calzoni. Il
Salvatore calzava scarponi da escursionista. Dal collo penzolavano sul da-
vanti del panciotto almeno quindici crocifissi d'oro e d'argento, alcuni
tempestati di pietre preziose. Le mani robuste del Salvatore erano ornate
da cinque o sei anelli di brillanti.
L'uomo e la giovane donna gli ritoccavano il viso, con matite e piumini
per cipria. Sul tavolo c'era una scatola per il trucco, aperta.
Il Salvatore sollev leggermente la testa in modo che la donna potesse
incipriargli il collo. Fra circa cinque minuti, Roland, devo presentarmi al
mio popolo. Gi tutti cantano per me. Hanno voci angeliche, non credi?
Roland non rispose e il Salvatore sorrise debolmente. Da quanto tempo
non ascolti musica?
La faccio da me rispose Roland.
Il Salvatore inclin la testa verso destra, mentre l'uomo gli passava la
matita sul sopracciglio. Mi piace avere l'aspetto migliore disse. Non ci
son scuse, per un aspetto trasandato, neppure in questi giorni e in quest'e-
poca. Voglio che il mio popolo mi guardi e tragga fiducia. E la fiducia 
una buona cosa, vero? Significa che sei forte, che puoi affrontare le trappo-
le tese da Satana. Oh, Satana  assai affaccendato, di questi tempi, Ro-
land... s,  molto impegnato! Pieg le mani in grembo. Naturalmente,
Satana ha molte facce, molti nomi... e uno di questi potrebbe essere Ro-
land.  cos?
No.
Be', Satana  un bugiardo; perci, cosa pretendo? Si mise a ridere e gli
altri lo imitarono. Tornato serio, permise alla donna di applicargli il bellet-
to alla guancia sinistra. E va bene, Satana... cio, Roland: dimmi che cosa
vuoi. E perch, negli ultimi due giorni, tu e il tuo esercito di demoni ci
avete seguiti e adesso circondati. Se conoscessi le tattiche militari, penserei
che volete assediarmi. E non mi piacerebbe. Sarei turbato, al pensiero di
tanti poveri demoni sul punto di morire per il loro Padrone. Parla, Satana!
La voce schiocc come una frusta: tutti nella stanza sobbalzarono, tranne
Roland.
Sono il capitano Roland Croninger, dell'Esercito d'Eccellenza. Il mio
ufficiale superiore  il colonnello James Macklin. Vogliamo le vostre
provviste di benzina, nafta, cibo, armi. Se ce le darete entro sei ore, ci riti-
reremo e vi lasceremo in pace.
Vuoi dire pace eterna, vero? Il Salvatore sogghign e quasi gir il vi-
so verso Roland, ma la donna in quel momento gli incipriava la fronte.
L'Esercito d'Eccellenza. Mi pare d'averne sentito parlare. Credevo che fo-
ste nel Colorado.
Ci siamo spostati.
Be', immagino che sia quel che gli eserciti fanno normalmente, no? Oh,
abbiamo gi incontrato "eserciti". Strascic la parola, come se gli desse
una sensazione disgustosa. Alcuni indossavano misere divise e impugna-
vano fucili giocattolo: sono crollati come pupazzetti di carta. Nessun eser-
cito pu affrontare il Salvatore, Roland. Torna a riferirlo al tuo "ufficiale
superiore". Riferiscigli pure che pregher per le vostre anime.
Sembrava un congedo. Roland decise di tentare un'altra tattica. Chi
pregherai? Il dio in cima a monte Warwick?
Segu il silenzio. I due artisti del trucco impietrirono e guardarono Ro-
land. Si udiva il respiro del Salvatore.
Fratello Gary si  unito a noi continu con calma Roland. Ci ha rac-
contato tutto... dove andate e perch. Sottoposto alle tecniche di persua-
sione di Roland, nella roulotte nera, Gary Cates aveva ripetuto le stesse co-
se: Dio viveva su monte Warwick, nella Virginia occidentale, dove c'era
anche una scatola nera e una chiave d'argento che avrebbero deciso il futu-
ro della terra. Nemmeno l'uso della mola gli aveva fatto cambiare la storia.
Mantenendo la parola, Macklin aveva risparmiato la vita a Fratello Gary:
l'aveva fatto scorticare vivo e appendere per le caviglie all'asta della ban-
diera sulla facciata dell'ufficio postale di Sutton.
Il silenzio perdur. Alla fine il Salvatore disse, piano: Non conosco al-
cun Fratello Gary.
Lui conosce te. Ci ha detto quanti soldati hai. Ci ha parlato dei due car-
ri armati. Uno l'ho gi visto; il secondo sar dall'altra parte. Fratello Gary 
una miniera d'informazioni! Ci ha raccontato di Fratello Timothy, che ti
guida a monte Warwick a trovare Dio. Roland sorrise, mettendo in mo-
stra i denti guasti. Ma Dio  pi vicino della Virginia occidentale. Molto
pi vicino.  proprio qui fuori. E fra sei ore ti far saltare all'inferno, se
non avremo quel che vogliamo.
Il Salvatore sembrava incollato alla sedia. Roland lo vide tremare. Vide
l'angolo sinistro della bocca vibrare e l'occhio sinistro gonfiarsi, come
spinto da una pressione vulcanica.
Il Salvatore scost i due truccatori. Gir la testa verso Roland... e mostr
entrambi i lati del viso.
Il lato sinistro era perfetto, ravvivato dal belletto e lisciato dalla cipria. Il
lato destro era un incubo di tessuto cicatriziale, con la carne scavata da u-
n'orribile ferita, l'occhio bianco e morto come un ciottolo di fiume.
Il Salvatore punt su Roland l'occhio buono, come se fosse l'Ora del
Giudizio; si alz, afferr la sedia e la scagli lontano. Con un tintinnio di
crocifissi avanz verso Roland e alz il pugno.
Roland non si spost d'un millimetro.
Si fissarono in un silenzio profondo come quello che precede lo scontro
fra una forza irresistibile e un oggetto inamovibile.
Salvatore disse una voce. Costui  pazzo, vuole solo esasperarti.
Il Salvatore esit, sbatt la palpebra dell'occhio buono. Roland intu il
movimento delle rotelle che tentavano di dare un senso a quella scena.
Una figura avanz dalla penombra, alla destra di Roland. Era un uomo
alto, dall'aria fragile, vicino alla trentina, con capelli neri pettinati all'indie-
tro e occhiali cerchiati di metallo, occhi castani e infossati. Una cicatrice
da ustione gli andava a zigzag come un fulmine dalla fronte alla nuca; lun-
go il percorso, i capelli erano incanutiti. Non toccarlo, Salvatore disse
piano l'uomo. Loro hanno Fratello Kenneth.
Fratello Kenneth? Il Salvatore scosse la testa, senza capire.
Hai mandato Fratello Kenneth in cambio di quest'uomo. Fratello Ken-
neth  un bravo meccanico. Non vogliamo che gli succeda qualcosa, giu-
sto?
Fratello Kenneth ripet il Salvatore. Un bravo meccanico. S.  un
bravo meccanico.
 quasi ora che tu vada disse l'uomo. Cantano per te.
S. Cantano. Per me. Il Salvatore guard il pugno fermo a mezz'aria;
apr la mano e lasci ricadere il braccio lungo il fianco. Fiss il pavimento;
e l'angolo sinistro della sua bocca vibr in un sogghigno.
Povero me, povero me! si crucci Fratello Norman. Terminiamo il
lavoro, ragazzi! Ora  sconvolto. Invece deve apparire fiducioso!
Altre due persone emersero dalla penombra, presero per le braccia il
Salvatore e lo girarono come un burattino, in modo che i truccatori fi-
nissero il lavoro.
Sei uno sciocco e stupido infedele disse a Roland l'uomo con gli oc-
chiali. Devi avere una gran voglia di morire.
Vedremo chi vive e chi muore, appena le sei ore scadranno.
Dio  davvero sul monte Warwick. Vive nei pressi della vetta, dove ci
sono le miniere di carbone. Io l'ho visto. L'ho toccato. Sono Fratello Ti-
mothy.
Tanto piacere.
Puoi venire con noi, se ti aggrada. Puoi unirti a noi, venire a trovare
Dio e scoprire come i malvagi morranno nell'ora finale. Lui sar ancora l,
ad aspettarci. Lo so.
Quando sar, l'ora finale?
Fratello Timothy sorrise. Lo sa solo Dio. Ma mi ha mostrato come il
fuoco piover dal cielo, e in questo diluvio anche l'arca di No sarebbe
sommersa. Nell'ora finale tutte le imperfezioni e le malvagit saranno lava-
te via e il mondo torner nuovo e pulito.
Giusto disse Roland.
S. Giusto davvero. Sono stato con Dio, sette giorni e sette notti, su
monte Warwick; mi ha insegnato la preghiera che reciter nell'ora finale.
Fratello Timothy chiuse gli occhi; con un sorriso estatico inizi a recitare:
Qui  la Belladonna, la Dama delle Rocce, la Dama delle situazioni. Ecco
qui l'uomo con le tre aste, ecco la Ruota, e qui il mercante con un occhio
solo, e questa carta, che non ha figura,  qualcosa che porta sul dorso, e
che a me non  dato di vedere. Non trovo l'Impiccato. Temete la morte per
acqua. Quando li apr, gli occhi luccicavano di lacrime.
Portate via quel Satana! gracchi il Salvatore. Portatelo fuori!
Sei ore disse Roland; ma la preghiera per l'ora finale gli echeggi nel-
la mente come il ricordo d'una campana funeraria.
Scompari dalla mia vista, Satana; scompari dalla mia vista, Satana;
scompari dalla mia vista, Sata... inton il Salvatore. E Roland fu portato
fuori del magazzino e affidato di nuovo a Fratello Edward.
S'impresse in testa tutto quel che vedeva, per riferirlo al colonnello Ma-
cklin. Non aveva scoperto chiari punti deboli, ma se avesse messo sulla
carta quel che aveva visto, forse uno sarebbe comparso.
Il rito dei fari si ripet. Tornato sulla jeep, Roland respir con maggiore
tranquillit, mentre Judd Lawry guidava la macchina verso l'ac-
campamento dell'Esercito d'Eccellenza.
Ti sei divertito? domand Lawry.
S. Portami subito al quartier generale. Non trovo l'Impiccato, pens
Roland. Aveva la sensazione di conoscere la preghiera di Dio per l'ora fi-
nale... ma non era una preghiera. No. Era... era...
Intorno alla roulotte del colonnello ferveva una certa attivit. Le guardie
avevano abbandonato la posizione e una di esse con il calcio del fucile
martellava la porta. Roland salt gi dalla jeep ancora in moto e corse ver-
so la roulotte. Cosa succede?
Una guardia gli rivolse in fretta il saluto. Il colonnello si  chiuso den-
tro, signore! Non riusciamo ad aprire la porta e... be', meglio che lei ascolti
di persona!
Roland sal i gradini, spinse via l'altra guardia e tese l'orecchio.
Dalla porta metallica dell'Airstream proveniva il rumore di mobili rotti e
di vetri infranti. E un gemito a malapena umano che provoc i brividi per-
fino a Roland Croninger.
Gesummio! mormor Lawry, sbiancandosi. L dentro con lui dev'es-
serci chiss quale belva!
L'ultima volta che Roland aveva visto il colonnello, Macklin era im-
mobile sul lettino e bruciava di febbre. Con lui doveva esserci sempre
qualcuno! disse bruscamente Roland. Cos' accaduto?
Sono uscito solo per cinque minuti a fumare una sigaretta disse l'altra
guardia; negli occhi aveva la paura di chi sapeva che quella sigaretta gli sa-
rebbe costata assai cara. Solo cinque minuti, signore!
Roland batt il pugno contro la porta. Colonnello! Apri! Sono Roland!
Il gemito divenne un grugnito gutturale che sembrava l'equivalente ani-
malesco d'un singhiozzo. Un altro oggetto si fracass... e scese il silenzio.
Roland batt ancora, poi indietreggi e disse alla guardia di aprire la por-
ta anche a costo di farla saltare dai cardini.
Ma un altro sal con calma i gradini e tese verso la porta la mano armata
di un coltello dalla lama sottile.
Ti dispiace se faccio un tentativo, capitano? L'aria sibil nel foro che
una volta era stato il naso di Alvin Mangrim.
Roland non poteva soffrire Alvin, e neppure quel maledetto e orribile
nano che gli saltellava sempre a qualche passo di distanza. Ma valeva la
pena fare un tentativo. Procedi pure disse.
Mangrim inser nella serratura la lama del coltello. La gir avanti e in-
dietro, una frazione di millimetro alla volta. Se ha messo i catenacci, non
c' niente da fare disse. Vedremo.
Fai quel che puoi.
I coltelli conoscono il mio nome, capitano. Mi parlano e mi dicono co-
sa fare. Questo qui proprio ora mi parla. Mi dice: "Piano, Alvin, piano: il
trucco  tutto qui". Gir gentilmente la lama. Con uno scatto secco la ser-
ratura cedette. Vedi?
Il colonnello non aveva messo i catenacci. La porta si apr.
Roland entr nella roulotte buia, con Lawry e Mangrim alle calcagna.
Luce disse; la guardia che era andata di nascosto a fumarsi una sigaretta
azion l'accendino e glielo porse.
L'ingresso era una rovina: il tavolo era capovolto, la sedia a pezzi, i fuci-
li erano stati staccati dalla parete e adoperati per fracassare i lumi e il mo-
bilio. Roland entr nella stanza da letto, ugualmente in rovina. Il colonnel-
lo Macklin non era l, ma la fiamma dell'accendino mostr quelli che sem-
bravano frammenti di terraglie, sparsi dappertutto sul cuscino bagnato di
sudore. Roland ne raccolse uno e lo esamin, senza riuscire a capire che
cosa fosse; ma si sporc le dita di una sostanza gelatinosa e lo butt via.
Qui non c'! grid Lawry, dall'altro capo della roulotte.
Sar pure da qualche parte! grid Roland in risposta. Nel silenzio che
segu, ud un rumore. Un piagnucolio.
Proveniva dall'armadio della stanza da letto.
Colonnello? Il piagnucolio cess, ma Roland ud ancora un ansimare
di paura.
Roland si accost all'armadio, pos la mano sulla maniglia.
Vattene, maledizione! tuon una voce, da dietro l'anta.
Roland impietr. La voce era una scimmiottatura da incubo di quella del
colonnello Macklin. Sembrava gorgogliare fra lame di rasoio. Devo... de-
vo aprire, colonnello protest Roland.
No... no... ti prego, vattene! Il grugnito gutturale si ripet. Roland cap
che Macklin piangeva.
Allora irrigid la schiena. Non sopportava che il Re si mostrasse debole.
Non era comportamento adatto a un re. Un re non dovrebbe mai mostrare
debolezza, mai! Roland gir la maniglia, spalanc l'armadio, alz l'accen-
dino per vedere all'interno.
Url.
Arretr in fretta, senza smettere di urlare, mentre la belva dentro l'arma-
dio... la belva che indossava l'uniforme del colonnello Macklin e perfino la
mano chiodata... strisciava fuori e con un ghigno folle cercava di reggersi
in piedi.
La crosta d'escrescenze si era staccata dal viso e dalla testa del colon-
nello. Mentre arretrava, Roland cap che erano quelli i pezzi sparsi sul
guanciale.
La faccia di Macklin si era rigirata come un guanto. La carne era color
dell'osso, il naso era crollato all'interno; le vene, i muscoli, le cartilagini
correvano sulla superficie del viso, si contorcevano e vibravano, mentre le
orrende mascelle si spalancavano in una risata stridula come unghia gratta-
ta sulla lavagna. I denti si erano incurvati in zanne scabre, le gengive erano
chiazzate e ingiallite. Le vene del viso, dense come vermi, s'intrecciavano
sulle guance ossute, sotto le orbite degli occhi azzurro ghiaccio, storditi e
fissi, sulla fronte, fra la massa di capelli brizzolati e folti, appena spuntati.
Sembrava che lo strato esterno del viso fosse stato pelato via, o fosse im-
putridito, mostrando la cosa pi simile a un teschio vivente che Roland a-
vesse mai visto.
Macklin rideva. I muscoli della mascella, orribilmente esposti, vibra-
vano e tremolavano. Le vene si contorcevano, gonfiate dalla pressione del
sangue. Ma anche nel riso, gli occhi erano pieni di lacrime; e Macklin co-
minci a battere contro la parete la mano chiodata e a strisciare i chiodi
contro i pannelli di rivestimento.
Lawry e Mangrim erano entrati nella stanza. Lawry si ferm di botto, nel
vedere il mostro con gli abiti del colonnello Macklin; allung la mano ver-
so la .38, ma Roland gli afferr il polso.
Mangrim si limit a sorridere. Fantastico, amico! comment.
72
Sister sognava il sole, caldissimo in un abbagliante cielo azzurro, e ve-
deva di nuovo la propria ombra. Il regale calore le giocava sul viso, scen-
deva fra le rughe e le pieghe, filtrava fino alle ossa. Era magnifico, non
sentire pi freddo, vedere di nuovo il cielo azzurro e la propria ombra! La
giornata d'estate prometteva d'essere afosa e lei gi sudava, ma anche il
sudore era piacevole. Ammirare un cielo non pi fosco e rannuvolato era
uno dei momenti pi felici della sua vita: se doveva morire, pregava Iddio
che avvenisse sotto la luce del sole.
Tese le braccia verso il sole e mand un grido di gioia, perch il lungo e
terribile inverno era finalmente terminato.
Seduto accanto al letto, Paul Thorson credette che Sister dicesse qualco-
sa... un semplice mormorio assonnato. Si sporse per sentire meglio, ma Si-
ster rimase in silenzio. Intorno a lei, l'aria pareva incresparsi di calore, an-
che se fuori il vento fischiava e con il buio la temperatura era scesa ben al
di sotto dello zero. Quel mattino Sister aveva detto a Paul di sentirsi debo-
le, ma aveva tirato avanti per tutta la giornata, finch, prostrata dalla feb-
bre, non era caduta sulla veranda; da sei ore dormiva e di tanto in tanto de-
lirava.
Anche nel sonno, per, Sister teneva stretta la borsa con il cerchio di ve-
tro e nemmeno Josh era riuscito a farle allentare la presa.
Paul pensava che il ritrovamento di Swan mettesse fine al sentiero del
sogno. Ma quella mattina aveva visto Sister scrutare con attenzione nelle
profondit del vetro, proprio come aveva fatto prima di raggiungere Mary's
Rest. Aveva visto le luci riflesse negli occhi della donna e riconosciuto
quello sguardo fisso: ancora una volta il cerchio l'aveva portata via e Sister
camminava nel sogno, in qualche luogo al di l del regno dei sensi e della
fantasia di Paul. Tornata in s, dopo solo una ventina di secondi, Sister non
aveva voluto parlare della sua esperienza. Aveva rimesso nella borsa il
cerchio di vetro e non l'aveva pi guardato. Ma era turbata; e Paul aveva
capito che questa volta il sentiero del sogno aveva fatto una svolta tenebro-
sa.
Come sta?
Swan era ferma dietro di lui, chiss da quanto tempo. Sempre uguale
rispose Paul. Brucia come un fuoco di primo grado.
Swan si accost al letto. Ormai conosceva bene i sintomi. Nei due giorni
trascorsi da quando Sly Moody le aveva portato in dono le mele, lei e Josh
avevano visto altre otto vittime della Maschera di Giobbe scivolare in un
sonno febbrile e comatoso. Quando le escrescenze erano cadute a pezzi,
sette di loro avevano la pelle priva del minimo segno e il viso uguale a
prima... o addirittura migliore. Ma l'ottavo caso era stato diverso.
Si trattava di un certo DeLauren, che abitava da solo in una piccola ba-
racca sul limitare di Mary's Rest. Josh e Swan erano stati chiamati da un
vicino, che aveva trovato DeLauren disteso sul lurido pavimento della ba-
racca, privo di sensi e in preda alla febbre. Josh l'aveva portato sul letto... e
con il suo peso aveva rotto un'asse del tavolato.
Nel chinarsi a rimetterla a posto, aveva sentito l'odore di carne in pu-
trefazione e aveva visto un luccichio umido nel buio. Dal foro aveva estrat-
to una mano umana, mozzata al polso, le dita in parte rosicchiate.
E in quel momento la maschera di DeLauren si era rotta, rivelando qual-
cosa di nero e di abietto. L'uomo si era alzato a sedere urlando; quando a-
veva capito che la sua riserva di cibo era stata scoperta, si era messo a stri-
sciare e aveva cercato di azzannare Josh, con piccoli denti appuntiti. Swan
aveva distolto lo sguardo, prima che tutta la maschera cadesse dal viso, ma
Josh aveva afferrato per la collottola DeLauren e l'aveva scagliato a testa
avanti fuori della porta. L'avevano visto fuggire verso i boschi, stringendo-
si al viso le mani.
Era impossibile dire quanti corpi fossero stati fatti a pezzi e nascosti sot-
to l'assito della baracca, n risalire al nome delle vittime. Il vicino di De-
Lauren, sconvolto, disse che l'uomo era sempre stato un tipo tranquillo, af-
fabile, incapace di fare male a una mosca. Dietro suggerimento di Swan,
Josh aveva dato fuoco alla baracca e l'aveva lasciata bruciare completa-
mente. Tornato da Glory, Josh aveva passato quasi un'ora a lavarsi le mani,
finch non si era tolto dalla pelle la sozzura di DeLauren.
Swan tocc la Maschera di Giobbe che copriva la parte inferiore del viso
di Sister e tutto il cranio. Anch'essa scottava. Secondo te, che aspetto ha,
nel suo intimo? domand a Paul.
Eh?
Fra poco comparir la sua vera faccia disse Swan; i suoi occhi blu
scuro, con le scintille multicolori, fissarono quelli di lui. C' questo, sotto
la Maschera di Giobbe: la vera faccia di ciascuno.
Paul si gratt la barba. Non capiva che cosa dicesse Swan; ma quando la
ragazza parlava, anche lui, come tutti, ascoltava la sua voce gentile, che
trasmetteva per una forza di pensiero molto pi matura di lei. Il giorno
precedente Paul aveva lavorato con gli altri nel campo, aiutando a scavare
buche e guardando Swan piantare i torsoli raccolti dopo la grande festa
delle mele. Aveva spiegato con cura quanto dovevano essere profonde e
distanziate le buche; poi, mentre Josh la seguiva spingendo una carriola
piena di torsoli, Swan aveva preso manciate di terriccio, l'aveva impastato
con la saliva e con quello aveva strofinato ogni torsolo prima di deporlo
nella buca e di ricoprirlo. E la cosa pi folle era che la presenza di Swan
aveva dato a Paul la voglia di lavorare, anche se scavare la terra gelata non
era la sua idea sul modo migliore di trascorrere il giorno. Ed era bastata
una sua parola d'incoraggiamento per ridargli energia, come una batteria
sotto carica. Paul aveva visto che Swan aveva lo stesso effetto anche sugli
altri ed era convinto che avrebbe fatto crescere un melo da ogni torsolo
piantato; era orgoglioso di scavare buche per lei, finch la tromba di Gede-
one non avesse suonato jazz di New Orleans. Credeva davvero in lei; e se
Swan diceva che fra poco sarebbe comparso il vero viso di Sister, non lo
metteva in dubbio.
Secondo te, che aspetto ha, nel suo intimo? domand di nuovo Swan.
Non so rispose infine Paul. Non ho mai conosciuto nessuno co-
raggioso come lei.  una donna eccezionale. Una vera signora.
S, hai ragione. Swan guard la superficie bitorzoluta della Maschera
di Giobbe. Presto, pens; molto presto. Non stare in pensiero per lei dis-
se. Perch non ti riposi un poco?
No, rimango qui. Se mi viene sonno, mi stendo per terra. Gli altri dor-
mono tutti?
S.  tardi.
Gi. Faresti bene anche tu a dormire un poco.
Certo. Ma quando succeder, mi piacerebbe assistere.
Ti chiamer promise Paul. E poi credette che Sister dicesse di nuovo
qualcosa e si sporse ad ascoltare. Sister mosse lentamente la testa qua e l,
ma non emise suono e giacque di nuovo immobile. Quando Paul alz gli
occhi, Swan era uscita.
Swan era troppo tesa per dormire. Si sentiva come una bambina la vigi-
lia di Natale. Attravers la stanza d'ingresso, dove gli altri dormivano per
terra intorno alla stufa, e apr la porta. Il vento freddo entr nella stanza,
ravviv le braci. Swan usc in fretta, si strinse nel cappotto e si chiuse la
porta alle spalle.
 tardi per stare ancora alzata disse Anna McClay. Sedeva sui gradini
della veranda, accanto a un ex operaio metallurgico di Pittsburgh di nome
Polowsky; indossavano entrambi cappotto pesante, berretto, guanti; ed e-
rano armati di fucile. All'alba, altri due avrebbe preso il loro posto per
qualche ora: i turni continuavano giorno e notte. Come sta Sister?
Nessun cambiamento, ancora. Swan guard il fuoco che ardeva nel
centro della via. Il vento lo frust e alz al cielo una cascata di scintille.
Una trentina di persone dormiva intorno al fuoco; parecchi altri se ne sta-
vano seduti a fissare le fiamme o a chiacchierare per trascorrere la notte.
Finch non avesse scoperto dove si trovava l'uomo con l'occhio scarlatto,
Sister aveva chiesto che la baracca fosse sorvegliata in continuazione, ri-
chiesta che Josh e gli altri avevano subito approvato. Altri volontari resta-
vano tutta la notte intorno ai fuochi accesi nel campo, a sorvegliare le pian-
te di granturco e la zona dove erano stati seminati i meli.
Swan aveva raccontato a Josh e a Sister d'avere affrontato l'uomo con
l'occhio scarlatto, quel giorno fra la folla; pensava di capire, almeno in par-
te, perch lui era deciso a infliggere tanta sofferenza agli esseri umani.
L'uomo aveva quasi accettato la mela, ma all'ultimo istante aveva ceduto
alla rabbia cieca e all'orgoglio. Swan aveva visto che lui la odiava, e che
odiava se stesso per avere desiderato di superare la propria condizione. Ma
aveva avuto paura di lei; e mentre lo guardava andare via a passo malfer-
mo, Swan aveva capito che il perdono menomava il male, ne estraeva il
veleno, come se incidesse una pustola. Non sapeva che cosa sarebbe acca-
duto se lui avesse accettato la mela, ma quell'attimo era fuggito. Per ora
non temeva pi l'uomo dall'occhio scarlatto: da quel giorno non si era pi
guardata alle spalle per vedere chi aveva dietro.
Cammin fino all'angolo della veranda, dove Mulo era legato al palo di
sostegno. Il cavallo era tenuto al caldo da alcune coperte e aveva vicino un
secchio d'acqua di pozzo. Trovargli il cibo era un problema, ma Swan ave-
va conservato per lui i torsoli d'una decina di mele e glieli dava da mangia-
re, oltre alle radici e a un po' di fieno di cui era imbottito il materasso del
signor Polowsky. A quest'ultimo piacevano i cavalli e si era offerto di aiu-
tare a trovare cibo e acqua per Mulo. In genere il cavallo non aveva simpa-
tia per gli estranei, ma a quanto pareva, aveva accettato senza irritarsi
troppo le attenzioni di Polowski.
Mulo teneva la testa ciondoloni, ma dilat le narici appena colse l'odore
di Swan e subito alz la testa, con occhi spalancati e attenti. Swan lo acca-
rezz fra gli occhi e gli pass la mano sul muso vellutato; Mulo le mordic-
chi le dita.
All'improvviso Swan guard verso il fuoco e scorse l'uomo l in piedi,
stagliato contro le fiamme e le scintille; non riusciva a vedere la faccia, ma
aveva l'impressione che lui la fissasse e si sent accapponare la pelle. Di-
stolse in fretta lo sguardo e bad solo ad accarezzare il muso di Mulo. Ma
poi si volse a guardare Robin, che si era avvicinato di qualche passo alla
veranda. Sent che il cuore accelerava i battiti e di nuovo distolse lo sguar-
do. Ma con la coda dell'occhio guard Robin avvicinarsi e fermarsi a far
finta d'esaminare qualcosa per terra, spingendolo con la punta dello stivale.
E ora di tornare dentro, si disse; di controllare come sta Sister.
Ma le gambe non volevano muoversi. Robin venne pi vicino; si ferm,
scrut al di l del fuoco, come se la sua attenzione fosse stata attirata da
qualcosa. Infil le mani in tasca, parve incerto se tornare al caldo. Swan si
sent nervosa come una cavalletta sopra una roccia ardente.
Robin avanz ancora d'un passo. Aveva preso una decisione.
Ma l'autocontrollo di Swan cedette e la ragazza si avvi a tornare dentro
la baracca.
Fu Mulo, a decidere, stringendole per gioco fra i denti le dita e tenendola
prigioniera i pochi secondi sufficienti perch Robin si avvicinasse.
Credo che il tuo cavallo abbia fame disse Robin.
Swan liber le dita. Cominci di nuovo a voltarsi, anche se il cuore le
batteva con tanta forza da farle credere che lui non potesse non udirlo co-
me un tuono lontano all'orizzonte.
Non andare via disse Robin, piano. Per favore.
Swan si blocc. Lui non assomigliava ai divi del cinema le cui foto
riempivano le riviste della madre, perch non aveva le fattezze regolari e
hollywoodianamente belle; non sembrava uno dei ragazzi ben curati delle
telenovelas che Darleen Prescott guardava. Il viso, nonostante le linee dure
e gli spigoli, era giovane, ma gli occhi erano vecchi. Avevano il colore del-
la cenere, ma sembravano pronti a infiammarsi. Swan incontr il suo
sguardo, vide che lui aveva allentato la maschera di durezza. I suoi occhi
erano miti, forse perfino teneri, mentre la guardava.
Ehi! disse Anna McClay. Pensa agli affari tuoi. Swan non ha tempo
per te.
Il viso di Robin s'indur. Chi t'ha nominato sua sorvegliante?
Non sorvegliante, furbastro. Protettrice. Ora, perch non fai il bravo
bambino e te ne vai a...
No la interruppe Swan. Non mi occorrono sorveglianti n protettrici.
Ti ringrazio perch ti preoccupi di me, Anna, ma so badare a me stessa.
Oh. Scusa. Pensavo solo che t'infastidisse di nuovo.
Non m'infastidisce. Sul serio.
Sei sicura? Quelli del suo stampo li vedevo gironzolare per il luna park
in cerca di tasche da ripulire.
Sono sicura rispose Swan. Anna lanci a Robin un'ultima occhiata
d'ammonimento e torn a chiacchierare con Polowski.
Questo si chiama parlar chiaro disse Robin, con un sorriso di grati-
tudine. Sarebbe ora che qualcuno la pigliasse a calci nel sedere.
No. Forse a te Anna non piace, e tu a lei non piaci di sicuro; ma lei fa
quel che ritiene meglio per me, e gliene sono grata. Se tu mi dessi fastidio
davvero, lascerei che ti cacciasse via.
Il sorriso di Robin impallid. Allora pensi di essere migliore di tutti?
Non intendevo questo. Swan si sent agitata e nervosa, la lingua le si
impigliava fra il pensiero e la parola. Volevo solo dire... che Anna fa bene
a essere prudente.
Ah-hah. Allora t'infastidisco mostrandomi amichevole?
Sei stato un po' troppo amichevole, quando sei venuto nella baracca a...
a svegliarmi in quel modo replic lei, in tono vivace. Arross e avrebbe
voluto tornare indietro, cominciare da capo la conversazione in modo di-
verso; ma ormai non poteva farci niente ed era un po' spaventata, un po' ar-
rabbiata. E non offrivo a te quella mela, l'altro giorno!
Oh, capisco. Be', io tengo i piedi per terra. Non su un piedistallo, come
altri. Forse non ho potuto fare a meno di baciarti; forse, quando t'ho vista l
in piedi con una mela in mano e gli occhi spalancati, non ho potuto evitare
di prenderla. Ti ritenevo una persona a posto, non una piccola principessa
piena d'arie.
Non  vero!
No? Be', da come ti comporti, non si direbbe. Senti, ho girato il mondo,
ho conosciuto un mucchio di ragazze: riconosco la boria, quando la vedo!
E io... Piantala, si disse; piantala subito! Ma non poteva, perch non
osava fargli capire fino a che punto era spaventata. E io riconosco uno...
uno sciocco spaccone e villano, quando lo vedo.
Gi, sono uno sciocco, hai ragione! Scosse la testa e rise senza al-
legria. Sono sciocco, a pensare di fare amicizia con la principessa di
ghiaccio, eh? Si allontan a passo deciso prima che lei potesse rispon-
dere.
Swan riusc solo a dire: Non infastidirmi pi! Ma rimase dispiaciuta e
strinse i denti per non richiamarlo. Se si comportava da sciocco, lo era
davvero! Un bambino con un brutto carattere. Non voleva avere pi niente
a che fare con lui.
Ma una parola gentile l'avrebbe fatto tornare. Una sola parola gentile,
nient'altro. Era un'impresa cos difficile? Robin l'aveva fraintesa e forse
anche lei l'aveva frainteso. Anna e il signor Polowsky la guardavano e for-
se Anna aveva sulle labbra il sorrisino di chi la sa lunga. Mulo brontol e
soffi una nuvoletta di vapore in faccia a Swan. Lei mise da parte l'orgo-
glio e si apprest a richiamare Robin, ma proprio in quel momento la porta
della baracca si apr e Paul Thorson, tutto eccitato, disse: Swan!  ora!
Swan guard Robin camminare verso il fal. Poi segu Paul dentro la ba-
racca.
Robin si ferm al limitare del fuoco. Strinse il pugno e se lo pos sulla
fronte. Scemo, scemo, scemo, scemo! disse, colpendosi da solo. Ancora
non capiva che cosa fosse accaduto; sapeva solo d'avere avuto una paura
folle anche solo a parlare con una ragazza bella come Swan. Aveva voluto
fare colpo su di lei... e ora si sentiva come se avesse camminato scalzo in
un pascolo di mucche. Scemo, scemo, scemo! continu a ripetersi. Natu-
ralmente non aveva affatto conosciuto un mucchio di ragazze: a dire il ve-
ro, non ne aveva conosciuta nessuna. Non sapeva come comportarsi, con
loro. Erano creature di un altro pianeta. Come fai a parlare con loro sen-
za... s, senza fare la figura dello sciocco spaccone?
Be', si disse, ormai il guaio  fatto! Ma era sconvolto e sentiva un nodo
alla bocca dello stomaco. E quando chiuse gli occhi, ancora vedeva Swan
in piedi davanti a lui, radiosa come il suo sogno pi fantastico. Dal primo
giorno non era pi riuscito a togliersela dalla mente.
Me ne sono innamorato, pens. Aveva sentito parlare dell'amore, ma
non sapeva che l'amore ti fa sentire stordito, sofferente e insicuro, tutto
nello stesso tempo. L'amava. E non sapeva se gridarlo al vento o piangere:
rimase a fissare le fiamme e non vedeva altro che il viso di Swan.
M' parso di sentire due frecce colpire un paio di sederi disse Anna al
signor Polowsky. Si guardarono in faccia e risero.
73
L'uomo con il viso simile a un teschio, in piedi sulla jeep, sollev un
megafono a pila. Dischiuse i denti frastagliati e grid: Uccideteli! Uc-
cidete! Uccidete! Uccidete!
Il ruggito di Macklin si mischi al rombo di motori accesi e fu soffocato
dal fragore di automezzi in movimento, quando nel parcheggio pi di sei-
cento veicoli corazzati, auto, camion, jeep e furgoni, avanzarono verso la
roccaforte del Salvatore. La luce grigia dell'alba fu sporcata da colonne di
fumo: nel parcheggio si alzavano fiamme dalle carcasse dei duecento vei-
coli distrutti nelle due ondate d'assalto precedenti. Soldati dell'EDE, morti
o moribondi, giacevano sul cemento pieno di crepe. Si udirono nuove gri-
da di dolore, quando la terza ondata pass sopra i feriti.
Uccideteli! Uccideteli tutti! continuava a gridare Macklin nel mega-
fono, agitando la destra guantata di nero per dirigere i mostruosi veicoli. I
chiodi che ne trafiggevano il palmo riflettevano le fiamme della di-
struzione.
Centinaia di soldati, armati di fucili, di pistole e di bombe Molotov, se-
guivano a piedi i mezzi corazzati. In semicerchio intorno allo shopping
mall, tre fitte file di camion, auto e furgoni della Fedelt Americana aspet-
tavano l'assalto, cos come avevano atteso, e respinto, i primi due. Ma an-
che un gran numero di morti della Fedelt ingombrava il parcheggio e
molti automezzi bruciavano.
Le fiamme guizzavano, il fumo acre riempiva l'aria. Ma Macklin guard
la roccaforte del Salvatore e sogghign, perch la Fedelt non poteva resi-
stere alla forza d'urto dell'Esercito d'Eccellenza. Il nemico sarebbe cadu-
to... se non al terzo attacco, al quarto, al quinto, al decimo. Macklin sapeva
di poter vincere la battaglia. Avrebbe costretto il Salvatore a mettersi in
ginocchio e a baciargli gli stivali, prima di rompergli il grugno.
Pi vicino! grid al suo autista. Judd Lawry trasal; non sopportava la
vista della faccia di Macklin. Mentre portava la jeep pi vicino alla prima
linea di veicoli, non sapeva chi temeva maggiormente: la creatura ghignan-
te e scalmanata in cui si era mutato il colonnello Macklin, oppure i tiratori
scelti della Fedelt Americana.
Avanti! Avanti! ordin Macklin ai soldati, girando lo sguardo in cerca
del minimo segno d'esitazione. Stanno per cedere! Avanti! Avanti!
Macklin ud uno strombettio di clacson e si gir: una Cadillac rossa, ri-
messa a nuovo, con il parabrezza corazzato, romb nel parcheggio, pas-
sando a zigzag fra altri veicoli, per portarsi avanti a tutti. Il guidatore aveva
lunghi capelli biondi e ricci; un nano era accucciato nella torretta da cui
sporgeva il muso di una mitragliatrice. Pi vicino, tenente! ordin Ma-
cklin. Voglio un posto in prima fila!
Oh, Cristo, pens Lawry. Era tutto sudato. Una cosa era attaccare un
branco di contadini armati di pale e di zappe, un'altra assalire una fortezza
di mattoni difesa da bastardi che disponevano di artiglieria pesante!
Ma la Fedelt Americana ancora non apriva il fuoco, mentre i veicoli
dell'EDE avanzavano ad andatura costante.
Macklin sapeva che tutti i suoi ufficiali erano al loro posto, alla guida
dei battaglioni. A destra, nella sua jeep di comando, Roland Croninger
spingeva nella battaglia duecento uomini e pi di cinquanta veicoli co-
razzati. I capitani Carr, Wilson e Satterlee, i tenenti Thatcher e Meyers, i
sergenti McCowan, Arnholdt, Benning e Buford... tutti i suoi subalterni di
fiducia erano al loro posto, decisi a vincere.
Penetrare nelle difese del Salvatore era solo questione di disciplina e di
autocontrollo, aveva concluso Macklin. Non importava quanti soldati del-
l'EDE sarebbero morti, n quanti veicoli dell'EDE sarebbero esplosi e bru-
ciati... quella era una prova di disciplina e autocontrollo sua personale.
Giur di combattere fino all'ultimo uomo, prima di lasciarsi sconfiggere
dal Salvatore.
Era impazzito un poco, quando si era guardato allo specchio, dopo che
quella robaccia si era spaccata; ma adesso era a posto.
Perch, passata la crisi di pazzia, aveva capito che ora la sua faccia era
quella del Soldato Ombra, che erano diventati un tutt'uno. Quel miracolo
rivelava che Dio stava dalla parte dell'Esercito d'Eccellenza.
Macklin sogghign. Muovetevi! Disciplina e autocontrollo! rugg nel
megafono, con voce animalesca.
Un'altra voce grid il suo buum sordo, seguita da un lampo arancione nei
pressi dell'ingresso barricato del mall. Un sibilo stridulo parve passare
proprio sulla testa del colonnello. A una settantina di metri alle sue spalle,
l'esplosione scagli in aria pezzi di cemento e i rottami contorti di un fur-
gone gi rovinato. Avanti! ordin Macklin. Quelli della Fedelt Ameri-
cana potevano anche avere carri armati, pens, ma non sapevano una mer-
da di traiettorie e di granate. Un'altra salva sibil nell'aria ed esplose nel-
l'accampamento. E poi un'ondata di fucileria scatur dalle difese della Fe-
delt Americana: i proiettili strapparono scintille dal cemento e rimbalza-
rono sulla corazza dei veicoli. Alcuni soldati caddero. Macklin grid: At-
tacco! Attacco! Fuoco!
L'ordine fu ripetuto da altri ufficiali; quasi nello stesso istante le mi-
tragliatrici, le pistole e i fucili automatici dell'Esercito d'Eccellenza cre-
pitarono contro lo sbarramento della linea difensiva nemica. I veicoli EDE
all'avanguardia scattarono, acquistando velocit per schiantarsi nel mall.
Una terza granata esplose nel parcheggio e sollev in aria una colonna di
fumo e di detriti, mentre il suolo tremava. E poi alcuni veicoli pesanti della
Fedelt avanzarono a tutto gas: i camion e le auto corazzate dei due eserciti
si scontrarono, con un'orribile cacofonia di lamiere strappate, di esplosioni
assordanti.
All'attacco! Uccideteli tutti! continu a gridare Macklin, mentre Judd
Lawry spostava il volante a destra e a sinistra per evitare cadaveri e relitti.
Un proiettile rimbalz sull'orlo del parabrezza e Lawry ne sent le vibra-
zioni, come lo schiocco di un diapason.
Il fuoco di mitragliatrici spazz a zigzag il parcheggio; alcuni soldati
dell'EDE rotearono come ballerini impazziti. Macklin butt da parte il me-
gafono, estrasse la Colt .45 e spar ai soldati della Fedelt che ora dalla li-
nea di difesa sciamavano nel gorgo di corpi, di veicoli che sbandavano, di
esplosioni, di carcasse in fiamme.
Due camion si scontrarono proprio davanti alle jeep; Lawry schiacci il
freno e gir il volante nello stesso tempo, lanciando la macchina in una
slittata laterale. Travolse due soldati, non sapeva se dell'EDE o della Fe-
delt. Tutto era confusione e follia, l'aria era piena di fumo accecante e di
scintille, al di sopra delle urla e delle grida si alzava la risata di Macklin
che sparava a casaccio.
I fari della jeep inquadrarono un uomo armato di pistola e Lawry lo tra-
volse. Una raffica colp con tonfi sordi la fiancata della jeep; sulla sinistra,
un'auto dell'EDE esplose e scagli in aria il guidatore che ancora stringeva
il volante in fiamme.
Fra i veicoli che cozzavano e sbandavano, i fanti erano impegnati in un
selvaggio corpo a corpo. Lawry sterz per evitare un camion. Ud il fischio
acuto di una granata in arrivo e si sent raggrinzire lo scroto. Mentre urla-
va: Andiamo via di qui!, mosse di scatto il volante verso destra e schiac-
ci il piede a tavoletta. La jeep balz avanti, pass sopra due soldati av-
vinghiati. Un tracciante colp la fiancata della jeep e Lawry mand un ge-
mito.
Tenente! grid Macklin. Gira la jeep...
Non riusc a dire altro, perch la terra trem e ci fu un'esplosione ac-
cecante, tre metri davanti alla jeep. Il veicolo vibr, si rizz sulle ruote po-
steriori, come un cavallo spaventato. Macklin ud l'urlo soffocato di
Lawry... e salt gi pensando solo a salvarsi, mentre l'incandescente onda
d'urto dell'esplosione lo colpiva e quasi gli strappava di dosso l'uniforme.
And a sbattere di spalla sul cemento e ud il gemito di gomme e lo
schianto della jeep contro un'altra macchina.
Quando riusc di nuovo a connettere, si ritrov in piedi, con il cappotto e
l'uniforme a brandelli, a fissare Judd Lawry, supino, a braccia spalancate,
fra i resti della jeep: il corpo si contorceva come se cercasse di strisciare in
salvo, ma la testa era una massa maciullata e sanguinolenta in cui i denti
rotti sbattevano con rumore di nacchere.
Macklin aveva la pistola nella sinistra. La falsa destra, con il palmo
chiodato, era ancora attaccata al polso mediante robuste bende adesive. Il
sangue gli colava dal braccio destro lungo le dita guantate di nero e goc-
ciolava sul cemento. Si era prodotto una lacerazione dalla spalla al gomito,
ma per il resto era incolume. I soldati turbinarono intorno a lui, sparando e
lottando; un proiettile strapp schegge d'asfalto a dieci centimetri dal suo
stivale. Macklin si guard in giro, cercando il modo di tornare al campo
dell'EDE; senza un automezzo, era inerme come il pi misero dei fanti. A
causa delle urla, delle grida, delle scariche di fucileria, non riusciva a pen-
sare con chiarezza. Vide un uomo bloccare a terra un soldato dell'EDE e
colpirlo ripetutamente con un coltello da macellaio; Macklin gli premette
contro il cranio la canna della .45 e gli spappol le cervella.
Il rinculo che gli si trasmise lungo il braccio e la vista del corpo ingi-
nocchiato gli schiarirono la mente: doveva muoversi, se non voleva fare la
fine di quel soldato della Fedelt. A testa bassa, si mise a correre, evitando
i gruppi di uomini in lotta e scavalcando a balzi i corpi distesi e insangui-
nati.
L'esplosione gli scagli addosso una pioggia di pezzi di cemento. Ma-
cklin inciamp, cadde, strisci freneticamente al riparo di un'auto corazza-
ta dell'EDE, rovesciata sul fianco. Lo aspettava un corpo con la faccia qua-
si cancellata. Sembrava il sergente Arnholdt. Scosso, Macklin inser nella
.45 un caricatore pieno. Proiettili fischiarono contro l'auto corazzata e lui si
acquatt sul cemento, cercando il coraggio sufficiente per continuare la
corsa verso il campo.
Al di sopra della confusione, ud grida di: Ritirata! Ritirata! Il terzo
assalto era fallito.
Non sapeva che cosa fosse andato storto. A quel punto, l'esercito della
Fedelt avrebbe gi dovuto cedere; ma aveva troppi uomini, troppi veicoli,
troppa potenza di fuoco: gli bastava starsene ben chiuso in quel maledetto
mall. Eppure doveva esserci un sistema per farlo uscire. Doveva esserci!
Nel parcheggio, camion e auto correvano in direzione opposta al mall. I
soldati li seguivano, parecchi zoppicando, feriti; si fermavano a sparare
qualche colpo contro gli inseguitori e riprendevano la ritirata. Macklin si
costrinse ad alzarsi e a mettersi a correre; mentre usciva allo scoperto, sent
uno strappo al cappotto: un proiettile aveva attraversato la stoffa. Spar
quattro colpi a casaccio, senza mirare, poi fugg con i resti del suo Esercito
d'Eccellenza, mentre proiettili di mitragliatrice marciavano sul cemento e
altri uomini morivano intorno a lui.
Quando Macklin arriv al campo, il capitano Satterlee gi riceveva i
rapporti degli ufficiali superstiti e il tenente Thatcher predisponeva le
squadre di sorveglianza per prevenire un contrattacco. Macklin si ar-
rampic su un'auto corazzata e fiss il parcheggio: pareva un mattatoio.
Centinaia di cadaveri erano ammucchiati intorno ai relitti in fiamme. Gi
gli sciacalli della Fedelt correvano a raccogliere armi e munizioni. Dal
mall provenivano grida di vittoria.
Non  finita! rugg il colonnello Macklin. Non  ancora finita! Spa-
r contro gli sciacalli i suoi ultimi proiettili, ma tremava talmente che non
avrebbe colpito un fienile.
Colonnello! Era il capitano Satterlee. Prepariamo un altro attacco?
S. Immediatamente! Non  ancora finita! E non finir, finch non sar
io a dirlo!
Non possiamo permetterci un altro attacco frontale! intervenne una
voce.  suicidio!
Come? replic, brusco, Macklin. Guard chi osava discutere un suo
ordine. Era Roland Croninger, con il cappotto macchiato di sangue. Ma era
sangue di altri, perch Roland era incolume, aveva ancora le bende luride
intorno al viso. Il sangue striava gli occhialoni. Come hai detto?
Non possiamo permetterci un altro assalto frontale. Abbiamo meno di
tremila uomini in condizione di combattere. Se corriamo ancora a capofitto
contro quelle mitragliatrici, ne perdiamo altri cinquecento e non conclu-
diamo niente.
Vuoi dire che non abbiamo la forza di volont di sfondare le difese... o
parli per te stesso?
Roland trasse un respiro profondo, cerc di calmarsi. Non aveva mai vi-
sto un massacro come quello e a quest'ora sarebbe stato anche lui un cada-
vere, se non avesse sparato a bruciapelo a un soldato della Fedelt. Dico
che dobbiamo trovare un'altra via per entrare nel mall.
E io dico di attaccare di nuovo. Subito, prima che riorganizzino le dife-
se.
Non sono mai state disorganizzate, maledizione! grid Roland.
Ci fu silenzio, rotto solo dai gemiti dei feriti e dal crepitio delle fiamme.
Macklin fiss con ferocia Roland. Era la prima volta che osava alzare la
voce e mettere in discussione i suoi ordini davanti a tutti gli ufficiali.
Dammi retta continu Roland, prima che il colonnello aprisse bocca.
Credo d'avere trovato un punto debole nella roccaforte... anzi, pi di uno.
I lucernari.
Per un attimo Macklin non rispose. Con lo sguardo incener Roland. I
lucernari ripet poi. I lucernari. Sono sul tetto. Come cazzo ci arriviamo,
sul tetto? Volando?
Una risata interruppe la discussione. Alvin Mangrim era appoggiato al
cofano contorto della Cadillac rossa. Il vapore sibilava dal radiatore rotto.
Fori di proiettile butteravano la lamiera e rivoli di sangue erano colati dalla
feritoia della torretta. Mangrim, con la fronte sfregiata da schegge metalli-
che, sogghign. Vuoi salire sul tetto, colonnello? Ti ci metto io, l sopra.
Come?
Mangrim mostr le mani e mosse le dita. Una volta ero falegname ri-
spose. Ges era falegname. Ges sapeva molte cose sui coltelli, anche lui.
Per questo l'hanno crocifisso. Quando ero falegname, costruivo cucce per
cani. Solo, non erano cucce ordinarie, oh, no! Erano castelli, come quelli
in cui vivevano i cavalieri. Sai, leggevo libri sui castelli e stronzate del ge-
nere, perch volevo che le cucce fossero davvero speciali. Alcuni libri di-
cevano cose interessanti.
Per esempio? chiese Roland, impaziente.
Oh... come arrivare ai tetti, per esempio. Rivolse l'attenzione al colon-
nello Macklin. Procurami alcuni pali del telefono, filo spinato e buon le-
gname; e dammi il permesso di utilizzare i pezzi di alcune macchine di-
strutte. Ti metter io su quel tetto.
Cosa intendi costruire?
Creare lo corresse Mangrim. Ma mi occorre tempo. E aiuto... tutti
gli uomini di cui puoi fare a meno. Se trovo i pezzi giusti, termino in tre
giorni, massimo quattro.
Ti ho chiesto cosa intendi costruire.
Mangrim scroll le spalle, infil le mani in tasca. Andiamo nella rou-
lotte, ti faccio il disegno. Non vorrei che ci fossero spie, qui intorno.
Macklin esamin la roccaforte del Salvatore, da cima a fondo. Guard
gli sciacalli sparare il colpo di grazia ai soldati EDE feriti. Quasi si mise a
gridare di frustrazione.
Non  finita giur. Non  finita, finch non lo dir io. Scese dal-
l'auto corazzata e disse ad Alvin Mangrim: Fammi vedere cosa vuoi co-
struire.
74
S disse Josh possiamo ricostruirla. Glory gli strinse il braccio e ap-
poggi la testa contro la spalla di lui.
Josh la strinse a s; rimasero l insieme a guardare le macerie bruciate
della chiesa. Possiamo farlo disse lui. Certamente. Cio... non sar do-
mani, n la settimana prossima, ma possiamo farlo. Non sar la stessa di
prima, forse sar pi brutta... ma potrebbe anche essere pi bella. D'accor-
do?
Glory annu. D'accordo rispose senza guardarlo, con voce soffocata
dall'emozione. Poi alz il viso rigato di lacrime. Gli pass lentamente le di-
ta sulla Maschera di Giobbe. Sei un... un uomo magnifico, Josh disse
piano. Anche con questa. Anche se non dovesse mai aprirsi, saresti sem-
pre l'uomo pi bello che abbia mai conosciuto.
Oh, non sono mai stato una bellezza. Neanche prima. Dovevi vedermi
quando facevo il wrestler. Sai qual era il mio nome di battaglia? Franken-
stein Nero. Ora avrei l'aspetto giusto, vero?
No. E non credo che tu l'abbia mai avuto. Con le dita segu le croste
dure e rugose, poi lasci ricadere la mano. Ti amo, Josh disse; e la voce
le trem, ma gli occhi color rame erano fermi e sinceri.
Josh apr bocca per risponderle, ma pens a Rose e ai figli. Era passato
tanto di quel tempo! Forse vagavano chiss dove, in cerca di cibo e di rifu-
gio; forse erano fantasmi, vivi solo nel ricordo. Era doloroso, non sapere se
fossero vivi o morti. Guard Glory negli occhi e cap che non l'avrebbe
mai saputo. Era crudele e sleale, rinunciare alla speranza che Rose e i suoi
figli fossero ancora vivi? O solo realistico? Ma di una cosa era sicuro: vo-
leva restare nella terra dei vivi, non vagare nelle cripte dei morti.
Circond le spalle di Glory e la tenne stretta. Attraverso il cappotto sent
la magrezza della donna e desider che venisse presto il giorno in cui a-
vrebbero raccolto le messi.
Desiderava anche riacquistare l'uso di tutt'e due gli occhi, respirare di
nuovo liberamente. Si augurava che la sua Maschera di Giobbe si aprisse
presto, ma nello stesso tempo aveva paura. Quale aspetto avrebbe avuto? E
se non avesse riconosciuto la propria faccia? Per al momento scoppiava
di salute, non aveva la minima traccia di febbre. Era l'unica volta della sua
vita che voleva davvero essere messo a tappeto!
Per terra, in una pozzanghera ghiacciata a mezzo metro da loro, vide
qualcosa. Sent un nodo allo stomaco. Disse, piano: Glory? Perch ora
non torni a casa? Ti raggiungo fra qualche istante.
Glory si stacc da lui, perplessa. Cosa c'?
Niente. Tu vai avanti. Faccio un giro qui attorno, per studiare come ri-
mettere a posto la chiesa.
Resto con te.
No, vai a casa. Voglio stare da solo, per un poco. D'accordo?
D'accordo rispose lei. S'incammin lungo la via, poi si gir. Non sei
obbligato a dire che mi ami aggiunse. Fa lo stesso, se non mi ami. Vole-
vo solo farti sapere che cosa provo io.
Ti amo disse lui, con voce tesa. Glory lo guard ancora per qualche i-
stante, poi torn a casa.
Quando lei fu scomparsa, Josh si chin a spezzare la crosta di ghiaccio
della pozzanghera per raccogliere quel che aveva visto.
Un pezzo di stoffa a quadri, macchiata di chiazze marrone scuro.
Proveniva dal cappotto di Gene Scully.
Josh strinse in mano lo straccetto macchiato di sangue e si raddrizz. In-
clin la testa di lato per esaminare il terreno intorno. A pochi metri di di-
stanza, vide un altro brandello della stessa stoffa, nel vicolo che co-
steggiava le macerie. Josh raccolse anche quello, vide pi avanti altri
stracci macchiati di sangue. Pezzi del cappotto di Gene Scully erano dis-
seminati come neve di stoffa da tutte le parti.
Un animale feroce l'ha sbranato, pens Josh.
Ma in cuor suo sapeva che non era stato un animale. Gene Scully era ri-
masto vittima di una belva diversa, forse travestita da invalido in un carret-
tino rosso o da nero con incisivi d'argento. Scully aveva trovato l'uomo con
l'occhio scarlatto... o era stato trovato da lui.
Devo chiedere aiuto, si disse Josh; devo chiamare Paul e Sister; per l'a-
mor di Dio, devo procurarmi un fucile! Invece segu i brandelli di stoffa,
mentre il cuore gli batteva all'impazzata e la gola gli diventava secca. Vide
per terra altri rifiuti; nel vicolo, un topo grosso quanto un gatto persiano gli
tagli la strada, gli lanci un'occhiata, con occhietti piccoli come perline,
s'infil in un buco. Josh ud squittii e fruscii tutt'intorno: quella parte di
Mary's Rest era infestata dai topi.
Sul terreno c'erano chiazze di sangue congelato. Josh le segu per cinque
metri, giunse davanti a un pezzo rotondo di lamiera accostato alle fonda-
menta in mattoni della chiesa in rovina. Altro sangue congelato striava la
lamiera e altri brandelli di stoffa erano sparsi per terra. Josh punt il piede
contro il pezzo di lamiera, simile per forma e dimensioni a un tombino;
raccolse il coraggio e spinse via di colpo quella sorta di coperchio, balzan-
do subito indietro.
Aveva messo allo scoperto un buco scavato sotto le fondamenta della
chiesa. Ne usc un puzzo gelido e acre che gli fece accapponare la pelle.
Ti ho trovato, fu il primo pensiero di Josh.
Ma subito dopo si disse di scappare via a tutta velocit, di correre come
se avesse il diavolo alle calcagna.
Per esit, fissando il buco.
Dall'interno non proveniva rumore, n segno di movimento.
Josh mosse un passo esitante, poi un secondo e un terzo. Arriv al-
l'altezza del buco, tese l'orecchio. Nessun suono, nessun movimento.
La tana era vuota. L'uomo con l'occhio scarlatto se n'era andato. Swan
l'aveva affrontato e lui aveva certo lasciato Mary's Rest. Grazie a Dio!
mormor Josh.
Ud un fruscio alle sue spalle.
Si gir di scatto, a braccia alzate per parare un eventuale colpo.
In cima a una scatola di cartone, un ratto lo fissava a denti snudati. Si
mise a squittire come un padrone di casa infuriato.
Josh disse: Sta' zitto, piccolo bastar...
Due mani - una bianca, una nera - scattarono dal buco, afferrarono
Josh per le caviglie e gli diedero uno strattone. Josh non ebbe nemmeno il
tempo di mandare un grido: cadde lungo e disteso, con violenza tale da re-
stare senza fiato. Intontito, cerc di liberarsi, artigli il terreno ghiacciato;
ma le mani gli serravano le caviglie, con la forza di fasce di ferro, e lo tra-
scinavano all'interno.
Josh era gi dentro per met, prima di capire appieno che cos'era gli ac-
caduto. Si dibatt, scalci, ma riusc solo a far aumentare la stretta. Sent
puzza di stoffa bruciata, si contorse, vide fiamme livide danzare sulle mani
dell'uomo. La pelle di Josh cominci a bruciacchiare; le mani dell'uomo
colavano come guanti di cera che si sciogliessero al calore.
L'attimo dopo, le fiamme s'indebolirono e si spensero. Le mani, di nuo-
vo gelide, tirarono Josh nel buio.
Poi lasciarono le caviglie. Josh scalci, sent lo stivale sinistro andare a
segno. Una sagoma fredda e pesante cadde su di lui, pi simile a un sacco
di ghiaccio che a un corpo. Ma il ginocchio che gli premeva sulla gola era
solido e cercava di spezzargli la carotide. Colpi da rompere le ossa gli si
abbatterono sulle spalle, sul petto, sulle costole. Josh afferr una gola vi-
scida e conficc le dita in quella che sembrava plastilina gelida. I pugni
dell'avversario lo colpirono alle testa e al viso, ma non gli procurarono
danni, grazie alla Maschera di Giobbe. Ma gli sbatacchiarono il cervello
nella scatola cranica. Josh, rintronato, stava per perdere conoscenza. Non
aveva altre scelte: o lottava come un disperato, o sarebbe morto.
Vibr il pugno destro, sent sotto le nocche la linea angolosa della ma-
scella; nello stesso istante avvent con forza il sinistro contro la tempia
dell'avversario. Ud un grugnito, pi di sorpresa che di dolore; non era pi
schiacciato dal peso. Si alz in ginocchio, ansimando.
Da dietro, un braccio gelido gli circond la gola. Josh gli afferr le dita e
le pieg al contrario; ma quelle che prima erano ossa, adesso erano ganci
d'attaccapanni: si piegavano, ma non si spezzavano. Sfruttando solo la for-
za, Josh si sollev da terra e si gett all'indietro, schiacciando l'uomo con
l'occhio scarlatto contro gli scabri mattoni del muro portante della chiesa.
Il braccio gelido scivol via e Josh cerc di uscire dal buco.
Fu afferrato e tirato gi di nuovo. Mentre lottavano come belve, Josh vi-
de che le mani dell'uomo emettevano un tremolio di fiamma: quasi si acce-
sero... ma non presero fuoco, come se l'interruttore si fosse guastato. Sent
un odore che gli parve una via di mezzo fra uno zolfanello acceso e una
candela fusa. Vibr un calcio allo stomaco dell'uomo e lo sbatt all'indie-
tro. Mentre si rimetteva in piedi, ricevette un colpo sulla spalla che quasi
gli slog il braccio e lo mand bocconi.
Si gir su se stesso per affrontare il nemico; perdeva sangue dalla bocca
e sentiva che le forze lo abbandonavano rapidamente. Con un tremolio di
fiammella, le mani presero fuoco di nuovo. Alla luce livida Josh vide la
faccia dell'uomo, una maschera d'incubo, una bocca farfugliante ed elastica
che sputava mosche come denti rotti.
Le mani ardenti si mossero verso la faccia di Josh; all'improvviso le
fiamme di una vacillarono e si spensero, come un tizzoni sotto un getto
d'acqua. Quelle dell'altra si ridussero a minuscole lingue di fuoco che guiz-
zavano intorno alle dita.
Per terra, accanto a Josh, c'era un mucchio insanguinato di carne e di os-
sa spezzate; e alcuni cappotti, calzoni, maglioni, scarpe, berretti. Pi in l,
un carrettino rosso.
Josh torn a guardare l'uomo dall'occhio scarlatto, che era stato anche il
signor Benvenuto. La mano ardente era quasi spenta. L'uomo fissava la
fiamma morente, con occhi che in un viso umano si sarebbero detti folli.
 meno forte di prima, cap Josh.
Si tuff verso il carrettino, lo afferr e lo schiant in faccia a quel mo-
stro.
Ud un muggito ultraterreno. La fiamma si spense del tutto, mentre
l'uomo arretrava barcollando. Josh vide una luce grigia e strisci verso il
buco.
Ne distava meno di un metro, quando i resti del carrettino lo colpirono
alla nuca. In quell'istante, Josh ricord quando a Gainesville era stato sbat-
tuto gi dal ring e aveva scoperto che cosa significava colpire un impianti-
to di cemento; poi giacque immobile.
Qualche tempo dopo, torn in s, al suono di una risatina acuta. Non riu-
sciva a muoversi. Pens di non avere pi un osso intero in tutto il corpo.
La risatina proveniva da un punto a tre, quattro metri. Si affievol e la-
sci posto a una serie di sbuffi che si mut in una sorta di linguaggio, forse
era tedesco. Josh colse frammenti d'altre lingue... cinese, francese, danese,
spagnolo, altre parlate che si sovrapponevano. Poi la voce rauca e orrenda
pass all'inglese, con la cadenza strascicata del sud: Sono sempre andato
avanti da solo... sempre andato avanti da solo... sempre... sempre...
Josh si esamin per scoprire quali danni aveva riportato. La destra gli
parve morta, forse rotta. Fasce di dolore gli serravano le costole e le spalle.
Ma in fondo era stato fortunato: era sopravvissuto a un colpo che gli a-
vrebbe sfondato il cranio, senza la protezione della Maschera di Giobbe.
La voce cambi, si mut in un dialetto cantilenante che Josh non capiva,
poi torn all'inglese, con la piatta cadenza del Midwest: La puttana... la
puttana... morir... ma non per mano mia... oh, no... non per mano mia...
Piano piano Josh cerc di girare la testa. Sent una fitta di dolore saettare
lungo la spina dorsale, ma riusciva ancora a muovere il collo. A poco a po-
co gir la testa verso il mostro delirante acquattato all'altro capo della tana.
L'uomo con l'occhio scarlatto si fissava la destra e le fiammelle livide
che guizzavano lungo le dita. Il viso era incerto fra una serie di maschere.
Capelli biondi e sottili mescolati con altri neri e ispidi; un occhio azzurro e
uno castano; uno zigomo sporgente, l'altro piatto. Non per mano mia
disse l'uomo. Indurr loro a farlo. Il mento si allung, emise peli ispidi
che nel giro di secondi si mutarono in barba rossa e altrettanto rapidamente
furono riassorbiti nella sostanza tremolante del viso. Trover il modo per
indurre loro a farlo.
La mano dell'uomo trem, si chiuse a pugno; le livide fiammelle si spen-
sero.
Josh strinse i denti e prese a strisciare verso la luce grigia in cima al bu-
co... dolorosamente, un centimetro alla volta. Si irrigid nell'udire di nuovo
la voce dell'uomo canticchiare in un sussurro: Giro giro tondo, casca il
mondo... La voce si perdette in un borbottio soffocato.
Josh si spinse avanti. Pi vicino al buco. Pi vicino.
Corri disse l'uomo con l'occhio scarlatto, con voce debole e stanca.
Josh si sent mancare il cuore, perch cap che l'uomo parlava a lui. Vai,
corri. Dille che far fare il lavoro da una mano umana. Diglielo... diglie-
lo...
Josh strisci verso la luce.
Diglielo... sono sempre andato avanti da solo...
E Josh emerse dal buco. Sentiva un dolore lancinante alle costole e do-
veva sforzarsi per rimanere cosciente: se non si allontanava da l, sarebbe
morto.
Continu a strisciare, mentre i topi zampettavano intorno. Aveva le ossa
prosciugate da un gelo intenso, si aspettava con terrore di essere afferrato
dall'uomo con l'occhio scarlatto. Quando non accadde niente, cap che il
mostro l'aveva risparmiato... forse perch era meno forte di prima, forse
perch era esausto, forse perch voleva che a Swan giungesse un messag-
gio.
Dille che far fare il lavoro da una mano umana.
Josh prov a reggersi in piedi, ma cadde di nuovo bocconi. Gli occorse
un paio di minuti per trovare la forza di mettersi sulle ginocchia; poi fi-
nalmente riusc ad alzarsi e a camminare come un vecchio decrepito e tra-
ballante.
Percorse il vicolo fino alla strada e si diresse al fal che ardeva davanti
alla baracca di Glory. Ma prima d'arrivarci, esaur le ultime energie: cadde
a terra come una sequoia abbattuta e non vide Robin e il signor Polowsky
correre verso di lui.

TREDICI:
un generale a cinque stelle

La terra desolata / Il premio di Roland / Quel che vide il Rigattiere /
Friend / La decisione di Swan / Il sangue freddo di Robin / Acre odore di
cenere / Una marea di morte e distruzione / Artigli d'acciaio / Maestri d'ef-
ficienza
75
Roland Croninger si port agli occhi il binocolo. La neve turbinava nel-
l'aria gelida e aveva gi coperto gran parte dei cadaveri e dei veicoli di-
strutti. Alcuni fuochi ardevano attorno all'ingresso del mall: anche i soldati
della Fedelt Americana montavano la guardia.
In alto, il lento brontolio del tuono percorse le nubi e una lancia di luce
livida saett fra la neve. Roland esamin il parcheggio; il binocolo rivel
una mano congelata che sporgeva da un cumulo di neve, una catasta di ca-
daveri saldati insieme dal gelo nella morte, la faccia grigia d'un ragazzo
che fissava il buio.
La terra desolata, pens Roland. S. La terra desolata.
Abbass il binocolo e si appoggi all'auto che lo riparava dai tiri dei
cecchini. Il vento portava il rumore di martelli al lavoro. La terra desolata.
Riguardava proprio questo, la preghiera di Dio per l'ora finale. Roland a-
veva cercato di ricordare dove l'aveva gi sentita; ma, a quel tempo, non
era una preghiera e non era stato ser Roland a sentirla. Era un ricordo del-
l'infanzia di Roland. Era una poesia.
Quella mattina si era svegliato sul nudo materasso nella roulotte nera e si
era ricordato della signorina Edna Merritt, una di quelle maestre zitelle che
nascono gi con l'aspetto di sessantenni: teneva il corso d'inglese alla scuo-
la di Flagstaff. Mentre si alzava a sedere, l'aveva vista, in piedi accanto al-
lo schiacciapollici: reggeva una copia aperta del The New Oxford Book of
English Verse, un'antologia di poesie.
Adesso leggo aveva annunciato la signorina Edna Merritt, con voce
cos secca da far sembrare bagnata la polvere. E, girando lo sguardo a de-
stra e a sinistra per assicurarsi che la classe stesse attenta, aveva iniziato:
E qui  la Belladonna, la Dama delle Rocce,
La Dama delle situazioni.
Ecco qui l'uomo con le tre aste, ecco la Ruota,
E qui il mercante con un occhio solo, e questa carta.
Che non ha figura,  qualcosa che porta sul dorso,
E che a me non  dato vedere. Non trovo
L'Impiccato. Temete la morte per acqua.
Terminato di leggere, aveva annunciato che la classe intera avrebbe fatto
una ricerca scritta su alcuni aspetti della poesia La terra desolata di Tho-
mas Stearns Eliot, di cui quello era solamente un piccolo brano.
Roland aveva fatto un ottimo compito; la signorina Edna Merritt aveva
scritto in rosso sulla prima pagina: "Eccellente. Dimostra interesse e intel-
ligenza". Secondo Roland, il compito dimostrava solo che lui aveva scritto
un mucchio di cazzate. Scommetto che della vecchia signorina Edna resta-
no solo le ossa, si disse ora, con lo sguardo fisso al di l del parcheggio; i
vermi se la sono mangiata dal di dentro.
Due possibilit lo rendevano perplesso. Primo, Fratello Timothy era
pazzo e guidava la Fedelt Americana nella Virginia occidentale alla ri-
cerca di un sogno fantastico; secondo, sul monte Warwick c'era davvero
qualcuno che si spacciava per Dio e declamava versi. Forse li prendeva da
qualche libro. Ma lui ricordava, senza riuscire a spiegarla, una frase di Fra-
tello Gary, quando erano ancora a Sutton: Dio gli ha mostrato la scatola
nera e la chiave d'argento; e gli ha detto come finir il mondo.
La scatola nera e la chiave d'argento, pens. Che cosa significavano
quelle cose?
Lasci penzolare il binocolo dalla cinghia a tracolla e ascolt la musica
dei martelli. Poi si gir a guardare al di l dell'accampamento, dove i sol-
dati completavano la creazione di Alvin Mangrim, alla luce dei fuochi, a
un chilometro e mezzo dal campo, fuori vista delle sentinelle nemiche. Il
lavoro procedeva da tre giorni e tre notti; il colonnello Macklin aveva mes-
so a disposizione tutto ci di cui Mangrim aveva bisogno. Roland non la
vedeva, a causa della nevicata, ma sapeva che cos'era. Una cosa semplicis-
sima, ma alla quale lui non avrebbe mai pensato; e, anche se ci avesse pen-
sato, non avrebbe saputo come costruirla. Roland non provava la minima
simpatia per Alvin Mangrim e diffidava di lui, ma doveva ammettere che
quell'uomo aveva cervello. Se un aggeggio del genere era sufficiente a un
esercito medievale, andava certamente bene anche per l'Esercito d'Eccel-
lenza.
Roland sapeva che a quest'ora il Salvatore cominciava a innervosirsi,
chiedendosi quando sarebbe arrivato il nuovo attacco. Certo i suoi uomini
erano l a cantare a gran voce i loro inni...
Sent un dolore atroce al viso e si premette le mani sulle bende. Si lasci
sfuggire un gemito. Credette che la testa gli stesse per esplodere. E poi,
sotto le dita e le fasce, sent le escrescenze muoversi e gonfiarsi verso l'e-
sterno, come il magma che ribolle sotto la crosta d'un vulcano. Barcoll,
per la sofferenza e per la paura, mentre l'intero lato sinistro della faccia si
gonfiava fin quasi a strappare le fasce. Si premette freneticamente le mani
sul viso, per impedire che scoppiasse. Ripens ai frammenti sul guanciale
del Re e a quel che avevano messo in mostra; e piagnucol come un bambino.
Il dolore diminu. Il movimento della fascie scomparve. Poi la soffe-
renza pass e Roland si sent di nuovo bene. Il viso non si era crepato. I-
noltre, questa volta il dolore era durato meno del solito. Al colonnello Ma-
cklin era accaduta una cosa fuori del normale. Non si sarebbe ripetuta. Lui
era contento di tenersi per tutta la vita il viso fasciato.
Aspett finch non smise di tremare. Non era bene che lo vedessero in
quello stato. Lui era un ufficiale. Poi si diresse a passo vivace alla roulotte
del colonnello Macklin.
Macklin, seduto al tavolo, esaminava il rapporto del capitano Satterlee
sulla disponibilit di carburante e di munizioni. Le scorte diminuivano in
fretta. Avanti disse, quando Roland buss alla porta. Roland entr e Ma-
cklin aggiunse: Chiudi la porta.
Roland rimase in piedi davanti al tavolo, aspettando che il colonnello al-
zasse gli occhi... e temendo anche quel momento. La faccia da scheletro,
con gli zigomi sporgenti, le vene e i muscoli esposti, faceva sembrare Ma-
cklin la morte ambulante.
Cosa vuoi? chiese Macklin, impegnato con la realt spietata delle cifre.
 quasi pronta.
La macchina? S. E allora?
Attaccheremo, vero, quando sar terminata?
Il colonnello pos la matita. Gi. Se mi darai il permesso di attaccare,
capitano.
Roland cap che Macklin era ancora risentito per la precedente di-
vergenza d'opinione. Era quindi tempo di riparare allo screzio, perch lui
amava il Re... e anche perch non voleva ritrovarsi sbattuto fuori al freddo,
se Alvin Mangrim fosse entrato nelle grazie del Re. Volevo... volevo scu-
sarmi disse. Ho parlato senza riflettere.
Li avremmo spezzati! disse Macklin, in tono brusco e vendicativo.
Bastava solo un altro attacco! Li avremmo spezzati senza misericordia!
Roland tenne gli occhi bassi, in segno di sottomissione, ma sapeva ma-
ledettamente bene che un altro attacco frontale avrebbe solo mandato al
macello altri soldati dell'EDE. Signors rispose.
Se qualsiasi altro m'avesse parlato in quel modo, l'avrei fatto fucilare
sul posto! Avevi torto, capitano! Guarda queste maledette cifre! Spinse
verso Roland le carte, che volarono via dal tavolo. Guarda quanta benzina
ci resta! Guarda l'inventario delle munizioni! Vuoi sapere quanto cibo ab-
biamo ancora? Moriamo di fame: e tre giorni fa potevamo avere le provvi-
ste della Fedelt. Se avessimo attaccato allora! Batt sul tavolo la mano
guantata di nero e il lume a petrolio sobbalz. Tutto per colpa tua, capita-
no. Non mia. Io volevo attaccare. Io ho fede nell'Esercito d'Eccellenza.
Avanti. Esci.
Roland non si mosse.
Ti ho dato un ordine, capitano!
Devo farti una richiesta disse Roland, calmo.
Non sei in posizione di fare richieste!
Vorrei chiederti continu Roland, caparbio di guidare il primo assal-
to, quando penetreremo nella roccaforte.
Lo guida il capitano Carr.
So che gli hai dato il permesso. Ma volevo chiederti di cambiare idea.
Voglio essere io, a guidarlo.
 un onore, guidare il primo assalto. Non mi pare che ti sia meritato
onori, giusto? S'interruppe e si appoggi alla spalliera. Non hai mai
chiesto di guidare un assalto. Perch vuoi guidare questo?
Perch voglio trovare un tale e catturarlo vivo.
Chi sarebbe?
L'uomo che si fa chiamare Fratello Timothy. Lo voglio vivo.
Non prendiamo prigionieri. Moriranno tutti. Dal primo all'ultimo.
La scatola nera e la chiave d'argento.
Eh?
Dio ha mostrato a Fratello Timothy la scatola nera e la chiave d'ar-
gento; e gli ha detto come il mondo finir. Vorrei saperne di pi, su quel
che Fratello Timothy dice d'avere visto su quella montagna.
Sei impazzito? O ti hanno fatto il lavaggio del cervello, quando sei an-
dato da loro?
Probabilmente Fratello Timothy  pazzo disse Roland, mantenendo la
calma. Ma se non lo ... allora chi si autodefinisce Dio? E cosa sono la
scatola nera e la chiave d'argento?
Non esistono.
Probabilmente no. Pu darsi che non esista neppure monte Warwick.
Ma se esiste... Fratello Timothy forse  l'unico che sa come trovarlo. Penso
che valga la pena catturarlo vivo.
Perch? Vuoi che l'Esercito d'Eccellenza vada alla ricerca di Dio?
No. Ma voglio guidare il primo assalto e voglio prendere vivo Fratello
Timothy. La frase sembrava quasi un ordine, ma Roland se ne fregava.
Fiss il Re.
Nel silenzio, Macklin strinse a pugno la sinistra, poi lentamente la riapr.
Ci penser disse.
Vorrei saperlo subito.
Macklin si sporse in avanti, con le labbra incurvate in un debole e or-
ribile sorriso. Non spingere troppo, Roland. Non sopporto di essere spin-
to. Neppure da te.
Fratello Timothy dev'essere preso vivo. Possiamo uccidere tutti gli al-
tri, ma non lui. Voglio che sia in grado di rispondere alle domande e voglio
sapere cosa sono la scatola nera e la chiave d'argento.
Macklin si alz come un ciclone scuro che si dispieghi lentamente. Ma
prima che riuscisse a replicare, bussarono alla porta. Cosa c'?
La porta si apr ed entr il sergente Benning. Si accorse subito della ten-
sione. Ah... ho portato un messaggio del caporale Mangrim, signore.
Sentiamo.
Dice che  pronto. Vuole che lei venga a vedere.
Rispondi che sar l fra cinque minuti.
Signors. Benning si gir per uscire.
Sergente? lo ferm Roland. Digli che saremo l fra cinque minuti.
Ah... signors. Benning diede una rapida occhiata al colonnello e usc
in fretta.
Macklin fremeva di rabbia gelida. Cammini su ghiaccio sottile, Roland.
Molto sottile.
Lo so. Ma non farai niente. Non puoi. Ti ho aiutato a costruire tutto
questo. Ti ho aiutato a metterlo insieme. Se non ti avessi amputato la ma-
no, a Casa Terra, ora saresti polvere. Se non ti avessi detto di usare le dro-
ghe come merce di scambio, saremmo ancora nella terra delle larve. E se
non avessi ucciso per te Freddie Kempka, non esisterebbe alcun Esercito
d'Eccellenza. Mi chiedi consiglio e fai come dico.  sempre stato cos. I
soldati s'inchinano a te... ma tu t'inchini a me. La fasciatura si tese, men-
tre Roland sorrideva. Aveva visto negli occhi del Re il lampo d'incertez-
za... no, di debolezza. E cap la verit. Ho sempre tenuto in azione le bri-
gate, ho trovato le comunit da assalire. Non puoi nemmeno assegnare le
provviste, senza andare a pezzi.
Tu... piccolo bastardo riusc a dire Macklin. Dovrei... farti... fu-
cilare...
Non lo farai. Dicevi sempre che ero la tua mano destra. E ci credevo.
Ma non  mai stato vero, no? Tu sei la mia destra. Io sono il vero Re: ti ho
solo lasciato portare la corona.
Fuori... fuori... fuori... Macklin si sent girare la testa e si aggrapp al
bordo del tavolo per riprendersi. Non ho bisogno di te! Non l'ho mai avu-
to!
L'hai sempre avuto. E ce l'hai adesso.
No... no... non  vero. Scosse la testa e distolse lo sguardo da Roland,
ma sentiva ancora lo sguardo del giovane trapanargli l'anima, con preci-
sione da chirurgo. Ricord gli occhi del ragazzino magro seduto nella sala
del Municipio di Casa Terra e ramment d'avervi letto qualcosa che gli ri-
cordava se stesso... determinazione, forza di volont e, soprattutto, astuzia.
Sar ancora il Cavaliere del Re disse Roland. Mi piace il gioco. Ma
d'ora in avanti, non fingeremo pi che sia tu a fare le regole.
All'improvviso Macklin sollev il braccio destro e lo mosse la mano
chiodata per schiaffeggiare Roland. Ma Roland non si mosse, non trasal.
Il viso da scheletro di Macklin era contorto di rabbia; il colonnello trem,
ma non concluse il gesto. Emise un ansito, come sibilo di pallone forato, e
gli parve che la stanza roteasse follemente. Ud la risata sorda e saputa del
Soldato Ombra.
La risata dur a lungo. Quando termin, Macklin lasci ricadere il braccio.
Rimase a fissare il pavimento, con la mente sprofondata in un pozzo lu-
rido dove solo i forti sopravvivevano.
Ora dovremmo andare a vedere la macchina di Mangrim sugger Ro-
land; questa volta la voce era pi gentile, quasi dolce. Di nuovo la voce di
un bambino. Ti dar un passaggio sulla mia jeep. D'accordo?
Macklin non rispose. Ma quando Roland si diresse alla porta, Macklin lo
segu come un cane mortificato dal nuovo padrone.
...
.
...
FINE Parte 5.